14 Agosto 2022
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La guerra partigiana dell’Anpi contro l’autonomia del Veneto

L’Anpi – l’Associazione nazionale partigiani d’Italia – conduce da anni una guerra spietata contro l’autonomia del Veneto. E contro gli articoli della Costituzione che legittimano la richiesta di autonomia da parte del Veneto.

La guerra dell’Anpi è cominciata prima del referendum sull’autonomia voluto da Luca Zaia, al quale gli elettori veneti – cosa che in democrazia dovrebbe valer qualcosa, persino per l’Anpi – hanno dato una risposta che più chiara e netta non si può.

Il referendum “inutile”

Il referendum sull’autonomia, in Lombardia e in Veneto, era secondo l’Anpi “inutile e oneroso”. E questa inutilità, secondo una nota del Comitato Nazionale Anpi del settembre 2017 (QUI il link al testo integrale), derivava dal fatto che questi referendum consultivi mirano ad ottenere ciò che è previsto, in altra forma, dalla Costituzione italiana. Sono inutili, insomma, sono una spesa inutile, perché chiedono ciò che è già previsto che le Regioni possano chiedere.

Una volta celebrato il referendum, con quel risultato che tutti conosciamo (QUI il link al sito ufficiale), ecco che l’Anpi ci  dà la prova di quanto il referendum invece servisse, perché quegli articoli della Costituzione che lo avrebbero effettivamente reso inutile se la loro applicazione fosse pacifica, sono invece per l’Anpi non applicabili e auspicabilmente cancellabili dalla Carta.

Il disegno Gelmini “incostituzionale”

Sentite cosa scrive l’Anpi nazionale nell’Ordine del Giorno 4 luglio 2022 (QUI il link al testo integrale) bocciando e dichiarando addirittura “incostituzionale” il disegno di legge Gelmini e la procedura prevista per arrivare all’autonomia differenziata.

È vero – scrive l’Anpi – che questa procedura è menzionata nell’art. 116 della Costituzione, ma è inconcepibile sottrarre alla discussione parlamentare e all’opinione pubblica una materia che può cambiare la vita concreta di cittadine e cittadini, per di più nel drammatico momento che sta attraversando il Paese…”.

La Costituzione consultiva

Non ci sfuggano le parole esatte utilizzate dai “guardiani della rivoluzione” italiana.

Nel documento dell’Anpi, la procedura per l’autonomia differenziata è solo “menzionata” dall’art. 116  della Costituzione. Ma guarda un po’: non è “prevista”, “stabilita”, “fissata”, “normata” dalla Costituzione.

Nossignori: quando la Costituzione parla di autonomie, gli articoli diventano quasi solo consultivi per per l’Anpi. Le procedure per l’autonomia non sono dettate ma soltanto menzionate… E quindi si può tranquillamente non tenerne conto, quando la materia possa “cambiare la vita concreta di cittadine e cittadini”. Cioè sempre, quando a chi si impalca a guida spirituale del Paese, la loro applicazione sembri “inconcepibile“.

Leggi quadro e i fantasmatici Lep

Troviamo che l’Anpi abbia ragione. Il disegno di legge Gelmini è effettivamente incostituzionale, ma per motivi opposti a quelli sollevati dall’Anpi. La Costituzione non subordina affatto a fantasmatiche “leggi quadro” l’attribuzione di maggiori autonomie alle Regioni. Tanto meno la subordina agli ancor più fantasmatici Lep, i “livelli essenziali di prestazioni” che i parlamenti italiani ci fanno attendere da trent’anni e soltanto adesso scoprono essenziali, come pretesto per rinviare sine die l’autonomia alle Regioni che la chiedono.

La critica dell’Anpi

La prima critica che l’Anpi fa al ddl Gelmini è quella di assegnare “alla negoziazione tra Stato e Regione interessata la definizione delle materie e delle risorse conseguenti da attribuire alla potestà regionale, senza coinvolgere il Parlamento che vota a maggioranza assoluta solo la legge di puro recepimento dell’intesa”.

Ma è la Costituzione stessa, non il ddl Gelmini, a prevedere che le materie da trasferire siano oggetto di “intesa” tra governo e Regione. La pretesa dell’Anpi che la faticosa intesa raggiunta tra Regione e governo sull’autonomia sia non soltanto sottoposta al voto del Parlamento, come è previsto dalla Costituzione, ma addirittura modificabile liberamente nel dibattito parlamentare, è un’assurdità. Un’intesa è un’intesa, il Parlamento è naturalmente padrone di non approvarla, ma non può cambiarla, se no che intesa sarebbe?

Le 23 materie e la Sanità

Vogliamo parlare delle materie da trasferire alle Regioni? La Costituzione ne elenca 23, le famose 23 che il Veneto ha chiesto. Quindi la richiesta di Luca Zaia, lungi dall’essere eversiva, è la semplice richiesta di applicare la Costituzione vigente. Ma all’Anpi, naturalmente, non sta bene: non sta bene perfino la Sanità, che non fa parte delle 23 materie perché è competenza regionale da anni e anni. Quindi secondo l’Anpi, non solo non va concessa l’autonomia “ulteriore” delle famose 23 materie, ma va tolta o ridotta anche l’autonomia già esistente.

Niente Sanità e niente Scuola

Ecco il giudizio dell’Anpi: “Per quanto riguarda la Sanità, l’esperienza della pandemia ci ha già mostrato come l’autonomia regionale in tema di salute abbia prodotto una forte disparità di trattamento e di diritti tra i cittadini e le cittadine di diverse zone geografiche. Lo stesso può avvenire per la Scuola e la formazione che costruiscono la base culturale e civile della convivenza e della identità nazionale.

