20 Luglio 2024
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Ciambetti e la Legge Beggiato: il ritorno al futuro del Commonwealth veneto

Pubblichiamo qui, integralmente, l’importante intervento di Roberto Ciambetti, presidente del Consiglio Regionale del Veneto, pronunciato a Venezia a palazzo Ferro-Fini, in occasione del convegno (QUI il servizio di Serenissima News) sul trentennale della Legge Beggiato per la tutela del patrimonio culturale veneto in Istria, Dalmazia e nel Mediterraneo.

Legge Beggiato 30 anni, convegno a Venezia, febbraio 2024. Da sinistra Davide Rossi, Ettore Beggiato, Luigi Zanin durane l’intervento di Roberto Ciambetti (a destra).

Le parole di Ciambetti

Ecco le parole di Ciambetti, importanti non solo per la chiarezza con la quale si individuano le responsabilità, austriache, titine ma anche italiane, e italiane anche contemporanee, non solo d’epoca fascista, nel tentativo di cancellazione della memoria della Serenissima.

E la Legge Beggiato, in questo senso, è per Ciambetti uno strumento che inverte la tendenza, difende quella memoria ed afferma, in prospettiva e senza revanscismi, il ritorno “culturale” e rivolto al futuro di quel Commonwealth veneto che per secoli assicurò, sotto il Leone di San Marco, la convivenza e il progresso di tanti popoli nell’area adriatica ed oltre.

Ettore Beggiato (a sinistra) con Roberto Ciambetti, presidente del Consiglio Regionale del Veneto

Di seguito, l’intervento integrale di Roberto Ciambetti.

Serenissima, la memoria trascurata

Bisogna dare atto a Ettore Beggiato di avere avuto una intuizione geniale e, per molti aspetti, decisamente innovativa nella sua effettiva portata: erano trascorsi meno di cinque anni dalla Caduta del Muro di Berlino e Beggiato aveva compreso che il mondo stava cambiando e che era giunto il momento di recuperare e difendere quella memoria della Serenissima che, sin dalla caduta della Repubblica, era stata in molti modi a dir poco annacquata se non decisamente contrastata.

Nella sua proposta non c’erano né revascismo né sciovinismo che sarebbero stati decisamente anacronistici, quanto il bisogno di ristabilire una verità storica a lungo trascurata se non persino negata, di certo non tramandata tramite la scuola alle giovani generazioni.

Giorno del Ricordo, Giorno della Verità

Con una decina d’anni di anticipo sulla Legge che avrebbe fissato il Giorno del Ricordo va dato atto sia a Beggiato d’aver compreso lo spirito dei tempi, con il doveroso omaggio alla memoria e al ricordo, sia al Parlamento Veneto d’aver voluto avviare un percorso che oggi noi come legislatore regionale vogliamo onorare sapendo bene che quei fondi investiti in questi anni nella difesa del Patrimonio culturale della Serenissima stanno contribuendo a ristabilire la verità: il Giorno del Ricordo deve essere anche il Giorno della Verità.

Il Commonewalth veneto

Sin dalla caduta della Serenissima nel 1797 a più riprese si è tentato di cancellare l’identità veneta e il valore di quell’esperienza che segnò la macroregione veneta che si estende dal Bergamasco e da Crema sino alla Dalmazia e oltre, dall’Albania veneta alle isole ionie per giungere a Creta in quello che è stato definito, non senza ragione ed efficacia, il Commonwealth veneto.

La Dieta di Nessuno

I primi a tentare di far piazza pulita della memoria veneziana, dopo la leontoclastia napoleonica, furono gli austroungarici, che non si fidavano assolutamente, a ragione, della fedeltà alla corona da parte degli italofoni: pensiamo in Istria alla Dieta di Nessuno, che fu al centro, grazie all’avvocato Rossi, di un convegno qui al Ferro Fini, o all’impegno profuso a Vienna dai parlamentari istriani e dalmati nella difesa della lingua e dell’identità locale.

