23 Settembre 2021
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Il Prosecco alla guerra del Prošek, tra Veneto e Dalmazia una storia da difendere insieme

Croazia e Veneto, la guerra del Prošek. La Croazia ci riprova a chiedere il riconoscimento Ue della denominazione tradizionale Prošek, che le venne già congelato nel 2013 per la somiglianza con il celeberrimo Prosecco, denominazione già registrata dalla Ue.

La Commissione europea tuttavia, stavolta annuncia di voler accogliere la richiesta croata, che sarà pubblicata presto sulla Gazzetta Ufficiale Ue. Lo scrive la stessa Commissione Ue (il “governo” dell’Unione Europea) nella risposta a una interrogazione di Mara Bizzotto, eurodeputata della Lega.

Mara Bizzotto: folle decisione Ue

«Di fronte a questa folle decisione della Ue – si legge in una nota di Mara Bizzotto – siamo pronti alle barricate per difendere in ogni modo e in ogni sede il Prosecco Made in Italy perché deve essere chiaro a tutti che l’unico vero prosecco è quello prodotto nelle nostre terre».

Mara Bizzotto (foto di Leila Paul, CC BY-SA2.0)

L’Italia avrà 60 giorni di tempo dalla pubblicazione della richiesta croata in Gazzetta Ufficiale per opporvisi, e certamente lo farà.

Luca Zaia: di questa Europa non so che farmene

Basta sentire cosa dice Luca Zaia. «Non ho parole per commentare quanto accaduto. Di questa Europa non sappiamo cosa farcene. Un’Europa che non difende l’identità dei suoi territori, un’Europa che dovrebbe conoscere la storia del Prosecco» – è il commento del governatore del Veneto.

Luca Zaia (Foto di SereMas79, CC BY-SA 4.0)

«L’Europa dovrebbe capire – continua Luca Zaia – che non solo si tratta di un prodotto che ha avuto tutti i riconoscimenti formali, dalle stesse strutture amministrative della Commissione Europea, anche rispetto alla riserva del suo nome – continua Zaia – ma il prosecco ha, addirittura, ottenuto il massimo riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità da parte dell‘Unesco. Tanto è vero che il territorio in cui si produce è definito “le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene“. E, quindi, adesso saremmo costretti a discutere anche sul nome di un sito già proclamato ufficialmente Patrimonio dell’Umanità».

Prosecco Valley, le Colline del Prosecco Patrimonio dell’Umanità (foto di Alberto Davide Lorenzi, licenza CC BY-SA4.0)

Il caso Tocai

Il Veneto ha naturalmente ottimi argomenti per opporsi alla richiesta croata di riconoscimento della menzione Prošek. La normativa europea vieta infatti l’uso di denominazioni troppo somiglianti, o che siano mere traduzioni, di altre denominazioni già riconosciute.

Fu esattamente quanto accadde pochi anni fa allo storico e amato Tocai, il famoso vino bianco secco prodotto in Friuli Venezia Giulia e in Slovenia, del quale però Italia e Slovenia, al momento di aderire alla Ue, non avevano chiesto la registrazione del nome. Lo fece invece l’Ungheria, per il suo Tokaj, che è un vino dolce, neanche parente del Tocai friulano, ma evidentemente con lo stesso nome, che è legato alla regione vinicola di Tokaj, che si trova in Ungheria. E per questo motivo, il Friuli dovette, molto a malincuore, rinunciare alla denominazione Tocai e sostituirla con quella di “Friulano“.

La Doc Prosecco e il paese di Prosecco

La storia si ripete con il Prosecco, che prende storicamente il nome dal paese omonimo, un paese bilingue che in italiano fa Prosecco e in sloveno, la lingua locale, fa proprio Prosek.

Prosecco-Prosek, nel Carso triestino

Il paese di Prosecco-Prosek si trova nel Carso triestino e quindi in territorio italiano. La Doc Prosecco però, che come Doc è nata in Veneto, è stata estesa alla località di Prosecco soltanto nel 2009, proprio per “recuperare” il legame storico con il territorio originario.

In realtà nella zona del Carso triestino attorno a Prosecco, di Prosecco se ne produce ben poco. Si fa invece un vino spumante chiamato Prosekar, noto da secoli, prodotto attualmente con uve locali, e non con l’uva glera, con la quale si fa il Prosecco. A Prosecco e nel Carso, l’uva glera veniva utilizzata secoli fa, poi si preferirono altre uve, mentre la glera, migrata in Veneto mantenendo il nome originario di Prosecco, e poi spumantizzata da Carpené, iniziava la sua favolosa cavalcata mondiale.

Il Prosek è un passito di Dalmazia

Il Prošek invece è un vino della Dalmazia, un vino dolce, un passito assolutamente impossibile da confondere col Prosecco, prodotto in quantità limitate da piccoli produttori, un uvaggio di uve locali dalmate bianche e anche rosse.

