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Scozia, Galles e Irlanda del Nord, patto per l’autodeterminazione “scioglie” il Regno Unito

Vertice a Cardiff tra i premier - tutti indipendentisti - delle tre Nazioni. E se Veneto, Lombardia, Friuli seguissero l'esempio?

Alvise Fontanella by Alvise Fontanella
16 Settembre 2026
in Mondo Veneto
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Scozia, Galles e Irlanda del Nord, patto per l’autodeterminazione “scioglie” il Regno Unito
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L’Inghilterra resta sola: le altre tre nazioni che costituiscono il Regno Unito – Scozia, Galles e Irlanda del Nord -pretendono di poter esercitare il diritto di autodeterminazione.

Lo chiamano già “il fronte di Cardiff“, dalla città nella quale ieri, lunedì 14 settembre 2026, il primo ministro scozzese John Swinney (SNP), il primo ministro gallese Rhun ap Iorwerth (Plaid Cymru) e la premier nordirlandese Michelle O’Neill (Sinn Féin) – tutti esponenti di partiti indipendentisti e repubblicani – si sono incontrati per siglare un memorandum d’intesa che afferma solennemente il diritto all’autodeterminazione dei tre popoli soggetti al Regno Unito, e chiede l’istituzione di un “meccanismo giuridico” per rendere applicabile questo diritto, tramite l’indizione di referendum, che non debbono essere sottoposti, come avviene adesso, al placet di Londra.

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Insieme siamo più forti? Una barzelletta

Il premier britannico Andy Burnham ha risposto con l’argomento – quante volte l’abbiamo sentito, anche nell’espressione geografica chiamata Italia – del “richiamo all’unità del Paese”, dell'”insieme siamo più forti” e ha escluso di voler autorizzare referendum per l’autodeterminazione, se non quando – come prescrive l’accordo che mise fine alle violenze in Irlanda del Nord – vi siano segnali chiari e indubitabili che una maggioranza di elettori sia favorevole a staccarsi da Londra. Come se il fatto che in Scozia in Irlanda del Nord e persino nel Galles storicamente laburista siano al potere partiti indipendentisti e repubblicani non testimoni già qualcosa in questo senso.

Ma l’argomento classico che viene usato contro gli indipendentisti di tutte le nazioni senza Stato – e cioè che soltanto uniti si è forti – è veramente, in Gran Bretagna, una barzelletta. Perché la Gran Bretagna, con la Brexit, è uscita dall’Unione Europea, grazie al voto favorevole degli inglesi, e nonostante il voto contrario degli scozzesi e dei nordirlandesi, e una risicatissima maggioranza nel Galles. E perché ad aver rilanciato la volontà di separarsi da Londra, e la richiesta della Scozia di rifare il referendum di autodeterminazione che si tenne nel 2014 e nel quale l’indipendenza fu sconfitta di un soffio, è proprio il dissenso sulla Brexit: Scozia, Galles e Irlanda del Nord vogliono “remigrare” in Europa. “Il nostro futuro è nell’Unione Europea“. Il paradosso inglese, oggi, è questo: a volere l’unità, sono i separatisti…

Trump, una vendetta o un favore a Putin

L’incontro tra i leader scozzese, gallese e nordirlandese avviene a poche ore dalla clamorosa ingerenza di Trump. Il presidente americano, in visita nell’Irlanda del Nord, ha detto non solo che “mi piacerebbe vederla riunirsi con l’Irlanda“, ma che questo avverrà certamente prima o poi, e “non capisco perché si debba aspettare“.

 

Ma sarebbe un errore ritenere che il Patto di Cardiff per l’autodeterminazione sia stato “inventato” dalle estemporanee sparate di Trump, probabilmente una vendetta contro il premier britannico, a lui inviso, se non addirittura ispirate da una delle molte cordiali telefonate con il suo amico fraterno Vladimir Putin, che vede nel Regno Unito il più forte baluardo europeo a difesa dell’Ucraina, e da tempo cerca di indebolire Londra in ogni modo.

La questione scozzese

Ma al di là delle motivazioni che hanno spinto Trump a sostenere la riunificazione irlandese, bisogna ricordare che la questione del diritto all’autodeterminazione di Scozia, Galles e Irlanda del Nord è caldissima da tempo, dopo il clamoroso trionfo del partito indipendentista anche nel Galles, storicamente sempre laburista. E negli ultimi mesi si è riproposto lo scontro tra la Scozia e Londra sulla questione del nuovo referendum.