Istria 1848

Il 6 giugno 1848 sul giornale ufficiale governativo, L’Osservatore Triestino, apparve un articolo ispirato dal governatore dell’Istria e di Trieste Ferencz Gyulai, nel quale si affermava minacciosamente che “non mancherebbero i mezzi, a chi sapesse valersene, onde scuotere le masse slave istriane perché inveissero contro agli italiani dell’Istria, e la più orrenda guerra civile ne sarebbe la fatale conseguenza”. 1848: parole che rilette oggi, con il ricordo di quanto poi accadde nel Novecento, fanno rabbrividire.

Immigrati slavi in Istria

La strategia austroungarica fu quella di favorire il trasferimento di immigrati slavi in Istria e nelle città dalmate che erano popolate in prevalenza da veneti o italofoni. Fu questa continua iniezione di popolazioni allogene a mutare gli equilibri etnici tanto che alla fine della Prima Guerra Mondiale città venete come Sebenico, patria di Niccolò Tommaseo, Spalato, dove s’era trasferita la famiglia di Ugo Foscolo e dove morì il padre del grande poeta, Traù, Lesina passarono sotto il Regno di Jugoslavia e proprio allora iniziò l’esodo di una parte consistente degli italiani e degli italofoni della Dalmazia, verso Zara e Lagosta, che invece erano annesse al Regno d’Italia, oltre cheverso l’Italia stessa. Lo ricordo perché questo fu il primo esodo, spesso dimenticato se non sconosciuto, dalla Dalmazia.

Vittime innocenti

Con la Seconda Guerra Mondiale e l’attacco da parte di Germania e Italia il 6 aprile 1941 al Regno di Jugoslavia si aprì un’altra pagina dolorosa e purtroppo i nazifascisti e il regio esercito sabaudo si macchiarono di efferatezze incredibili, deportazioni, torture e assassini che non giustificano, sia chiaro, la violenza subita poi dagli italiani ma che dettero di certo la scusa, fornirono il falso pretesto, a chi avrebbe poi avviato in Istria e a Zara quella pulizia etnica che caratterizzò quelle terre sino a metà degli anni Cinquanta con la tragedia delle foibe, gli assassini, le vendette, le stragi e le palesi violazioni del diritto internazionale, pensiamo al caso irrisolto delle proprietà di immobili di esuli italiani.

In Italia non si è mai voluto guardare a queste vicende nella loro complessità, lasciandole cadere tutte nell’oblio, nella speranza che ci si dimenticasse di quanto era accaduto: di certo, ci siamo dimenticati di aver perso la Guerra voluta da Mussolini e dai Savoia, e non abbiamo voluto capire che a pagare il prezzo più alto di quella sconfitta furono proprio istriani, giuliani e i dalmati con la martoriata Zara. Gli esuli, i profughi, ma anche chi decise di rimanere nella propria terra, pensiamo a quanti erano nella Zona A a Pola, si ritrovarono ad essere stranieri in patria, esuli senza radici, vilipesi e insultati, quando invece erano vittime innocenti su cui finì per gravare concretamente l’intera colpa nazionale.

Distruggere le memorie veneziane

Veri e propri capri espiatori. Ho voluto ricordare queste pagine perché quanto accadde dopo fu di una ferocia indicibile, la stessa ferocia che rividi poi negli anni Novanta durante la guerra civile balcanica, furia annientatrice per cancellare e portare sino in fondo la pulizia etnica giungendo a distruggere cimiteri e lapidi, come era accaduto già da Napoleone Bonaparte fino a Tito con le memorie veneziane.

Il leone di San Marco, datato 1755, sulle mura veneziane di Draguc/Draguccio in Istria, restaurate grazie alla Legge Beggiato, per interessamento dell’imprenditore istroveneto Teobaldo Rossi

Nelle guide turistiche jugoslave fino a pochi anni or sono si passava direttamente dagli antichi romani all’impero austroungarico. Vedete, quando ascolto gli esuli istriani e dalmati, quando partecipo alle iniziative istriane di difesa della nostra lingua e dell’istro-veneto, sento e capisco l’importanza della loro memoria, che si fa testimonianza viva e sincera della storia: il ricordo non è di destra o di sinistra: è ricordo e chi vuole usarlo in modo strumentale insulta le vittime e i testimoni di questa tragedia.

