17 Ottobre 2021
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Imu, Bitonci aveva ragione: condannato lo Stato, restituirà a Padova 37 milioni sottratti per “solidarietà nazionale”

Imu, il Consiglio di Stato dà ragione al Comune di Padova – la causa fu promossa nel 2015 dall’allora sindaco Massimo Bitonci (Lega), contro il governo dell’allora premier Matteo Renzi – e condanna lo Stato italiano a restituire ben 37 milioni di euro indebitamente sottratti in nome di una falsa “solidarietà nazionale“. Ed è solo l’inizio di una valanga.

La rapina statale, al solito, si maschera dei più nobili scopi: si chiama Fondo di Solidarietà Nazionale. E la storia merita di essere raccontata perché fa capire come funziona il saccheggio italiano del Veneto.

La tassa municipale non va ai municipi

L’Imu è una tassa sugli immobili, ed è una tassa municipale, come dice il nome: Imposta Municipale Unica. Quando la paghiamo, benché malvolentieri dati gli importi raddoppiati dai tempi della vecchia Ici, siamo convinti di dare soldi al nostro Comune, che ce li restituirà in qualità di servizi al territorio.

Poveri illusi. Altro che federalismo, altro che autonomia finanziaria degli enti locali, che sarebbe garantita dalla Costituzione italiana.

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L’Imposta Municipale, nell’Italia imbrogliona, non va affatto ai Municipi. Va a Roma, nelle bucatissime casse dello Stato, che poi “trasferisce” le risorse ai Comuni secondo criteri stabiliti a livello centrale.

Il Fondo di Solidarietà Nazionale

Il criterio si chiama Fondo di Solidarietà Nazionale. Provate a criticarlo, e vi bastonerà anche Papa Francesco. Siete i soliti veneti indipendentisti, ricchi ed egoisti, che pensano solo ai schei. Che diamine, non volete aiutare i poveri? Ma certo che vogliamo. Daremo in beneficenza un 10 per cento a chi ha bisogno, come ci insegnano la Bibbia e il Corano?

Magari. Per legge italiana, quasi il 40 per cento del gettito Imu va al Fondo di Solidarietà Nazionale, e non è neppure la sola fetta di torta che lo Stato si incamera, della tassa che dovrebbe essere comunale. E questa montagna di miliardi viene distribuita ai Comuni “poveri”, quelli nei quali il gettito Imu non è sufficiente a garantire i cosiddetti “fabbisogni standard“. In pratica, meno un Comune incassa di Imu, più riceve dal Fondo di Solidarietà.

Falsa solidarietà che aiuta i furbi e gli inefficienti

Un tipico meccanismo di falsa solidarietà all’italiana, che non aiuta affatto i poveri, ma soprattutto i furbi, e che premia i Comuni inefficienti, punendo quelli virtuosi.

Ci sono Comuni, come la stragrande maggioranza di quelli veneti, i quali incassano un gettito Imu pro capite molto elevato, perché i loro cittadini pagano fedelmente e puntualmente le tasse, e perché hanno provveduto ad aggiornare gli estimi catastali, che sono la base di calcolo dell’Imu, avvicinandoli moltissimo ai valori reali degli immobili.

Premiati i Comuni che non aggiornano i gli estimi catastali

E ci sono Comuni nei quali l’evasione Imu è imponente e serenamente tollerata, e dove gli estimi catastali non sono aggiornati da generazioni. A Padova, per esempio, dove naturalmente gli estimi catastali sono stati aggiornati, la differenza media tra valore catastale e valore reale degli immobili arriva si e no al 10-15 per cento. E quindi i cittadini padovani pagano un’Imu molto elevata. Ma ci sono Comuni, in Italia, nei quali il valore reale supera del 300 per cento il valore catastale. Il che fa felici i loro cittadini, che pagano un’Imu ridottissima.

Ma perché mai questi Comuni inefficienti dovrebbero svegliarsi, aggiornare gli estimi catastali, scontentare i propri elettori, costringerli a pagare il dovuto, quando non facendo nulla, ricevono comunque i soldi, dal Fondo di Solidarietà Nazionale alimentato dai Comuni efficientissimi e polentoni del Veneto? Il meccanismo della solidarietà all’italiana incentiva dunque i Comuni inefficienti a restare inefficienti, e più inefficienti sono, più li premia. Tanto, pagano il Veneto e gli altri territori virtuosi, che per soprammercato vengono pure tacciati di essere egoisti!

Il ricorso di Massimo Bitonci

Ebbene, nel 2015 il sindaco di Padova, Massimo Bitonci, primo in Italia, decise di far ricorso contro il decreto del governo Renzi che in base al meccanismo legale sopra descritto, rubava a Padova le tasse pagate dai padovani, per consegnarle ai Comuni che facevano finta di essere poveri, non avendo aggiornato da decenni il valore catastale degli immobili. E affidò l’incarico ad un pool di legali di primissimo ordine, tra i quali il professor Luca Antonini, storico difensore in tante sedi dell’autonomia veneta e oggi giudice della Corte Costituzionale (QUI il bellissimo ricorso di Antonini).

