6 Dicembre 2021
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Autonomia del Veneto, qualcosa si muove: la Bicamerale in Regione da Zaia e Ciambetti

Autonomia del Veneto, qualcosa si muove, nonostante lo scenario, a livello governativo e parlamentare, resti ancora assolutamente negativo.

Ma almeno il blocco assoluto dell’iter dell’autonomia, che aveva trovato nell’emergenza Covid un eccellente pretesto, sembra superato. E il dialogo tra Stato e Regione Veneto riprende.

Battaglia per l’autonomia, la ripartenza

Luca Zaia lo aveva detto e ripetuto in questi mesi di emergenza: “Adesso la priorità è battere il virus, ma quando ne saremo fuori la battaglia per l’autonomia sarà la prima a ripartire”.

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Ed è un fatto quasi simbolico: la visita in Veneto della Commissione bicamerale per le questioni regionali, che era stata programmata nella seconda metà di febbraio 2020 ed era saltata proprio per l’esplosione dell’emergenza Covid, è stata rimessa in calendario per il 31 maggio 2021.

La trattativa tra Regione e Stato

Il 31 maggio la delegazione della Bicamerale sarà ricevuta a Venezia dal presidente del Consiglio Regionale, Roberto Ciambetti, e poi dal presidente della Regione, Luca Zaia, affiancato da membri della Giunta regionale.

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All’ordine del giorno la “tabella di marcia” della trattativa tra Regione e Stato per l’autonomia differenziata chiesta dal Veneto per tutte le 23 materie previste dalla Costituzione.

Insediato in Veneto il Comitato scientifico

In vista della ripresa dei lavori per l’autonomia, la Regione Veneto ha già insediato a febbraio 2021 il Comitato scientifico dell’Osservatorio regionale sull’autonomia differenziata, previsto dalla legge regionale.

Il Comitato scientifico – spiega una nota ufficiale della Regione – è l’organo che supporterà la Regione nella delicata fase di negoziati con il Governo e nella successiva fase di attuazione della legge di differenziazione, attraverso l’apporto e il contributo qualificati offerti da rappresentanti dell’amministrazione regionale, da rappresentanti del mondo universitario e da rappresentanti di Centri studi, Centri di ricerca, Enti, Fondazioni, Associazioni, e ogni altro soggetto, pubblico o privato, di comprovata esperienza e qualificata competenza nel campo degli studi e delle analisi nelle materie per le quali la Regione chiede maggiore autonomia“.

Zaia: firmare l’intesa con il governo

“Questo insediamento – ha annotato il presidente Luca Zaia – è un passaggio amministrativo di grande significato, perché segna la ripartenza verso l’obiettivo finale. Significa che si va verso un lavoro di alto livello, che prenderà sempre più quota a supporto della nostra delegazione trattante per ripartire a tutto tondo con il tema dell’autonomia. L’obiettivo – conclude il Governatore – è uno solo: chiudere definitivamente la partita con la firma dell’Intesa con il Governo”.

La ripartenza dei lavori per l’autonomia è un buon segnale, ma non ci si può certo nascondere che lo scenario, già difficile, è notevolmente peggiorato nei mesi dell’emergenza Covid.

Il governo Conte ha congelato l’autonomia

Anzitutto la maggioranza che sosteneva il secondo governo Conte ha congelato in Parlamento l’iter dell’autonomia, rinviando “sine die”, la norma quadro che doveva regolare il passaggio delle ulteriori competenze alle Regioni che le chiedevano e garantire in ogni Regione i “livelli essenziali” di prestazioni. E senza questa norma – nemica del Veneto pure questa, perché fatta apposta per impedire differenze significative tra Regioni efficienti e meno efficienti – sembra difficile che il dialogo Stato-Regione entri nel vivo.

Ma soprattutto, in questi mesi di pandemia, governo Conte II e maggioranza parlamentare relativa hanno fatto di tutto per evidenziare gli errori di alcune Regioni nella gestione dell’emergenza, addebitando i problemi alla “confusione” che i venti “staterelli” provocherebbero.

Propaganda di Stato contro le autonomie

Pura propaganda di Stato contro le Regioni e le autonomie. Naturalmente errori delle Regioni ci sono stati, ma non è che la gestione statale ne sia stata priva: dalla famigerata gestione dei piani pandemici fino al caos mascherine, dai banchi a rotelle alle “primule”, dalle chiusure e aperture a corrente alternata che tanto hanno danneggiato l’economia del Paese, dalle regole confuse, dalla incomprensibile guerra che il governo fa alle cure precoci domiciliari, fino alla carenza di vaccini che dura tuttora, e che sta rallentando il completamento della vaccinazione, proprio nelle regioni più efficienti, che hanno già vaccinato in gran numero con la prima dose e adesso non hanno materiale a sufficienza per la seconda.

E in particolare alcune Regioni, come il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, hanno dimostrato di saper gestire benissimo, assai meglio dello Stato, sul proprio territorio, l’emergenza sanitaria.

Ma nonostante questa dimostrazione di efficienza da parte del Veneto, il secondo governo Conte ha trasformato l’emergenza Covid in un potente strumento di propaganda centralista.

Pd e Cinquestelle contro le autonomie

E i partiti di sinistra che sostengono il governo Draghi  – Pd e Cinquestelle – sono schierati apertamente contro le autonomie: non fanno mistero di voler non solo combattere la richiesta di “ulteriori competenze” che viene dal Veneto e da altre Regioni, ma di puntare a togliere alle Regioni alcune competenze che il Veneto gestisce (bene) da decenni, come la Sanità.

E il segretario del Pd, Enrico Letta, ha dichiarato in una recente intervista di considerare necessaria una revisione della Costituzione in senso centralista, cioè per togliere e non per aggiungere poteri alle Regioni. Pochi mesi fa, quando sedeva a Palazzo Chigi, Giuseppe Conte – l’attuale leader dei Cinquestelle – aveva detto le stesse cose: anche lui annunciava di voler cambiare la Costituzione per togliere poteri alle Regioni.

E soprattutto, per cancellare o depotenziare la norma costituzionale che consente al Veneto di chiedere maggiori poteri nelle 23 materie attualmente previste.

 

 

 

 

 

 

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