17 Giugno 2024
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Gianpaolo Dozzo, uomo della Liga e della Lega, non del partito di Salvini

Gianpaolo Dozzo è morto a 69 anni, fulminato da un infarto, lunedì 4 giugno 2024, di mattina, nel giardino della sua casa di Quinto di Treviso. Sindaco di Quinto, parlamentare della Lega per ben cinque legislature, sottosegretario all’Agricoltura, Gianpaolo aveva da tempo problemi di cuore, ma stava bene e nessuno si aspettava la sua partenza improvvisa.

Non se l’aspettava l’amico Roberto Ciambetti, presidente del Consiglio regionale del Veneto: «Ci siamo visti l’ultima volta un paio di settimane fa e mi sembra impossibile oggi essere qui a piangere la sua scomparsa. Esce di scena un vero galantuomo, una delle figure più belle della storia della Liga Veneta e del sentimento autonomista democratico del Veneto».

Gianpaolo Dozzo

Alla partita di rugby

Sabato scorso Gianpaolo Dozzo era andato allo stadio per la partita di rugby, e il giorno prima molti lo avevano salutato – Dozzo era molto amato – mentre passeggiava nella sua adorata Quinto. Io stesso, che amo percorrere in bici la splendida ciclabile Treviso-Ostiglia, che a Quinto passa e dal lavoro dei volontari di Quinto è nata, l’ho incontrato più volte mentre camminava, col suo passo mite e riflessivo, il sorriso pronto, la battuta, l’ironia che non mancava mai.

Lo stile di Dozzo

Ma quello che, come molti suoi amici, ho sempre apprezzato di lui, era la serietà e la coerenza gentile, mai arrogante, mai pronta ad affermarsi migliore di altre scelte, ma ferma, dura come una roccia appena ammantata di morbido muschio.

Non era facile, per un giornalista, conquistare la sua fiducia. Come i democristiani vecchio stampo, Dozzo non cercava il consenso, non metteva in piazza i retroscena, aborriva il gossip e gli attacchi personali agli altri politici. Lavorava, e seguiva la sua strada, parlando il meno possibile. Lontano anni luce dalle risse e dagli insulti che oggi i suoi colleghi parlamentari e di governo si scambiano a favore di telecamera. Ma le sue idee, le aveva.

Ed è per il rispetto che ho per quella sua mite coerenza, e di questo suo stile, che voglio riportare alcune sue parole.

Al timone della Liga nelle tempeste

Perché Gianpaolo Dozzo è stato uno dei grandi protagonisti della epopea della Liga Veneta, della quale resse il timone nei momenti delle peggiori tempeste, come avvenne nel 1998 dopo l’uscita dal partito di molti politici e militanti, conseguenza politica dell’azione dei Serenissimi, e poi nel 2015, dopo il ciclone Flavio Tosi. Ed è quindi giusto e doveroso che la Lega di oggi lo pianga, è giusto che Salvini e i vertici del partito gli rendano onore.

Mai iscritto al partito di Salvini premier

Ma non più tardi di qualche settimana fa, facendomi amichevolmente notare un errore in un mio articolo pubblicato qui su Serenissima News, Gianpaolo Dozzo mi scriveva, su Whatsapp, queste parole: «A differenza di altri, io non sono mai stato iscritto al partito di Salvini premier. Ho mantenuto da sempre un’unica tessera, quella della Lega Nord».

Riporto queste sue parole perché non si può, ora che purtroppo lui non c’è più, arruolare Gianpaolo Dozzo tra le colonne del partito ipernazionalista di destra che oggi si presenta alle elezioni europee candidando Vannacci.

Colonna della Liga e della Lega

Gianpaolo Dozzo ha diritto di essere ricordato per l’uomo che veramente era, un campione della vecchia guardia, una colonna della Liga Veneta e della Lega Nord dei bei tempi, quando il Carroccio voleva rappresentare un territorio, non faceva del Ponte sullo Stretto la propria priorità, non si sognava di candidare i Vannacci e non faceva a gara con gli eredi del Msi per conquistare i voti dell’estrema destra.

Umberto Bossi

Gianpaolo Dozzo ci teneva a dirlo, che ha avuto una sola tessera, quella della Lega Nord. Bossiano di ferro, era tra i pochi che sentiva davvero, e spesso, Umberto Bossi, il “capo”, mal sopportato dall’attuale dirigenza leghista. E non credo sia solo un caso che il figlio di Gianpaolo si chiami proprio Umberto.

Gianpaolo Dozzo con Roberto Marcato

Benvoluto, stimato e consultato tuttora da molti in Lega, Dozzo era amico fraterno dell’altro grande Gianpaolo della Liga Veneta, Gian Paolo Gobbo. E di Gianantonio Da Re, e di Luca Zaia. E di Roberto Marcato, anche lui fortemente critico con la deriva nazionalista del partito di Salvini.

La lealtà verso Luca Zaia

E a proposito di Luca Zaia, che ieri ha espresso il suo dolore ricordando che quando, oltre 30 anni fa, si iscrisse alla Liga Veneta, Dozzo era il segretario della sua sezione, voglio raccontare un altro piccolo episodio, che dice qualcosa del carattere di Gianpaolo Dozzo, della sua lealtà, e dello spirito di servizio che ha guidato il suo impegno politico.

Era, mi pare, la primavera del 2008, il governo Berlusconi cercava un nuovo ministro dell’Agricoltura, e Gianpaolo Dozzo, per due volte sottosegretario all’agricoltura nei governi Berlusconi, era uno dei candidati naturali. Fu scelto invece Luca Zaia. Con la cattiveria tipica dei giornalisti, telefonai a Dozzo e gli chiesi: ma no ti ghe zé rimasto un fià mal?

Lui rispose di getto: «Ma gnanca par sogno! Scoltime mi, ghemo fato ben a far Luca. Te vedaré. No stà scrivarlo, che qualchidun no se ne gabia par mal, ma varda che Luca zé el mejo bò che ghemo in stala».

Se vedemo, Gianpaolo!

 

Alvise Fontanella

 

 

 

 

 

 

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