L’abolizione del bollo auto, nelle modalità con cui è stato deciso da Giorgia Meloni, è un insulto alle Autonomie regionali. Uno schiaffo all’Autonomia.
Ma vi pare normale? Il bollo auto non è una tassa statale, è un tributo proprio delle Regioni, gestito dalle Regioni, le quali fissano tariffe, esenzioni, riduzioni, criteri di calcolo dell’imposta, e infine mettono a bilancio e incassano il gettito. Vi pare normale che il governo centrale abolisca un tributo regionale, anzi il maggiore tra i tributi regionali, senza manco consultare le Regioni? Non è solo una questione di soldi, che pure c’è, perché il “costo” dell’abolizione del bollo, che Meloni promette di restituire ai bilanci regionali, appare largamente sottostimato. No: prima di tutto, è una questione di rispetto delle Autonomie.
Le promesse di Meloni
Andiamo per ordine. Nella sua ultima, trionfale campagna elettorale, Giorgia Meloni non aveva promesso di abolire il bollo auto. Aveva invece promesso di abolire il superbollo, cioè l’addizionale al bollo che viene pagato dai proprietari di auto che superano i 185 kw (252 cavalli) di potenza.
Ma oggi, su proposta della stessa presidente del Consiglio, il governo ha approvato – la misura è introdotta per il solo 2027, ma sarebbe alquanto impopolare tornare indietro – l’abolizione del bollo per tutte le “prime auto” fino a 80 kw (108,8 cavalli). Il superbollo invece rimane. Orbene, tra bollo auto “ordinario” e superbollo c’è una differenza sostanziale: il bollo auto ordinario è una tassa regionale che viene incassata dalle Regioni. Il superbollo è un’addizionale erariale che va tutta allo Stato.
Soldi della Sanità…
Quindi il governo Meloni, abolendo il bollo auto per le auto fino a 80 kw -108,8 cavalli (il 70 per cento circa delle auto in circolazione), non ha rinunciato a un centesimo del gettito fiscale che va allo Stato. L’abolizione della “tassa più odiata dagli italiani” come l’ha definita la Presidente del Consiglio (e non è vero: la più odiata, secondo le rilevazioni statistiche, è il canone tv), è avvenuta interamente a spese delle Regioni ordinarie.
Lo Stato, insmma, si fa bello e acquista popolarità, abolendo una tassa che non è sua, è delle Regioni e va a finanziare la spesa regionale, e cioè essenzialmente la Sanità, che assorbe il 90 per cento delle spese regionali.
Il buco di bilancio appare sottostimato
Naturalmente il governo Meloni ha promesso di ripianare il buco di bilancio che l’abolizione del bollo apre nei bilanci delle Regioni. E qui i conti non tornano. Lo stanziamento previsto dal governo non arriva a 2,3 miliardi di euro. Ma il gettito del bollo auto vale oltre 7,5 miliardi di euro (700 milioni nel solo Veneto), e il governo ha abolito il bollo per sette auto circolanti su dieci, oltre che per l’intero parco delle moto e ciclomotori.
Benché le tre auto su dieci che rimarranno “paganti” – quelle oltre i 108,8 cavalli – versino mediamente di più, tuttavia sembra fuori della realtà che il 70 per cento delle auto più tutte le moto forniscano appena 2,3 miliardi sui 7,5 del gettito totale. La valutazione del governo sul “costo” dell’abolizione del bollo appare quindi largamente sottostimata.
Rimborso incerto e parziale
Le Regioni, insomma, perdono – senza manco venire interpellate – un importante tributo proprio, e rischiano di ricevere in cambio un rimborso incerto, tardivo – come tutti i versamenti dallo Stato – e probabilmente parziale da Roma. La Regione Toscana ha già fatto qualche conto, e stima che il rimborso statale coprirà appena 100 milioni di euro mentre il gettito perduto è di 350 milioni. Mancheranno insomma al bilancio regionale circa 250 milioni di euro. Soldi che dovranno rientrare, o sotto forma di tagli ai servizi sanitari, o sotto forma di tasse.
Ma lo stesso principio vale per lo Stato. Ammesso e non concesso che dopo defatiganti trattative, le Regioni riescano a ottenere dal governo centrale un ripianamento al 100% del buco di bilancio che si apre con l’abolizione del bollo, non vi è dubbio che i fondi necessari – probabilmente una somma superiore ai 3 miliardi di euro – saranno reperiti o attraverso nuovo debito, o attraverso aumenti della pressione fiscale.
Non c’è solo il problema dei soldi
Figuriamoci poi, se nelle prossime finanziarie sarà confermata l’abolizione del bollo, quale gigantesco aggravio burocratico e contabile sarà necessario, ogni anno, per determinare, Regione per Regione, quale sarà stato l’impatto dell’abolizione: si dovrà confrontare il gettito rimasto con quello che ci sarebbe stato se il bollo non fosse stato abolito, tenendo conto delle variazioni del parco auto in ciascuna Regione, modello per modello, tipo di alimentazione, potenza fiscale, tasso di evasione del bollo, che in alcune Regioni – sempre le solite – è imponente. E che si fa, con questo gettito “non riscosso”? Lo pagano i contribuenti, cioè lo paghiamo noi, alle Regioni incapaci di riscuoterlo dai propri cittadini?
Ma non c’è solo il problema dei soldi. C’è un ultimo aspetto da considerare, ed è quello dell’Autonomia. Ormai è piuttosto evidente che tutte le riformette messe in campo dal govenro Meloni vanno non ad espandere, ma a comprimere le autonomie regionali e territorial, eccezion fatta per l’autonomia di Roma capitale, che è stata irrobustita in modo clamoroso.
Finanza regionale asservita allo Stato
L’abolizione del bollo auto conferma questa strategia. La Costituzione prevede che le finanze regionali abbiano una solida base di “tributi propri” o di “quote di tributi erariali“. Cioè entrate proprie, sicure e autonome dallo Stato. Abolendo il bollo auto, che è un tributo proprio delle Regioni, anzi il maggiore tributo proprio che finanzia le Regioni, e sostituendolo con contribuzioni statali soggette ogni anno, come tutti i contributi statali alle Autonomie locali, a trattative esasperanti, a criteri di ripartizione fantasiosi che premiano sempre le stesse Regioni, e infine a costanti ritardi nei pagamenti, lo Stato asservisce la finanza regionale, architrave di ogni Autonomia.
Governatori a Roma col cappello in mano
Abolendo il bollo, che è una tassa regionale, lo Stato non toglie alle Regioni solo dei soldi. Toglie autonomia. Toglie libertà. Senza tributi propri, senza quote stabilite delle tasse erariali pagate in Regione, non c’è autonomia, non c’è libertà di governare il proprio territorio. Il bollo auto c’è in quasi tutti i Paesi europei, ma se in Italia si vuole abolire questa tassa, bene, è facoltà del Parlamento farlo.
Ma in una Repubblica che la Costituzione afferma costituita, a pari rango, da Comuni, Regioni e Stato, un governo non abolisce una tassa regionale senza prima concordare la cosa con le Regioni. E abolisce un tributo proprio regionale soltanto trasferendo alle Regioni, in cambio della tassa abolita, altri tributi propri, oppure quote di imposte statali corrispondenti al gettito reale del tributo regionale che viene abolito. Non si limita alla vaga promessa di stanziare un rimborso, per ottenere il quale poi i governatori delle Regioni dovranno ogni anno pellegrinare a Roma col cappello in mano.
Alvise Fontanella






