Il libro di Ettore Beggiato “1866,la grande truffa. Il plebiscito di annessione del Veneto all’Italia” è arrivato alla sesta edizione.
E dunque abbiate fede, non tutto è perduto.
Non tutto è perduto
Non tutto è perduto, anche se l’Autonomia non ce la danno neppure col contagocce. Anche se Venezia pochi anni fa acquista a caro prezzo la statua di Napoleone, il proprio killer. Anche se in comuni come Verona si è appena festeggiata la ricorrenza dell’annessione all’Italia, con i bersaglieri entrati di corsa da Porta Vescovo.
Anche se strade e piazze delle Venezie sono piene di personaggi, battaglie e date del Risorgimento, come se nei secoli che vennero prima – i secoli dell’Italia politicamente divisa ai quali dobbiamo tutta la nostra gloria nel mondo – non ci fosse nulla di degno di venir ricordato.
Non tutto è perduto, persino se qualcuno ancora nega addirittura l’esistenza del popolo veneto, che si governò indipendente e sovrano per oltre mille anni, e della lingua veneta che tutti noi parliamo e che di là dell’Oceano si insegna all’Università.
Sesta edizione di un libro “scandaloso”
Non tutto è perduto, se un libro controcorrente, che a suo tempo diede scandalo ai risorgimentalisti sfegatati, che venne osteggiato, criminalizzato e persino dileggiato da studiosi, nascosto da molte librerie, snobbato da gran parte della stampa, è riuscito negli anni nell’impresa di sfondare il muro di omertà risorgimentale e imporsi nella pubblica opinione con la forza della verità, perché come diceva mio padre, i fatti sono argomenti testardi. E raggiunge oggi addirittura la sesta edizione, con numeri da bestseller.

“1866, la grande truffa. Il plebiscito di annessione del Veneto all’Italia” è ormai un classico. Apparve nel 1999 questo coraggioso, testardo libro di Ettore Beggiato, che aprì un campo di ricerca negletto e abbandonato per un secolo e mezzo dagli storici e dagli studiosi “ufficiali”. Università italiane e venete, ricercatori illustri hanno prodotto decine di migliaia di studi sul Risorgimento, migliaia e migliaia di libri. Centinaia di archivi storici sono stati inventariati, indagati, studiati per approfondire personaggi e vicende del Risorgimento. Ma sui giorni decisivi delle annessioni degli Antichi Stati al Regno d’Italia, silenzio assoluto. Buio assoluto. Interesse accademico zero, e fonti tenute nascoste dallo Stato, come segreto militare.
La propaganda dei Savoia
Per un secolo e mezzo, ci siamo dovuti accontentare della “verità” incisa nella pietra delle lapidi nelle piazze venete, e nel marmo della lapide capitale, posta in Venezia in Palazzo Ducale, che raduna i voti unanimi di tutte le province venete – 647.249 voti favorevoli, contrari 69 – e proclama l’entusiastica, plebiscitaria volontà dei Veneti di annettersi al Regno d’Italia. Ci siamo dovuti accontentare della storia bugiarda che da un secolo e mezzo la propaganda dei Savoia ci ha propinato.
Ce l’hanno insegnata a scuola e ci abbiamo creduto, ce l’hanno ripetuta le Autorità nelle piazze, in un tripudio di bandiere tricolori. E la menzogna, ripetuta le mille volte, è diventata verità.
L’omertà risorgimentale
Ci voleva Ettore Beggiato per togliere il velo della propaganda, per grattare via dalle lapidi le risplendenti bugie del Risorgimento e sul Risorgimento. Ci voleva Ettore Beggiato per raccontarci la verità che l’Italia ci ha nascosto: quella di un’annessione brutale, di referendum truffa, di risultati del voto ridicolmente costruiti a tavolino, di votazioni palesi, davanti ai soldati schierati, con la cessione delle Venezie già avvenuta.

Di edizione in edizione, il libro “1866 la grande truffa” ha sfondato il muro di omertà risorgimentale, ed è riuscito a cambiare la percezione stessa che i Veneti, oggi, hanno dell’origine della loro storia nell’Italia politica. Oggi è comune sentir parlare di plebisciti truffa, e persino voci certamente inclini ad avvalorare la “storia ufficiale” del Risorgimento, quando accennano ai plebisciti del 1866 non possono esimersi dall’inserire, magari tra virgole e parentesi imbarazzate, il dubbio che sì, effettivamente, forse, quei plebisciti non rappresentarono affatto la volontà del popolo veneto.
Il dono della Regione Veneto
Nel 2016, in occasione del 150° anniversario del referendum di annessione, la Regione Veneto donò alcune copie del libro di Beggiato a una novantina di biblioteche venete. Suscitando reazioni indignate, e l’accusa di aver fatto propaganda “venetista” con soldi pubblici. Come se un secolo e mezzo di propaganda menzognera, come se le mille e mille iniziative per tramandare una storia bugiarda non fossero stati sostenuti, alimentati, foraggiati con denaro pubblico.
Il Veneto non disse mai Sì
Di fronte all’evidenza della “truffa”, l’apparato accademico italico ha persino inventato l’inedita nozione di “plebisciti a-decisionali” che avevano il solo compito di acclamare entusiasticamente l’annessione già operante. Peccato che i patti internazionali che stanno alla base dei referendum del 1866 fossero chiarissimi e condizionassero l’annessione alla volontà del popolo. E comunque, perfino questo argomento dei fan del Risorgimento prova, in ultima analisi, che mai il popolo veneto disse Sì, mai si espresse validamente per l’annessione all’Italia.
La sesta edizione di questo classico di successo- che esce per i tipi di Editrice Veneta, ancora con la fulminante prefazione di Sabino Acquaviva e la postfazione di Lorenzo Del Boca – è la migliore risposta agli studiosi “a senso unico” del Risorgimento, e ci interroga dunque, nuovamente, sulla stessa legittimità dell’appartenenza delle Venezie all’Italia.
Alvise Fontanella









