8 Dicembre 2022
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“Anni tanti, e veneziani”: il serenissimo augurio di Corfù

«Χρόνια πολλά και Βενέτικα» (si pronuncia “Crònia pollà cài venètica”) è l’augurio che risuona ancor oggi nell’isola greca di Corfù, che fu veneziana per oltre quattrocento anni, fino alla caduta della Serenissima. Quando a Corfù si vuole augurare a qualcuno una vita lunga e felice, lo si fa con queste parole, che significano letteralmente “Anni tanti, e veneziani”.

Corfù, i secoli felici del dominio veneto

Anni tanti, e veneziani! Perchè i secoli del dominio veneto, a Corfù, sono ricordati come un periodo felice. Tanto felice da augurarsi “anni veneziani” oltre due secoli dopo la fine di quel dominio, che plasmò profondamente l’isola di Corfù.

Corfù e la Fortezza Vecchia, una delle più grandi fortificazioni veneziane in tutto il Mediterraneo (foto di Martin Falbisoner, CC BY-SA 4.0)

 

L’isola di Corfù – pochi lo ricordano – prima di entrare nella Veneta Repubblica, fu dominio dei Re di Napoli, che non erano amati perché imponevano ai corfioti, greci ortodossi, la conversione al cattolicesimo.

La Serenissima e la Grecia, una storia d’amore

La Serenissima invece è sempre stata un “commonwealth”, uno stato multietnico che non ha mai fatto una politica nazionalista, non ha mai imposto né lingua, né religione, né cultura.

Venezia, la Chiesa di San Giorgio dei Greci, Cattedrale della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia (foto di Didier Descouens, CC BY-SA4.0)

E in particolare il rapporto con la Grecia è stato, per Venezia, un fattore identitario, una millenaria storia d’amore: Venezia stessa nasce bizantina, ha ospitato per secoli la più grande comunità greca, e ancor oggi la Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia ha sede in Venezia, nella splendida Cattedrale di San Giorgio dei Greci.

Corfù veneziana mai conquistata dai Turchi

L’isola di Corfù, profondamente segnata dalla cultura e dall’architettura veneziane, esibisce ancor oggi alcune tra le più possenti ed eleganti fortezze veneziane del Mediterraneo. Bastioni giganteschi, cannoni e mortai calibro 1000 col Leone di San Marco.

Corfù, la Fortezza Vecchia in un dipinto di epoca veneziana che ne mostra tutta la grandiosità

E’ grazie a quelle fortezze, e alla marina militare della Serenissima, che l’isola di Corfù è oggi l’unico lembo di Grecia mai conquistato dai Turchi. E questo, a Corfù, viene ancor oggi continuamente ricordato, nei discorsi ufficiali, nei dépliant turistici, nei testi scolastici.

L’Impero Ottomano sconfitto davanti a Corfù

L’Impero Ottomano tentò in ogni modo di conquistare Corfù. Nel 1537 il Sultano si alleò perfino con i Francesi per assediare l’isola con una flotta immensa. Ma le fortezze veneziane di Corfù resistettero quanto bastò alla flotta della Serenissima per arrivare in soccorso. Fu una battaglia navale seconda solo a quella di Lepanto, e fu una grande vittoria veneziana. Della quale, ovviamente, negli italici libri scolastici non vi è cenno.

Corfù, la statua eretta dalla Serenissima a Johann Matthias von der Schulenburg, davanti alla Fortezza Vecchia (foto di Дмитрий Мозжухин, CC BY-SA3.0)

Quasi due secoli dopo, i Turchi ci riprovarono. Ma anche l’assedio del 1716 si risolse in una cocente sconfitta. Corfù veneziana resistette, al comando di Johann Matthias von der Schulenburg, il feldmaresciallo della Serenissima che nei primi anni del Settecento riformò l’esercito veneto secondo criteri moderni. A Corfù la Repubblica Veneta eresse una statua a Von der Schulenberg, che si ammira ancor oggi.

Vivaldi e la Juditha Triumphans, Inno Veneto

Di questa grande vittoria veneziana del 1716 – nel secolo che per certi storici italiani è quello della decadenza di Venezia – se ne parlò in tutta Europa, furono scritte opere letterarie.

