13 Agosto 2022
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Bari, la festa del “Saluto a Venezia”: quando la Serenissima la salvò dai Saraceni

La Sensa (in italiano, l’Ascensione) che si celebra a Venezia con il corteo acqueo, la Regata e il rito dello Sposalizio col Mare, è da oltre mille anni una delle feste ufficiali della Serenissima, che ricorda le imprese del Doge Pietro Orseolo II. Ma anche a Bari, in Puglia, si festeggia. E non molti sanno – perché la storia veneziana ci è negata a scuola – che Bari festeggiava la Sensa per lo stesso motivo, e per lo stesso Doge.

Bari emirato arabo, la moschea dov’è ora la Cattedrale

La festa nel giorno dell’Ascensione, a Bari, è la festa del “Saluto a Venezia“, detta anche “Vidua vidue“, che vuol dire “La vedi, la vedi!”. Correva l’anno 1003, e Bari era assediata dai Saraceni, che tentavano di riconquistarla. Bari infatti – non molti lo sanno – è stata un emirato arabo. Là dove oggi c’è la Cattedrale, sorgeva una grande moschea. I bizantini la liberarono nell’anno 871, e da allora i Saraceni la presero di mira, con scorrerie continue, sbarchi improvvisi, distruzioni, assedi. E nel 1003 erano giunti in forze, con l’intenzione di riappropriarsi della città. L’assedio durava da mesi e la città era alla fame. Ma nel giorno dell’Ascensione, il 6 settembre, una grande flotta apparve all’orizzonte. “La vedo, la vedo!” fu il grido dei baresi: tutta la popolazione di Bari era scesa festante in Via delle Mura, da cui si vedeva la flotta. Erano oltre cento navi e battevano la bandiera del Leone di San Marco. Al comando della flotta veneziana, c’era il Doge Pietro Orseolo II. La via delle Mura fu subito ribattezzata Via Venezia e si chiama così ancor oggi, dopo più di mille anni. L’armata veneziana ruppe l’assedio e rifornì la città di viveri. Lo scontro con i Saraceni durò settimane, fu una battaglia durissima, per terra e per mare. Ma alla fine i Saraceni vennero sterminati: il 18 ottobre la città era liberata.

Il dominio veneziano in  Puglia

Dal punto di vista formale, Venezia agiva in base ad un patto con Bisanzio: fin dal 992 una “crisobolla” concedeva ai veneziani libero commercio esentasse nell’Impero Romano d’Oriente, ma li impegnava a difendere i domini di Bisanzio, qual era anche la Puglia, dai pirati e dalle altre potenze. Ma proprio in quegli anni Venezia aveva ottenuto da Bisanzio il diritto di battere la propria bandiera, riconoscimento formale dell’indipendenza: da dominio di Bisanzio ad alleato potente.

Bari: la chiesa di San Marco dei Veneziani, eretta dai baresi riconoscenti (foto di Sailko, CC BY-SA 3.0)

E a Bari, come a Otranto, Trani, Barletta, Andria, in Puglia, il dominio veneziano durò per secoli, improntando la città e facendone un avamposto del grande commercio veneziano. I segni del legame con Venezia sono ben visibili, non solo nella toponomastica, ma anche nei palazzi in stile veneziano fiorito, come il bellissimo palazzo Fizzarotti. I baresi riconoscenti eressero anche una chiesa, la chiesa di San Marco dei Veneziani. Grano, olio e vino pugliese risalivano il Golfo di Venezia – così i chiamava allora l’Adriatico, il vino “navigà”, cioè il vino che arrivava a Venezia via mare, era il “bàcaro”, ed era tanto famoso da dare il nome ai locali che lo vendevano. E a Venezia le osterie sono ancora chiamate “bàcari”. Anche dopo il 1530, quando cessò il dominio veneziano sulle città pugliesi, il legame con Venezia rimase solidissimo e la presenza dei veneziani in città era importante: un Pietro Mocenigo fu podestà di Bari alla fine del Seicento. E a Venezia, in Bacino Orseolo, una lapide ricorda la liberazione di Bari ad opera del Doge Pietro Orseolo II.

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La “Vidua vidue”, il Saluto a Venezia, si festeggiava ogni anno a Bari nel giorno dell’Ascensione, ed era per la città pugliese la seconda festa più importante dopo quella del patrono San Nicola. Fu abolita nel 1968, ma grazie a un comitato cittadino venne ripristinata dal 2014, anche se spostata a metà ottobre. Ma il 18, sulle mura, la solenne “Benedizione del Mare” da parte del Vescovo ricorda ancora la Sensa veneziana.

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