Apriti cielo! Il Pd di Renzi tirò fuori tutto l’armamentario della retorica solidarista per fermare Bitonci, il veneto leghista egoista. Il Pd arrivò a minacciare il sindaco di Padova di una denuncia per “danno erariale“. Magnifico: il danno erariale sarebbe commesso non da chi sperpera i denari dei contribuenti, ma da chi cerca di recuperarli.

Dal Veneto decine di ricorsi

Il ricorso di Bitonci contro lo Stato, e gli analoghi ricorsi presentati da Treviso e da altre decine di Comuni veneti grandi e piccoli, tutti derubati dalla falsa solidarietà all’italiana, ha vinto prima al Tar, poi al Consiglio di Stato. Lo Stato dovrà restituire al Comune di Padova ben 37 milioni.

Ed è solo l’inizio, perché decine di ricorsi di Padova e di tanti altri Comuni veneti, a cominciare da quelli trevigiani, si sono già conclusi in primo grado con la condanna dello Stato. Per i Comuni del Veneto si profila quindi una sorta di colossale, anche se parziale, restituzione del maltolto. Padova, da sola, attende 37 milioni, e solo per il 2015. Sempre solo per quell’anno (poi ci sono i ricorsi per gli anni successivi), a 44 Comuni trevigiani consorziatisi in una sorta di “class action” il giudice ha disposto una restituzione da 24 milioni di euro.

Giordani: ho voluto proseguire su questa linea

L’attuale sindaco di Padova, Sergio Giordani, sostenuto dal Pd, saluta così la buona notizia: «La mia amministrazione ha voluto proseguire su questa linea continuando quella che riteniamo una battaglia di civiltà e di giustizia per i cittadini padovani particolarmente penalizzati dal sistema di alimentazione e riparto del fondo di solidarietà comunale. Quando si tratta di essere nel giusto e riportare soldi che spettavano a Padova in città non guardo in faccia a nessuno e tutelo gli interessi di Padova e dei Padovani, anche perché delle loro tasse si tratta».

Bitonci: il merito non è di questa amministrazione

Massimo Bitonci commenta: «È un grande risultato, prima di tutto per Padova e per i padovani costretti ingiustamente a pagare più soldi del dovuto, tartassati anziché premiati come invece avrebbe dovuto accadere. Trentasette milioni sono un tesoretto per la città: permetteranno di mettere in cantiere progetti e realizzare opere per far crescere Padova. Una indubbia boccata d’ossigeno e un cospicuo introito per le casse comunali il cui merito, però, non è di questa amministrazione. Siamo stati tra i primi in Italia, all’indomani della pubblicazione del Decreto, a presentare ricorso contro un provvedimento in base al quale lo Stato aveva deciso la sua spending review gravando sui Comuni più virtuosi, anziché premiarli. È stata la giunta Bitonci ad affidare il ricorso al professor Luca Antonini, oggi Giudice della Corte Costituzionale, all’avvocato Giacomo Quarneti, oggi responsabile dell’Avvocatura della Regione, nonché l’allora segretario e direttore generale Lorenzo Traina”.

Il Partito Democratico si oppose al ricorso

“Un’ azione – continua Bitonci – che fece da subito scalpore e che, proprio sull’esempio di Padova, fu intrapresa da moltissimi altri Comuni che ora si stanno vedendo riconoscere i rimborsi. Fummo i primi a opporci non solo a parole, impugnando con coraggio il Decreto del Presidente del Consiglio Renzi che rendeva ufficiale questa macroscopica disparità di trattamento e che vedeva Padova tra i Comuni più fortemente penalizzati. Proprio su questa delibera e sull’intero iter fui duramente attaccato dalle opposizioni, in particolare dal Partito Democratico, minacciato di azioni alla Corte dei Conti per danno erariale e “causa temeraria”.

“Due anni dopo – conclude Bitonci – il Tar del Lazio si pronunciò una prima volta dandoci ragione. Era il 2017 e il sindaco Giordani si è trovato, di fatto, costretto a portare avanti un’azione non intrapresa dalla sua amministrazione, ma che aveva ricevuto un parere favorevole “pesante” contro il quale sarebbe stato imbarazzante opporsi. Come ormai i padovani ben sanno, per questa vicenda e per altri progetti importanti che riguardano Padova, questa amministrazione ancora una volta “dimentica” da dove tutto è partito. Per fortuna parlano i fatti e oggi pure autorevoli e inoppugnabili sentenze. A brindare siano i Padovani, non chi ha osteggiato un ricorso che ha messo in primo piano i loro interessi».

 

 

 

 

 

 

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