13 Gennaio 2026
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Pan e Vin, cosa c’è sotto l’antica festa tradizionale della Venetia

L’è mejo brusar un paese che perder ‘na tradision”

È meglio bruciare un paese che perdere una tradizione.

Il Pan e Vin, (o Panevin) conosciuto localmente anche come Casera, Pignarul o Burièl, è una delle feste tradizionali più affascinanti della Venetia. Celebrato la notte prima dell’Epifania, questo evento conserva un carattere antico profondamente radicato nella cultura indoeuropea, intrecciato con la storia e il folklore del popolo veneto.

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Uno dei migliaia di falò celebrativi accesi durante il Pan e Vin

Oggi, la festa del Pan e vin viene celebrata ogni anno nelle città e nei paesi del Veneto e del Friuli, spesso come evento comunitario organizzato dalle associazioni culturali locali. Grandi falò vengono preparati nei campi aperti o nelle piazze delle città, dove i residenti si riuniscono la sera del 5 gennaio o dell’Epifania. L’evento inizia con l’accensione del falò, accompagnata da canti tradizionali, spettacoli folcloristici e racconti che collegano la celebrazione alle sue antiche radici.

Tra i partecipanti vengono condivise prelibatezze locali come pinsa, una torta densa a base di farina di mais, frutta secca e noci (che simboleggiano la prosperità), e tazze fumanti di vin brulè, che aggiungono calore al freddo invernale. I bambini sono spesso coinvolti nei festeggiamenti, aiutando a decorare l’effigie o imparando la storia della tradizione dai loro anziani. In alcune zone, piccole offerte di cibo o oggetti simbolici vengono ancora gettati nel fuoco, in onore delle antiche origini votive del rituale.

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La pinsa, prelibatezza tradizionale del Pan e Vin

Oltre agli aspetti festivi, il Pan e Vin sottolinea il senso di solidarietà comunitaria. Storicamente, offriva alle comunità rurali l’opportunità di riflettere collettivamente sulle aspirazioni condivise per l’anno a venire, rafforzando i legami attraverso il lavoro e la celebrazione condivisi.

Nonostante i moderni adattamenti, l’essenza del Pan e Vin rimane intatta, promuovendo un senso di comunità e continuità con il passato.

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Il Pignarul Grant a Tarcento, in Friuli

Al centro della celebrazione c’è l’accensione di un grande falò su cui viene collocata l’effigie di una donna anziana (Vecia), che simboleggia l’anno vecchio.

Il fuoco occupa un ruolo centrale nelle celebrazioni del Pan e vin, fungendo non solo da elemento purificatore e unificante, ma anche da punto di ritrovo comunitario e da mezzo di divinazione: osservando la direzione delle scintille e del fumo, gli anziani del villaggio prevedono le prospettive agricole dell’anno a venire. Un vento favorevole promette raccolti abbondanti, mentre un vento sfavorevole preannuncia un anno difficile.

I proverbi tradizionali esprimono in modo succinto questa credenza:

Se le fuische le va a matina, ciol su el saco e va a farina.”
Se le scintille vanno verso est, preparati a un anno magro.

Se le fuische le va a sera, polenta pien caliera.”
Se le scintille vanno a ovest, aspettati raccolti abbondanti.

La festa di Pan e Vin risale alle tradizioni indoeuropee legate al culto del fuoco e ai cicli stagionali. Nell’antichità, il fuoco era considerato la porta verso l’aldilà e l’effigie bruciata nel falò simboleggiava la dea notturna che, al solstizio d’inverno, si trasformava nella sua forma diurna per illuminare il mondo. Gli antichi Veneti, come altri popoli indoeuropei, segnavano il passaggio da un a stagione con rituali del fuoco e, nel caso del Pan e Vin, celebravano il graduale ritorno della luce solare.

Con l’avvento del cristianesimo, il Pan e vin fu assimilato nel calendario liturgico, allineandosi con la festa dell’Epifania. I falò furono reinterpretati come luci guida per i Magi nel loro viaggio verso Betlemme.

Tuttavia, la tradizione conserva elementi precristiani. L’effigie bruciata durante il Pan e Vin è legata a figure come la Vecia Veneta, la Redodesa o la Marantega, che a loro volta richiamano l’antica divinità di Reitia, una dea venerata dagli antichi Veneti. La stessa etimologia di Marantega (Mater Antiqua, “la madre antica”) rappresenta un archetipo della terra che entra nella sua fase dormiente durante l’inverno. La sua “morte” finale, simboleggiata dal suo rogo in rituali come il Pan e Vin, significa la purificazione e la rinascita della terra, garantendo la fertilità per l’anno a venire. L’atto di bruciare un’effigie femminile e offrire cibo al fuoco (semi, carne, bevande) rispecchia rituali millenari documentati anche durante il periodo della romanizzazione.

La Vecchia Madre incarna anche l’anno che volge al termine e la sua distruzione rituale apre la strada alla primavera e alla promessa di una nuova vita. Allo stesso modo, il suo consorte, Arlecchino, emerge come simbolo di caos e rinnovamento, collegando l’oscurità dell’inverno con la vitalità del Carnevale imminente.

La festa del Pan e Vin presenta somiglianze con altre celebrazioni regionali. In Emilia, ad esempio, la Fasagna prevede il rogo di un fantoccio maschile, un probabile segno della sua origine celtica. Allo stesso modo, le celebrazioni del solstizio presenti in varie culture indoeuropee – come il Nodfyr o il Notfeuer – riflettono una visione condivisa del fuoco come elemento purificatore e rigeneratore.

Nonostante i recenti tentativi delle autorità di imporre restrizioni alla festa (apparentemente per motivi ambientali), la tradizione del Pan e Vin continua ad essere celebrata e apprezzata dai veneti ogni anno, non solo in Veneto e Friuli ma anche nelle comunità venete del Brasile meridionale, come Bento Gonçalves e Venda Nova do Imigrante, tra le altre.

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La sua persistenza all’interno delle comunità venete risiede nella sua capacità di collegare i Veneti moderni con il loro patrimonio ancestrale, fornendo al contempo un momento di gioia e riflessione nel cuore dell’inverno.

The Third Venetia

Lo staff di The Third Venetia augura a tutti un felice anno nuovo.

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