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Home Mondo Veneto

Lo Stretto di Hormuz? Ma è a Venezia… e pure il Mar d’Azov

Alvise Fontanella by Alvise Fontanella
14 Luglio 2025
in Mondo Veneto
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Lo Stretto di Hormuz? Ma è a Venezia… e pure il Mar d’Azov

Ormuz, oggi Hormuz, nel Golfo Persico, in una carta seicentesca

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Lo stretto di Hormuz e anche il Mar d’Azov, quella punta estrema del Mar Nero chiusa dalla penisola di Crimea, sono oggi spesso in prima pagina per l’invasione russa dell’Ucraina e per la guerra all’Iran, la cara e vecchia Persia.

Ma secoli prima dell’era del petrolio, e secoli prima di Putin, Hormuz e il Mar d’Azov erano piuttosto familiari, a Venezia, strettamente collegati, e molto importanti per i commerci e la prosperità della Serenissima. Solo che gran parte dei veneti, e persino dei veneziani, non lo immaginano neppure.

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Altro che popoli “calpesti e derisi”…

Tale ignoranza non è colpa nostra. Con la storiella inventata delle repubblichette marinare e dei popoli italici “calpesti e derisi” di cui straparla l’inno di Mameli, prima di essere conquistati dai Savoia, l’Italietta politicamente unita tenta da un secolo e mezzo di sminuire e cancellare dalla memoria la grandezza passata, che si fondava proprio sulla diversità e autonomia dei popoli della Penisola.

E così oggi, chi cammina per le calli di Venezia fa fatica a immaginare quale fosse la vastità e l’importanza davvero globale dell’impero commerciale e finanziario veneziano.

La posta de Fiorenza

Dalle parti di Santi Apostoli, una calletta riservata viene sfiorata ogni giorno da migliaia di turisti. Nessuno si sporge oltre l’angolo per leggere il nizioleto, che reca il nome: Calle de la posta de Fiorenza.

Fiorino d’oro 1329 conservato al Museo di Atene (foto Francesco Bini, lic.CC)

La posta da Firenze: a due passi da Rialto, che nei secoli d’oro della Serenissima valeva, per l’economia del mondo di allora, più di quello che vale oggi Wall Street, i rapporti commerciali e finanziari strettissimi tra Venezia e Firenze, i due ducati d’oro dall’identico peso e dall’identico titolo aureo, lo standard monetario mondiale imposto da due città, le missive, le lettere di credito, le assicurazioni – a Rialto c’è Calle de la Sicurtà – gli scambi miliardari, i rapporti tra holding commerciali e finanziarie. Questa potenza, era l’Italia “espressione geografica”, altro che popoli calpesti e derisi!

Venezia. Ducato del Doge Michele Steno (1400-1413)

Le calli di Hormuz

Ma poco lontano da lì, un’altra calle allarga l’orizzonte in maniera impressionante. Perché se lo Stretto di Hormuz oggi è su tutti i giornali per il rischio che l’immenso traffico di petroliere che alimenta l’economia mondiale venga strangolato dall’Iran, ecco noi a Venezia siamo passati per Hormuz migliaia di volte.

Venezia. Fondamenta dei ormesini. Nizioleto (foto Abxbay, lic.CC)

Calle dei ormesini, Fondamenta dei ormesini, Ponte dei ormesini. E sapete cos’erano, gli ormesini? Erano pregiatissimi drappi, tessuti di seta e oro, che Venezia importava da Ormuz, in Persia, l’antichissima città che tuttora dà il nome allo Stretto. E li distribuiva, a carissimo prezzo, in tutta Europa.

Marco Polo a Hormuz e gli ormesini

Anche Marco Polo passò da Ormuz. E così ne scrive nel Milione: “Quivi vengono d’India per navi tutte ispezie e drappi d’oro e le portano i mercatanti per tutto il mondo“.

Venezia. Ponte dei Ormesini sul Rio della Misericordia (foto Abxbay, lic.CC)

Una curiosità abbastanza spettacolare è che la Fondamenta dei Ormesini è poco distante dal Ghetto ebraico. Ieri come oggi, anche a Venezia l’Iran e Israele si fronteggiano, separati appena da un Rio che provvidenzialmente si chiama “della Misericordia”.

Il successo commerciale degli ormesini fu così importante da spingere Venezia, per non far mancare il richiestissimo prodotto sui mercati durante le infinite guerre con il Turco, a produrlo anche in loco. Tra Fondamenta, calle e ponte dei ormesini, ci dovette essere una sorta di distretto dedicato a questo fiorente e redditizio commercio.

La Tana veneziana sul Mar d’Azov

Venezia, Campo de la Tana, a ridosso delle mura dell’Arsenale (foto Abxbay, lic. CC)

Cambiamo sestiere, dalla Fondamenta dei Ormesini che è a Cannaregio ci spostiamo a Castello, zona Arsenale. Ecco Campo de la Tana, Calle de la Tana, Ponte de la Tana, Rio de la Tana. Una raffica di toponimi che identifica un’area vasta, imponente, vicinissima alla più grande e moderna fabbrica di navi del mondo antico, dove si praticava, secoli prima di Henry Ford, una sorta di catena di montaggio. Ma cos’è la Tana?

Il Mar Nero col Mar d’Azov

La Tana è una città dove Venezia aveva fondaci, rappresentanze diplomatiche e commerciali, con la quale aveva scambi frequenti e importantissimi. La ricchezza oggi inimmaginabile la cui eco ancora risplende nella strepitosa concentrazione di palazzi, chiese, monumenti che è Venezia, passò anche dalla Tana, dal Mar d’Azov, dal Mar Nero.

La muda della Tana

Tana, l’antica Tanais greca, è la città che oggi si chiama Azov e sta alla foce del Don sul Mar Nero, nel punto estremo del Mar Nero, quella sorta di mare interno chiuso dalla penisola di Crimea che prende il nome di Mar d’Azov. Il punto più vicino all’Estremo Oriente che si potesse raggiungere via nave lungo quel fascio di cammini e di rotte che va sotto il nome di Via della Seta.

Venezia. Rio de la Tana, lungo le mura dell’Arsenale (foto Abxbay, lic. CC)

Dal rio della Tana partiva la muda della Tana, una delle più importanti spedizioni commerciali veneziane. Possiamo immaginare i preziosi carichi allineati sulla Fondamenta de la Tana e in Campo de la Tana.

Perdere la trebisonda

Le navi da carico, scortate da galeee armate, salpavano da lì ogni anno in primavera e tornavano a Venezia alla fine dell’estate. E alla Tana, come anche a Trebisonda, altro scalo fondamentale sull’altra sponda del Mar Nero (il detto perdere la trebisonda vuol dire non riuscire a trovare il faro di quel porto….), Venezia aveva rappresentanze diplomatiche e commerciali stabili.

Venezia, Fondamenta de la Tana. Nizioleto (foto GodeNehler, lic.CC)

Scampoli di una potenza globale che non c’è più, è vero. Ma che bastano a smentire le fake news risorgimentali. A non contare molto, nel mondo, è l’Italia politicamente unita di oggi, non certo l’espressione geografica faro di cultura, la grande e reputatissima Italia plurale di ieri, di Firenze, di Roma, di Milano, di Napoli, e soprattutto la Serenissima, potenza europea i cui dominii e la cui influenza andavano ben al di là dell’Italia…

 

Alvise Fontanella

 

Tags: HormuzMar d'Azovormesinirio della tanavenezia
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