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Hong Kong, dittatura cinese: nove anni di galera per aver esposto una bandiera “secessionista”

Redazione by Redazione
1 Agosto 2021
in IndipendenzE
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Hong Kong, dittatura cinese: nove anni di galera per aver esposto una bandiera “secessionista”

Hong Kong, 1 luglio 2020. Tong Ying-kit sulla sua moto con la bandiera Liberate Hong Kong, un gesto che gli è costato una condanna a nove anni di galera

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Hong Kong, la dittatura cinese vara una nuova stretta nel colpevole silenzio dell’Europa. La famigerata “Legge di sicurezza nazionale di Hong Kong”, promulgata dal governo di Pechino nel giugno del 2020, ha fatto la sua prima vittima.

Si chiama Tong Ying-kit, è un cameriere e ha 23 anni. E’ stato condannato a nove anni di carcere per aver sventolato una bandiera inneggiante alla libertà di Hong Kong.

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Liberare Hong Kong

Era il 1 luglio 2020, il giorno nel quale entrava in vigore la “legge di sicurezza nazionale” che Pechino ha imposto a Hong Kong. Tong Ying-kit esprimeva pacificamente il suo dissenso circolando in motocicletta nelle vie di Hong Kong con una bandiera sulla quale campeggiava la scritta “Liberare Hong Kong, la rivoluzione dei nostri giorni”.

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Solo questo è bastato perché Tong Ying-kit venisse arrestato e dopo un anno giudicato colpevole di “incitamento alla secessione” e di “atti di terrorismo” e condannato a nove anni di carcere.

Tribunale di regime

Il tribunale che ha pronunciato una simile spropositata condanna è dichiaratamente un tribunale di regime. La prassi anglosassone di far processare gli imputati da una giuria popolare, prassi che vige a Hong Kong da 176 anni, ed è rimasta in vigore anche dopo la “riconsegna” di Hong Kong alla Cina, è stata disapplicata per la prima volta nel processo contro il “secessionista” Tong Ying-kit, col pretesto che ci sarebbe stato un “potenziale rischio” per i giurati. Al posto della giuria, si sono seduti tre soli “rappresentanti del popolo”, tutti e tre nominati direttamente dal ministro della Giustizia.

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Tong Ying-kit è stato naturalmente giudicato colpevole. La sua pacifica espressione di pensiero è stata considerata “terrorismo” e “incitamento alla secessione” in quanto lo slogan riportato sulla bandiera, che è di uso comune nelle proteste di Hong Kong contro il regime cinese, secondo la pubblica accusa “fa riferimento alla separazione della città dalla Cina”. E tanto basta per meritare una condanna a nove anni di galera.

Amnesty: colpo alla libertà di espressione

Amnesty International ha immediatamente condannato la sentenza, parlando di “colpo di martello” del regime cinese alla libertà di espressione. Tra i Paesi del Vecchio continente soltanto la Gran Bretagna ha finora condannato la repressione cinese a Hong Kong. Nessuna azione concreta, nessuna sanzione economica è stata irrogata al regime cinese per le norme antidemocratiche imposte nell’ex colonia inglese di Hong Kong.

La condanna di Tong Ying-kit potrebbe essere la prima di una lunga serie. Secondo Amnesty International, sono finora 138 le persone arrestate a Hong Kong in forza della famigerata Legge di sicurezza nazionale, 68 le persone incriminate, 51 quelle in carcere già prima della condanna.

 

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Tags: Cinahong kongTong Ying-kit
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