Il Comune di Verona, pochi giorni fa, ha celebrato i 160 anni di “Verona italiana“, sarebbe a dire i 160 anni dall’annessione al Regno d’Italia. La data esatta di “Verona italiana”, per la verità, non cade il 21-22 ottobre, anniversario del plebiscito-truffa che doveva legittimare l’annessione di tutte le province venete, ma qualche giorno prima: già il 16 ottobre 1866 infatti, una settimana prima del referendum, l’esercito sabaudo aveva già preso possesso della città e i bersaglieri erano entrati correndo da Porta Vescovo.
Il referendum si svolse quindi in stato di occupazione militare, come nelle altre province, e d’altronde la consegna delle Venezie ai Savoia era già stata firmata prima che il plebiscito-truffa si svolgesse.
Verona fidelis
L’Amministrazione comunale di Verona, che tanto si è impegnata per questa infausta ricorrenza, è la stessa che negò sostegno alle celebrazioni delle Pasque Veronesi, l’eroica, corale lotta dei Veronesi contro le truppe di Napoleone invasore, per mantenere la Repubblica Veneta.

La propaganda sabauda è tuttora in auge: c’è una storia che si deve celebrare e onorare, e un’altra che si deve, possibilmente, cancellare e dimenticare. Anche se la grandezza della Serenissima, e della sua fidelis Verona, è sotto gli occhi di tutti, ed è sotto gli occhi di tutti la sconsolata decadenza morale e materiale alla quale l’annessione ci ha condotto.
Napoleone benemerito?
Il Comune di Verona, promuove persino una mappa, “I luoghi del Risorgimento“, che propone in città “un percorso storico che prende avvio nel 1796, con l’arrivo delle truppe napoleoniche e la diffusione delle prime aspirazioni alla libertà e al cambiamento….fino all’unione al Regno d’Italia”. Una conferma ulteriore che, per il patriottismo italista, l’invasore, devastatore e criminale Napoleone è un benemerito, anzi è il primo eroe del Risorgimento, anticipatore e fondatore dell’una e indivisibile itala nazione.

I comunicati del Comune non dedicano neppure una parola alle devastazioni napoleoniche, alle migliaia di insorti veronesi massacrati dai francesi, neppure una parola alla Resistenza veronese contro le idee e i crimini del cosiddetto “liberatore”, così ben documentata dal recente volume di Ettore Beggiato “1797, la Serenissima e l’occupazione napoleonica“. No, quei crimini sono tutti perdonati, resta anzi il merito di aver diffuso le “aspirazioni alla libertà e al cambiamento“, semi della pianta che fiorirà nell’unione al Regno d’Italia. Il Comune di Verona, insomma, danza allegramente oggi attorno all’Albero della Libertà davanti al quale non vollero danzare, a costo della vita, i veronesi dell’epoca.
La contro-manifestazione
Dobbiamo essere riconoscenti a chi, in questa orgia risorgimentalista, ha tenuto alta la bandiera del dissenso: a Maurizio Ruggero, al Comitato Pasque Veronesi e alle altre associazioni che hanno coraggiosamente voluto tenere in Verona, negli stessi giorni in cui il Comune celebrava l’entrata dei bersaglieri sabaudi da Porta Vescovo, una contro-manifestazione che ha ricordato, e rimpianto, l’uscita dalla città degli ultimi reparti dell’esercito imperiale d’Austria.

Un piccolo drappello storico, nella gloriosa divisa dell’Imperial Regio Reggimento Sigismondo, un reggimento dell’esercito austriaco che era formato da veronesi e lombardo veneti, ha sfilato in Verona per onorare chi fino all’ultimo resistette all’annessione ingiusta al Regno d’Italia. Mezzo milione di lombardi e veneti, fino al 1866, ha militato fedelmente nell’esercito imperiale austriaco, battendosi valorosamente contro i nemici dell’Impero, anche quando si chiamavano Savoia. Soldati che – come i veneti, istriani e dalmati di Lissa, “ultima vittoria della Marina Veneta“, la propaganda sabauda e nazionalista italiana ha condannato all’oblio.
Meglio l’Austria
Sia consentita un’ultima nota: questa testata non è filo-austriaca, noi siamo con Daniele Manin e gli insorti contro l’Austria, per riavere la Repubblica Veneta. Noi vogliamo la Venezia indipendente. Ma se fossimo costretti a scegliere tra l’Austria e l’Italia, tra l’Impero multinazionale degli Asburgo e l’Italia una e indivisibile, ebbene preferiamo di gran lunga l’Impero, preferiamo il governo di Vienna a quello di Roma.
Ucronia europea
E visto che l’ucronia (genere letterario in cui si immagina uno sviluppo storico alternativo a quello reale) va tanto di moda, vorremmo che qualche valente studioso si cimentasse in un romanzo storico. Un romanzo in cui i Savoia, sconfitti per terra e per mare come avvenne nel 1866, non ottengano poi per via diplomatica e truffaldina l’annessione del Veneto.

Un romanzo in cui l’Impero degli Asburgo resista all’ondata ruggente dei nazionalismi, esca vittorioso dalla Grande Guerra, e mantenga unite insieme le sue cento nazionalità, che pur nelle alterne vicende, sempre riconobbe, e tra le quali riconosceva la Veneta Nazione, mentre ancor oggi l’Italia si ostina a negare persino l’esistenza del popolo veneto.
Se l’Impero multietnico della Casa d’Asburgo non fosse crollato, l’ubriacatura nazionalista che ha devastato il continente sarebbe stata stroncata sul nascere, il mondo non avrebbe conosciuto Fascismo, Nazismo e Seconda Guerra Mondiale, e un’Europa Unita dei popoli – e non degli Stati – sarebbe solida realtà da cent’anni e sarebbe forse oggi la prima potenza mondiale invece che lo zimbello di Trump.
Alvise Fontanella









