14 Agosto 2022
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Foghi del Redentor, perché la Notte di Venezia deve aprirsi con l’omaggio al Tricolore?

Magnifici, come e più di sempre, i Foghi del Redentor, nella Notte famosissima di Venezia appena trascorsa. E molto bello l’inno pirotecnico alla Pace, e al gemellaggio tra Venezia e la città ucraina di Odessa. (CLICCA QUI per vedere i foghi nella diretta di TELEVENEZIA).

Ma perché i fuochi della Notte di Venezia debbono obbligatoriamente aprirsi con il servile omaggio al Tricolore? Perché i primi fuochi lanciati sul Bacino di San Marco nella Notte del Redentore devono essere bianchi, rossi e verdi?

Redentore, non è festa italiana

Sia chiaro, noi rispettiamo le bandiere e ciò che le bandiere rappresentano. Ma la Festa del Redentore non è la Festa della Liberazione. Non è una festa italiana.

È una festa solo e soltanto veneziana e veneta. Una festa ufficiale della Serenissima Repubblica, una festa ufficiale dello Stato Veneto, che si celebra nella capitale di questo Stato millenario, in Venezia e soltanto in Venezia, dall’anno del Signore 1577.

L’omaggio al Tricolore

Nelle feste nazionali italiane, o quando a una prima della Fenice presenzia il presidente della Repubblica italiana, possiamo anche sopportare – per buona educazione, che va usata anche nei confronti dello Stato occupante – l’omaggio al Tricolore, e anche la marcetta e le impronunciabili, massoniche parole dell’inno di Mameli, la zia Vittoria trascinata barbaramente per le strade, tirata per i capelli, schiava di Roma, i balilla, il sangue e tutto il resto, versi che fanno a pugni con la vera e grande lezione civile dell’Italia.

Festa del Redentore, solo veneziana

Ma la Notte di Venezia no. La Festa del Redentore non c’entra con l’Italia. È una festa esclusivamente veneziana, una festa ufficiale, nazionale, della Serenissima Repubblica, che per questo è ancor oggi popolarissima tra i veneziani e i veneti, ed era già famosa in tutto il mondo, ben prima che l’Italia esistesse come Stato.

Festa di Venezia capitale dello Stato veneto

Sentiamo già, mentre scriviamo queste parole, il grido che sorge dagli italici patrioti: ma Venezia è Italia, è Italia da 150 anni e passa, rassegnatevi! No che non ci rassegniamo, naturalmente, ma questo non c’entra niente con la Festa del Redentore, che rimane non una festa di Venezia “italiana”, ma di Venezia “capitale dello Stato Veneto“.

Farne una festa italiana è snaturarne il senso, anche se – dopo i fuochi tricolorati – per qualche secondo il cielo della Notte di Venezia viene illuminato dei colori giallo e oro della bandiera del Leone.

L’Italia non usurpi le nostre feste

Celebri l’Italia le sue feste, ma non usurpi le nostre e lasci che in Veneto, a Napoli, in Sardegna, in Sicilia, e in tanti altri luoghi, si celebrino le feste degli antichi Stati, sotto le nobili bandiere degli antichi Stati, e senza tricolori.

Calpesti e derisi? Oggi, e non ieri

Crediamo che sia ora di finirla con la retorica risorgimentale della buia epoca medievale, dei popoli “calpesti e derisi” che solo annullandosi nell’una e indivisibile, giacobina Italia, possono trovare dignità e rispetto nel mondo.

È tempo di aprire gli occhi e di riconoscere che è vero il contrario: calpesti e derisi, in Europa e nel mondo, lo siamo piuttosto oggi, e non lo eravamo ieri. Non lo era certamente la Serenissima per antonomasia, per tanti secoli rispettata e temuta potenza europea.

La grandezza dell’Italia divisa

L’Italia ha costruito la propria grandezza, il proprio prestigio nel mondo, proprio nei secoli in cui fu politicamente divisa e i diversi popoli erano liberi di governarsi ciascuno secondo i propri usi e costumi.

I milioni di turisti di tutto il mondo che ogni anno visitano il Veneto e le altre regioni, e i miliardi che sognano di farlo appena potranno, non sono attirati dall’Italia unita di Garibaldi e di Mazzini, ma dall’Italia espressione geografica e culturale, dall’Italia plurale dei secoli passati, oltre che dagli antichi segni di Roma imperiale, che non fu certamente un Impero italiano.

Libera e sola la nostra bandiera

Lo Stato italiano, e anche le Istituzioni italiane che governano oggi il Veneto e Venezia, ci lascino dunque le nostre antiche feste, senza gabellarle per italiane.

I nostri sindaci veneti portino pure, nelle occasioni ufficiali, la fascia tricolore che viene loro imposta. Ma abbiano l’orgoglio, quando sono liberi di scegliere e nessuna italica legge li obbliga, di far sapere chi siamo, e di inalberare, dalla Festa della Sensa alla Festa della Salute, al Redentore, nelle nostre tradizioni venete, nelle nostre istituzioni, nei nostri palazzi storici, libera e sola la nostra bandiera.

 

 

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