Nel 2014 la Scozia si vide riconoscere da Londra il diritto di indire un referendum per l’indipendenza dal Regno Unito. Gli indipendentisti persero d’un soffio. Ma la Brexit ha gonfiato le ragioni dell’indipendenza, perché la Scozia si sente europea. Di qui la richiesta di un nuovo referendum, cui Londra si oppone con altalenante difficoltà, avendolo già autorizzato una volta (e fu una lezione di democrazia!). E anche il Galles ha buon gioco nel chiedere di poter tenere il referendum per l’indipendenza. “Se il diritto all’autodeterminazione vale per uno, deve valere per tutti”.

La forza delle parole solenni

Il Patto di Cardiff non è destinato a produrre effetti immediati. Ma ha la forza e la dignità delle affermazioni solenni, che producono effetti per generazioni. Tre nazioni, sottoposte allo scettro inglese, affermano il diritto di decidere di sè. E chiedono alla democrazia britannica strumenti per esercitare in pace, civilmente, questo diritto, che non può essere subordinato al volere di Londra.

Perché, anche nella plurale Italia, non si può seguire l’esempio del Galles, dell’Irlanda del Nord, della Scozia? Perché dobbiamo rassegnarci alla palude in cui hanno confinato l’Autonomia differenziata, pur sancita dalla Costituzione? Se da questa palude emergerà qualche microscopico passo avanti nell’Autonomia del Veneto, ben venga, naturalmente. Ma almeno, affermiamo con forza, con solennità, quali sono i nostri diritti come popolo.

Serenissimi e Zaia, la forza dei simboli

Quando i Serenissimi salirono sul Campanile, essi parlarono al cuore di tutti, affermarono con la potenza dei gesti poetici e del sacrificio di sè, che il Veneto è una Nazione storica, soggetto di diritti come tale. Quando Luca Zaia impose il referendum del 2017, scegliendo lo stesso giorno di ottobre in cui 151 anni prima si era svolto il referendum truffa per l’annessione del Veneto al Regno d’Italia, quella scelta simbolica parlò al cuore degli elettori veneti.

Il patto di Cardiff, il patto di tre Nazioni per chiedere di esercitare pacificamente il diritto di autodeterminazione, perché non può essere seguito in Italia? Anche qui, come nel Regno Unito, le regioni dove più forti sono le richieste di autonomia e indipendenza sono governate da partiti e maggioranze che dovrebbero essere sensibili a questi temi.

Le risoluzioni Morosin e Foggiato

Di fronte al crollo dell’illusione di veder applicata in tempi ragionevoli l‘autonomia prevista dalla Costituzione, perché Stefani, Fedriga, Fontana non potrebbero gettare sul tavolo una richiesta-bandiera semplice, comprensibile, solenne come la Risoluzione 42, proposta da Alessio Morosin, che nel 1998 venne votata dal Parlamento regionale del Veneto ?

Alessio Morosin (Indipendenza Veneta)

O la Risoluzione 44 del 2012, presentata da Mariangelo Foggiato, che in perfetta continuità con la Risoluzione Morosin ribadiva, di fronte a istituzioni che osavano addirittura negarlo, che il popolo veneto è un popolo, soggetto di diritti come tale, consolidati in mille anni di indipendenza. E chiedeva allora a Venezia e Roma le stesse identiche cose che oggi chiedono a Londra i premier di Scozia, Galles e Irlanda del Nord: un percorso legale, pacifico, democratico, civile, per esercitare il diritto di autodeterminazione, diritto fondamentale e inalienabile di tutti i popoli.

C’è una Cardiff nell’Italia?

C’è una Cardiff nella penisola italiana? C’è un luogo impolitico, nel cuore dei governatori leghisti del Nord, che senta il dovere, la bellezza di levare alta, sopra il deserto dell’autonomia differenziata, una voce chiara, limpida e solenne? Una voce che rincuori il popolo deluso dopo un referendum trionfale, seguito da nove anni di traversata?

Una voce che non ha fretta, una voce pacifica che non scardina la democrazia, e neppure interrompe il poco produttivo dialogo per l’autonomia differenziata. Ma una voce che pianti la bandiera, che riporti sul tavolo la vera questione veneta, che dica, a Roma ma anche a Salvini, signori, l’autodeterminazione è un diritto, un diritto che nessuno ci può togliere, un diritto a cui non abbiamo diritto di rinunciare.

Alvise Fontanella

 

 

Tags: alessio morosinautonomiaCardiffgallesgran bretagnairlandamariangelo foggiatoscozia
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