Antonio Vivaldi celebrò la vittoria di Corfù con una delle sue opere più famose e più belle, la Juditha Triumphans, nella quale Giuditta, la donna che uccide il barbaro Oloferne, è la personificazione di Venezia che trionfa sul Turco.

Lo dice esplicitamente Vivaldi stesso, nel celebre coro finale (per ascoltarlo CLICCA QUI): “Debellato il barbaro Trace, tu Regina del Mare trionfi, e in pace vivi e regni sull’Adriatico…”. Secondo molti, è il vero Inno Veneto, che quindi è intimamente legato a Corfù.

Corfù, la Serenissima che non volle finire

La Serenissima è finita il “tremendo zorno del dodese”, il 12 maggio 1797. Ma c’è un lembo di Serenissima che è sopravvissuto per oltre mezzo secolo, inalberando orgogliosamente il Leone di San Marco. Sono le Isole Ionie veneziane: Corfù, Passo, Cefalonia, Zante, Santa Maura, Itaca e Cerigo.

Sette isole greche della Serenissima, che barcamenandosi tra protettorati inglesi e russi, dopo l’occupazione napoleonica riuscirono a sopravvivere come Stato indipendente – la Repubblica Settinsulare, poi gli Stati Uniti delle Isole Ionie – fino a quando vennero restituite alla Grecia.

La capitale della Repubblica Settinsulare era Corfù, e la bandiera era il Leone di San Marco.

 

Repubblica Settinsulare, la bandiera: il Leone di San Marco e le sette frecce a rappresentare le sette isole ionie

Tra i protagonisti di quella stagione di indipendenza e di ostinata sopravvivenza della Serenissima in Corfù e nelle Isole Ionie, c’è quel Giovanni Capodistria, nato cittadino veneziano a Corfù, laureato a Padova, che poi fu il primo presidente della Grecia moderna, fu l’uomo che liberò la Grecia dal giogo turco, impresa quanto mai di spirito veneziano.

Quella della Repubblica Settinsulare è una storia bellissima, di indipendenza e di amore al dominio veneziano, che a Corfù è ben presente, mentre nelle scuole italiane nel Veneto nessuno ce l’ha mai raccontata, come se non ci riguardasse. Se non ci fosse stato Ettore Beggiato a raccontarcela, nel suo “La Repubblica Settinsulare“, l’avremmo perduta.

Ettore Beggiato, La Repubblica Settinsulare. Copertina

Il buon ricordo del dominio veneto

Ci chiediamo se vi sia un altro dominio al mondo che abbia lasciato di sè un così buon ricordo, che venga ricordato con l’orgoglio e l’amore con cui viene ricordato il dominio veneto a Corfù. Anni felici, prosperi e sicuri dai nemici. Anni di buon governo. Anni veneziani…

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Un’ultima noterella. Qualche studioso italiano, naturalmente, è già venuto a conoscenza dell’augurio di lunga e felice vita, di “anni tanti e veneziani” che ci si scambia a Corfù.

La storiella del calendario…

E dopo lunghi studi, ci spiega che il significato di questo strano augurio potrebbe forse essere legato alla diversa durata dell’anno nel calendario gregoriano (in uso a Venezia) e in quello giuliano (in uso in Grecia).

L’anno, nel calendario gregoriano, è più lungo di undici minuti: si aggiunge un giorno ogni 128 anni. Per cui, augurare “anni veneziani” vorrebbe dire soltanto “anni più lunghi”.

Anni veneziani, anni felici

Più lunghi di un giorno, un giorno solo, ogni 128 anni? Così certa cultura italiana si arrampica sugli specchi pur di non ammettere la pura e semplice verità: che in barba alla storiella delle repubblichette marinare, la Repubblica Veneta è stata invece per secoli una potenza di rango europeo, rispettata da tutti, e amata dai suoi cittadini, ben oltre i confini della penisola italica.

Bastava chiedere alla gente di Corfù: anni veneziani vuol dire anni felici, non calendari più lunghi di undici minuti all’anno…

 

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