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Home Luoghi da scoprire

Serenissima modernità, in Polesine la prima macchina a vapore d’Europa: era il 1718

Marco Fornaro by Marco Fornaro
31 Luglio 2022
in Luoghi da scoprire, StoriaNostra
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Particolare del medaglione sulla facciata del Teatro Jacquard di Schio (foto tratta da sito Venetostoria)
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Se solo i nostri giovani conoscessero la storia del proprio territorio ci sarebbe di cui essere orgogliosi. Polesine, terra tra i fiumi, terra di confine per secoli, ricca di storia.

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Qui si potrebbe vivere di turismo se solo lo si volesse. Invece nell’ultimo mezzo secolo una continua campagna denigratoria e una pessima amministrazione del territorio ha portato  intere generazioni di giovani compresa la mia a definire il Polesine “una terra depressa”, “una terra povera di occasioni”, una terra dove non c’è nulla per cui valga la pena di lottare. Una terra che è meglio lasciarsi alle spalle cercando fortuna altrove. Il passato invece racconta una storia diversa.

LEGGI ANCHE L’eroica vita di Bartolomeo Minio: quando Cristoforo Colombo faceva il corsaro

Lo sapevate che fu in Polesine il debutto della macchina a vapore? Il racconto che segue è opera di giovanissimi studenti polesani dell’ I.C. di Villadose. Giusto dare la scena a loro e che sia di buon auspicio per la future generazioni.

In Polesine il debutto della macchina a vapore

Veduta area di San Martino di Venezze (polesine) l'Adige, e il paese di Anguillara (padovano) foto web
Veduta area di San Martino di Venezze (polesine) l’Adige, e il paese di Anguillara (padovano) foto web

La prima macchina a vapore del continente? A San Martino di Venezze, lungo l’Adige! Tutti sanno che la macchina a vapore fu inventata in Inghilterra, ma pochi, ne siamo certi, sono a conoscenza del fatto che la prima macchina a vapore del continente fu messa in funzione proprio a San Martino di Venezze. Avvenne in località Trona, a ridosso dell’Adige, in una zona oggi nota con il nome di Macchinetta. Lì il Nobile Veneziano Nicolò Tron possedeva dei terreni in parte ancora acquitrinosi. Egli vide il mezzo per bonificarli proprio nei primi prototipi dell’apparecchio che avrebbe rivoluzionato il mondo del lavoro. La storia di Nicolò Tron merita di essere raccontata.

Chi era Nicolò Tron

Statua di Nicolò Tron presente a Padova in Prato della Valle (foto web)
Statua di Nicolò Tron presente a Padova in Prato della Valle (foto web)

Nato nel 1685 a Padova, frequentato il collegio dei nobili di Parma, intraprese giovanissimo la carriera politica come Savio agli Ordini, nella Veneta Repubblica. Il 1712 fu per lui un anno fortunato: venne alla luce il suo primogenito Andrea e fu nominato Ambasciatore in Inghilterra per conto della Serenissima. Il suo compito era di raccogliere fondi per la guerra contro i turchi. Nel 1714 partì per Londra, ma qui non si rivelò un buon ambasciatore. Infatti, piuttosto di partecipare a balli e a concerti, come richiedeva il suo ruolo, preferiva visitare arsenali, cantieri e fabbriche, frequentare uomini di scienza come Isaac Newton e soprattutto concentrarsi sulla macchina a vapore. L’apparecchio era di recente invenzione e la sua applicazione pratica presentava ancora parecchi problemi. C’era, però, chi cercava di perfezionarlo. Tra questi l’ingegnere Thomas Savery e il fabbro ferraio Thomas Newcomen.

Il ritorno di Nicolò nell’amata Patria Veneta

La macchina a vapore di Newcomen (foto web)
La macchina a vapore di Newcomen (foto web)

Quando Tron fu richiamato in Patria, nel 1717, portò con sé i pezzi per costruire due macchine a vapore del tipo Savery-Newcomen e i tecnici inglesi per montarli, tra cui un certo Potter. La prima di queste macchine fu collaudata in riva all’Adige nel settembre del 1718. Purtroppo la costruzione degli apparecchi fu funestata dalla morte del giovane Potter, annegato nell’Adige, dove si era recato per fare un bagno. Inoltre i terreni continuavano ad allagarsi. Ma Nicolò non si arrese e, grazie alla passione per la cultura scientifica, pensò ad un altro progetto per le sue terre. Questa volta l’esperimento funzionò: fece scavare uno scolo di bonifica che prese il suo nome e che oggi scorre parallelo a quello del Ceresolo.

Il trasferimento nel Vicentino

Riratto di uno stabile adibito alla lavorazione col telaio (foto web)
Riratto di uno stabile adibito alla lavorazione col telaio (foto web)

Negli anni successivi egli ebbe modo di riutilizzare le sue macchine a vapore macchine. Ricerche avviate a Schio, in provincia di Vicenza, avevano da poco rivelato la presenza di giacimenti di carbone. Tron trasportò lì le sue macchine collaudate a San Martino e poco dopo vi fondò un lanificio rilevato un secolo più tardi da Francesco Rossi. Vi dice nulla il marchio Lanerossi? Ancora una volta possiamo sentirci orgogliosi del Polesine, terra definita “depressa” solamente da coloro che non conoscono il proprio passato.

Il ricordo dell’iniziativa del Tron

Pulizia dello Scolo Tron in località Bottibarbarighe anno 1922 (foto Consorzio di Bonica)
Pulizia dello Scolo Tron in località Bottibarbarighe anno 1922 (foto Consorzio di Bonica)

Così il Griselini ricordava l’iniziativa di Nicolò Tron:

“Per asciuttare dei gran tratti delle sue possessioni medesime dalla molta copia d’acque che vi rimanevano senza scolo, fece tosto, non senza riguardevole spesa, costruire sotto la direzione di due macchinisti inglesi l’idraulica pompa a fuoco del Saveri quindi poi si volse ad incanalare quelle acque con ponti, bottini ed altre maniere d’ingegni, siccome ad alzar argini e dighe, che le ritenessero, ed a munire siffatti argini di piantagioni d’alberi utili, cioè d’olmi, d’alni, di salici e di pioppi”.

Macchina a vapore di Thomas Savery (foto web)

Fonte editoriale:

Opuscolo “San Martino di Venezze: I sentieri dei Sensi” di Istituto Comprensivo Villadose e Comune di San Martino di Venezze

Giornale d’Italia, vol. VIII. 1771-72. fase dell’11 e 18 aprile 1772. Elogio alla memoria del fu nobile uomo Nicolò Tron.

Tags: adigemacchine a vaporenicolò tronpolesinerepubblica veneta
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