Quindi, niente sanità e niente scuola alle Regioni, benché lo preveda la Costituzione. Bisogna assolutamente continuare a raccontare ai ragazzi tutte le bugie sul Risorgimento che ci hanno propinato fino ad ora, tutta la menzognera retorica sulla Grande Guerra, la barzelletta dei popoli italiani “calpesti e derisi” prima che s’inventasse la luminosa Italia una e indivisibile.

Le risorse finanziarie

Ma veniamo ai soldi, senza i quali ovviamente l’autonomia non esiste. La Costituzione, su questo punto, è chiarissima: quando lo Stato trasferisce alle Regioni la competenza su una materia, deve contestualmente trasferire anche le risorse finanziarie che lo Stato stesso utilizzava per gestire le materie trasferite. E deve trasferirle come “quote di tributi erariali“, cioè quote di tasse statali, la quota di gettito fiscale nazionale che veniva destinata alla gestione delle materie trasferite. Il trasferimento di competenze, secondo il disegno costituzionale, è a costo zero: lo Stato trasferisce alle Regioni la quota del gettito erariale corrispondente alle materie trasferite. Non c’è alcun aumento di costi né di tasse.

Il capolavoro del “fabbisogno”

Più chiaro di così. Ma all’Anpi, naturalmente, non sta bene: “Per quanto riguarda le risorse il ddl fa riferimento alla spesa storica e non al fabbisogno della popolazione, penalizzando così le regioni più povere e più carenti di servizi”.

Un capolavoro: lo Stato, secondo l’Anpi, dovrebbe trasferire alle Regioni non le risorse effettivamente utilizzate per gestire le materie trasferite, come previsto dalla Costituzione, ma bensì risorse calcolate in base a criteri e valutazioni politiche sul “fabbisogno” delle popolazioni.

E abbiamo ragione di temere che se una Regione paga le siringhe tre volte quanto le paga il Veneto, o impiega dieci volte il personale del Veneto per gestire le proprie foreste, per soddisfare il “fabbisogno” delle popolazioni avrà necessità di molto maggiori risorse…

Risparmi veneti spalmati sulle altre Regioni

Nulla ha da dire, l’Anpi, sul meccanismo, questo sì davvero incostituzionale, previsto dalla bozza Gelmini, secondo il quale le risorse eventualmente risparmiate dalle Regioni grazie al buon governo delle materie trasferite, non restano a disposizione della Regione, ma tornano allo Stato per essere spalmate su tutte le Regioni, in nome della cosiddetta solidarietà nazionale.

Sacrifici per finanziare sprechi

Facciamo un esempio: lo Stato trasferisce al Veneto la Scuola, insieme al miliardo di euro di gettito fiscale che lo Stato oggi spende per gestire il servizio scolastico in Veneto. Poniamo che il buon Zaia riesca a gestire e magari a migliorare il servizio scolastico, spendendo cento milioni di euro in meno. Bene, direte voi, quei cento milioni di risparmi veneti verranno investiti nel Veneto, no?

Nossignore: andranno a finanziare le Regioni che per gestire gli stessi servizi spendono il doppio. Ma allora, chi mai si darà da fare per risparmiare, per ben organizzare un servizio, se i sacrifici che i propri cittadini fanno, andranno a vantaggio di chi spreca e getta i soldi pubblici dalla finestra?

La Costituzione incostituzionale

Conclusione: per l’Anpi la bozza Gelmini viola l’articolo 2 della Costituzione (doveri di solidarietà nazionale) e perfino l’articolo 3 (uguaglianza dei cittadini). Peccato che questa presunta “incostituzionalità” sia riferita a norme sull’autonomia presenti sì nel ddl Gelmini, ma anche nella Costituzione stessa, che conterrebbe quindi norme incostituzionali. Ma è una contraddizione che l’Anpi supera di slancio, chiedendo pari pari “un’ampia riflessione sulle ragioni del fallimento del federalismo così come disegnato nell’attuale Titolo V, che porti a un radicale ripensamento sul tema”.

Insomma, altro che autonomia “ulteriore”: per l’Anpi bisogna togliere anche quel poco che c’è, e cancellare dalla Costituzione gli articoli che la consentono.

L’Anpi schierata con Fratelli d’Italia

Vale la pena di sottolineare che la controriforma del Titolo V voluta dall’Anpi schiera di fatto gli eredi morali dei Partigiani e della Resistenza sullo stesso fronte di Fratelli d’Italia e persino di quelle formazioni di estrema destra che non rinnegano il Fascismo.

Fu il Fascismo ad esasperare il centralismo italiano, già fortissimo fin dalla conquista sabauda dell’Italia. Fu il Fascismo a fondare sul mito di Roma imperiale e sul sangue della Grande Guerra la retorica patriottarda che tanto male ha fatto all’Italia e che tuttora ci viene insegnata nelle scuole, pur essendo quella che ci ha portato nuovamente in guerra e che ci ha portato a perdere Istria e Dalmazia.

Pensiero federalista tradito

Avremmo quindi diritto di aspettarci che le Associazioni che si considerano custodi dei valori della Resistenza, fossero in prima linea nella battaglia contro il centralismo, che si sentissero continuatrici del pensiero federalista di Antonio Gramsci e di Silvio Trentin, e di tante altre grandi figure della sinistra, del migliore antifascismo italiano ed europeo.

Rattrista trovare invece gli eredi morali dei Partigiani fianco a fianco dei partiti di destra e persino delle formazioni estremiste eredi morali del Duce, pronti a cancellare tutti insieme dalla Costituzione ogni traccia di federalismo e di vera autonomia, garanzia di libertà.

 

 

 

 

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