Prosek, un calice del vino dalmato dal tipico colore ambrato

Quasi sicuramente il nome Prošek deriva proprio dallo stesso paese nel Carso triestino, da Prosecco-Prosek. Non esiste infatti in Dalmazia alcuna località che si chiami Prošek.

Non è solo una traduzione

Questo tuttavia non significa, come spesso sostenuto da parte italiana, che Prošek sia soltanto una “traduzione” di Prosecco. Il nome del paese ha sicuramente origine slava, perché Prosek in sloveno e in serbocroato significa “bosco tagliato“, cioè area disboscata per far posto alle vigne, coltivazione per cui il luogo era famoso già in antico. Quindi si potrebbe anche sostenere il contrario, che Prosecco sia una italianizzazione di Prošek. Il che non cambia molto, perché Prosecco-Prosek resta sempre il nome di una località compresa nel territorio dello Stato italiano.

Ma come nel caso del Tocai friulano, che non fu certo inventato per far concorrenza al Tokaj ungherese, non si può dire che la denominazione del vino dalmato Prošek sia stata inventata per fare concorrenza sleale al Prosecco, e non solo perché i due vini sono completamente diversi (il Prosecco è uno spumante, il Prosek un passito), ma perché la denominazione Prosek è storica, pur se immensamente meno conosciuta di quella di Prosecco.

Tutelare investimenti secolari sul Prosecco

Quasi certamente tutti e tre i vini – il Prosecco, il Prosekar e il Prošek – derivano il proprio nome dallo stesso paesino del Carso. Non c’è dubbio però che la valorizzazione commerciale globale della denominazione sia il frutto di investimenti ormai secolari fatti in Veneto sul Prosecco, che ha plamato un territorio, una cultura, un’economia, un’identità, tutte cose che devono assolutamente essere protette.

Ma ci chiediamo, come ci chiedemmo nel caso del Tocai friulano, se nell’area multietnica dell’ex Impero d’Asburgo e dell’ex Repubblica Veneta, in cui nomi, tradizioni, prodotti, vitigni, sono migrati pacificamente da un paese all’altro, assumendo in più luoghi, oggi appartenenti a diversi Stati, caratteristiche peculiari, non si possa trovare il modo di salvare denominazioni locali antiche e amate dalle popolazioni, pur proteggendo le Doc riconosciute ormai a livello mondiale ed evitando concorrenze sleali.

Distinguere le truffe dalla storia vera

Sarebbe doveroso distinguere le “invenzioni” e le truffe dalle denominazioni storiche e amate, che le popolazioni dovrebbero poter continuare a usare.

Insomma una cosa è il “parmesan”, che è una truffa inventata per imitare il Parmigiano e cavalcare il suo successo mondiale. Una cosa è il Crisecco, il Demisecco o altre cineserie, denominazioni inventate all’unico scopo di imitare il Prosecco e cavalcarne i trionfi commerciali.

Il Prošek è storia, non invenzione

Tutt’altra cosa è il Prošek, che come il Tocai friulano è storia, non invenzione. Il Prošek non è stato inventato adesso per imitare il Prosecco.

Prosek, una bottiglia di ottima cantina

Il Prošek è un vino diverso, un vino passito assai più raro e costoso da produrre, un vino prezioso e meraviglioso di Dalmazia, che somiglia a certi passiti di Pantelleria e di Grecia, carichi di sole e di mare.

Un accordo tra Veneto e Dalmazia….

Probabilmente non accadrà mai, troppi sono gli interessi in gioco, in Italia e in Croazia. Ma lo scriviamo lo stesso: ci piacerebbe che si trovasse, nel nome del Leone di San Marco, tra Veneto e Dalmazia prima che tra Italia e Croazia, un accordo che proteggesse il Prosecco da ogni possibilità di concorrenza sleale ma che lasciasse in vita il Prošek, magari con zona di produzione limitata e disciplinare severo, etichetta concordata e magari commercializzazione anche solo in mezze bottiglie. Evitiamo la confusione dei consumatori e le concorrenze sleali, ma la storia e le tradizioni locali vere, quelle, se potete, lasciatecele.

Un miracolo adriatico da difendere insieme

Prosecco-Prosek, un minuscolo paesino che non fa neppure Comune, che oggi è solo una frazione di Trieste, ha segnato sin dall’antichità la storia mondiale del vino, dando origine a un vino che era famoso già molto prima che Italia, Slovenia, Croazia esistessero come Stati.

Un vino che, radicatosi nel Veneto e interpretato con la leggerezza e la dolcezza di vivere tipica del “Veneto felice“, è diventato il monumentale Prosecco, mentre a Prosecco-Prosek diventava un vino diverso e locale, e mentre giù nell’assolata Dalmazia prestava il nome ad un altro vino, un prezioso, carico, ambrato passito dei mari del Sud. Questo miracolo della nostra comune storia adriatica va difeso insieme, possibilmente tutto intero.

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