L’Italia complice

Una testimonianza che si voleva cancellare, complice anche l’Italia: comprenderete allora l’importanza del Giorno del Ricordo, che nessuno deve strumentalizzare o contrapporre ad altre date della nostra storia. Il Giorno de Ricordo è il giorno della verità.

Beggiato e il patrimonio culturale veneto

Comprenderete anche l’importanza dell’iniziativa di Ettore Beggiato con la Legge regionale 7 aprile 1994, n.15 sulla valorizzazione del patrimonio culturale di origine veneta nell’Istria e nella Dalmazia.

Per secoli lingue, culture e persino fedi religiose diverse avevano convissuto pacificamente sotto la Serenissima e questo ci dice che è possibile convivere assieme. Questo stesso spirito lo ritroviamo oggi: il prossimo anno Gorizia e Nova Gorica saranno unite nell’essere assieme Capitale Europea della Cultura 2025, perché la convivenza, la solidarietà, la cultura sono l’anima della macro-regione veneta, Istria e Dalmazia comprese e compresa anche la Slovenia, che nella mappe veneziane troviamo con il nome di Carniola.

La Via Querinissima

Non voglio tediarvi oltre ma vorrei concludere il mio fin troppo lungo intervento con una curiosità che voglio darvi in anteprima a proposito di convivenza pacifica e Istria Dalmazia e Venezia: quest’anno il Consiglio d’Europa dovrà pronunciarsi sulla candidatura della Via Querinissima come itinerario culturale europeo certificato.

La Via Querinissima ripercorre l’avventura incredibile di Pietro Querini che partito nel 1431 da Candia, Creta, per Bruges finì in una tempesta che lo portò fuori rotta e tra mille disavventure, dopo oltre una quarantina di giorni naufrago su una scialuppa, finire oltre il Circolo Polare Artico nelle isole Lofoten in Norvegia.

Veneziani di Dalmazia e Giovanni Franco dei Frangipane

Cosa c’entra questa storia del tardo medioevo con il Patrimonio Veneto in Istria e Dalmazia? Intanto tra gli undici superstiti della spedizione di Querini ritornati sani e salvi a Venezia uno, Alvise Nascimben, era di Zara, un altro, il marinaio Andrea di Pietro veniva da Sebenico, ma non solo: i nostri undici naufraghi, nella strada di ritorno verso l’Italia trovarono in Svezia l’aiuto concreto e il sostegno economico e logistico del cavaliere Giovanni Franco dei Frangipane ch’era al servizio del re Eric di Pomerania il quale lo aveva conosciuto a Venezia e nominato balivo a Stegeborg dove il Franco appunto si prese cura dei naufraghi queriniani alloggiandoli nelle sue tenute e portandoli a Vadstena, dando loro doni di commiato.

Ebbene, dopo questo episodio Giovanni Franco si trovò, per questioni dinastiche, alla guida, come Bano dal 1432 al 1436, del Regno di Croazia.

La convivenza nella macro-regione veneta

Ecco, un episodio sconosciuto dai più, ma importante nel segnare le radici storiche della convivenza in quella grande macro-regione veneta il cui patrimonio va giustamente difeso come aveva visto con lungimiranza Ettore Beggiato perché ci insegna una strada importante da praticare e ci parla non solo nel Giorno del Ricordo della straordinaria dignità di esuli e profughi istriani, giuliani e dalmati stranieri in patria ma testimoni, come avrebbe detto San Giovanni Paolo II, di quel coraggio della verità che li ha resi liberi e per noi tutti un vero esempio di impegno civile di libertà e giustizia.

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