26 Novembre 2022
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“Venexit” dei serenissimi Giuliano Zulin e Matteo Mion

La nomina di Giuliano Zulin, vice-direttore di “Libero” a portavoce del presidente Luca Zaia ha acceso i riflettori sul giornalista nato in provincia di Verona, laureato in Scienze Politiche all’Università di Padova, che si è sempre definito “Serenissimo”  e autore, assieme all’altro giornalista di “Libero”, Matteo Mion, di due fortunati volumi intitolati “Indipendenza” e “Venexit” che non lasciano dubbi sulle idee del Nostro.

Venexit: desiderio di autodeterminazione

In particolare “Venexit”, pubblicato nel luglio del 2017  ha suscitato molto interesse; “Venexit, si legge nella copertina, è un neologismo di libertà, un desiderio di Autodeterminazione, una richiesta di democrazia da parte del Veneto al pari della Brexit per il popolo inglese. Questo saggio vuole far conoscere ai lettori le idee di molti Veneti più o meno illustri “.

Il diritto dei veneti a lasciare l’Italia

Il volumetto, 127 pagine, è aperto dagli interventi di Vittorio Feltri “Il referendum per l’autonomia della Lombardia e del Veneto può salvare l’Italia” e di Luca Zaia “Il Veneto e la Lombardia preparano la fuga” seguiti da  diversi articoli dei due autori, alcuni dai titoli particolarmente efficaci (“Anche i veneti hanno diritto a lasciare l’Italia” di Mion o “In fondo i veneti sono un popolo diverso dagli italiani” di Zulin); gli autori mi onorano di inserire un mio pezzo in polemica con Gian Antonio Stella nel capitolo dedicato alle “Polemiche venete”.

Nell’ultima parte del volume gli autori ospitano un serie di interventi di Massimo Bitonci, Roberto Ciambetti, Andrea Goldin, Alessandro Gonzato, Davide Guiotto, Gianluca Marchi, Alessio Morosin, Matteo Prandini, Pier Luigi Pellegrin, Cecilia Tasinato, Luca Zaia e il mio, sulle prospettive di autogoverno del Veneto e quali sono le priorità della nostra Terra.

L’intervento di Ettore Beggiato

Ecco il mio intervento:

Il sogno della terza Repubblica Veneta.

Il Veneto è una nazione storica d’Europa. Senza se e senza ma.

Come la Scozia, la Catalunya, la Baviera, la Prussia, le Fiandre e diverse altre, caratterizzate da una propria storia, da una propria cultura, da periodi  più o meno lunghi di indipendenza, alcune dotate di una propria lingua (Catalano, Veneto, Fiammingo), alcune con un proprio modello economico particolarmente marcato (Veneto, Catalunya ecc.), vengono definite “Nazioni senza Stato”.

In Europa ci sono milioni di europei che appartengono a queste “Nazioni senza Stato”, ed è importante sottolineare questo aspetto: non siamo soli, non siamo isolati, ma ripeto la nostra battaglia è la battaglia di milioni di cittadini europei.

Prima Repubblica Veneta

Non si può ragionare sull’indipendenza del  Veneto senza partire da una premessa come questa;  senza partire dallo straordinario patrimonio storico-culturale della nostra Terra: ecco perché si deve parlare di “Terza Repubblica Veneta

La prima Repubblica Veneta , caratterizzata da oltre millecento anni di indipendenza (697-1797), è sinonimo di buongoverno in tutto il mondo (a parte  un discreto numero  di storici e di docenti italiani costantemente impegnati nell’opera di mistificazione e falsificazione della nostra storia) ed è ricordata per essere stata all’avanguardia sotto tutti i punti di vista (militare, navale, economico, sociale, ambientale, previdenziale, medico-ospedaliero  ecc.).

Seconda Repubblica Veneta

La seconda Repubblica Veneta (1848-49) rappresentata da Daniele Manin, in un anno e mezzo ha comunque dimostrato una capacità straordinaria di proporre un gran numero di riforme , oltre a dimostrare una forza, una capacità di lottare per certi versi sorprendente.

Oltre a queste due esperienze di indipendenza veneta, è fondamentale ricordare come in tutta la storia veneta ci sia un costante tentativo di riappropriazione della nostra identità e di lottare per la libertà del nostro popolo.

Lo Stato Veneto nella casa comune mitteleuropea

Lo Stato Veneto deve proporsi fin da subito come un “stato-amico”  del cittadino veneto, severo ma giusto, sul modello di quanto avviene nelle vicine Svizzera ed Austria, non c’è nulla di utopistico; lasciamo l’Italia al suo naturale destino mediterraneo e noi guardiamo alla casa comune mitteleuropea.

E  basta con uno stato impiccione e prevaricatore come quello che da 150 anni calpesta, mortifica e deride le aspettative dei veneti, rapinando sistematicamente le nostre risorse; nello Stato Veneto va riconosciuto “il diritto alla ricerca della felicità”, come previsto dalla costituzione americana che, non a caso, ha attinto a piene  mani dalle leggi della Serenissima Repubblica Veneta.

Il Commonwealth veneto

Lo Stato Veneto deve ribadire i valori dell’europeismo, di un’Europa dei popoli e non dei banchieri, di un’Europa coesa politicamente e culturalmente e non ridotta a un’Eurolandia come quella attuale.

Vanno valorizzati i rapporti con i veneti nel mondo, patrimonio inestimabile della nostra terra, veri e propri ambasciatori nei cinque continenti e si dovrà cercare di costituire un “Commonwealth veneto” in modo da riallacciare i fecondi rapporti con i popoli che facevano parte della Serenissima e che ancora oggi guardano a Venezia con rimpianto e gratitudine.

Lingua veneta e bandiera con il Leone

Altra priorità sarà il recupero, la tutela e la valorizzazione del territorio veneto, territorio devastato da troppi anni di politica insensibile soggiogata dagli interessi romani e da inaccettabili logiche italiane (penso agli oneri di urbanizzazione per tanto tempo  visti come entrata essenziale dai nostri comuni).

E naturalmente  la lingua veneta sarà lingua ufficiale, e la bandiera con il Leone di San Marco ritornerà ad essere la bandiera di uno stato libero, sovrano e indipendente.

Fondamentale dovrà essere il rapporto fra le comunità locali e la Capitale, basato su un federalismo integrale e sul rispetto di usi e costumi del posto, come pure delle minoranze linguistiche cimbre e ladine.

Basta con l’italianizzazione selvaggia

E dopo 150 anni di italianizzazione selvaggia, una colonizzazione vera e propria, dovrà essere costante il processo di riappropriazione della nostra identità e di de-italianizzazione, di de-colonizzazione.

E’ un sogno, il mio è quello di tanti, tanti venete e veneti ?

Sognare insieme lo stesso sogno

Può darsi, ma chiudo ricordando un proverbio brasiliano che ci ricorda che se uno sogna da solo è destinato a continuare a sognare, ma se tanti fanno lo stesso sogno, quel sogno diventerà realtà.

Se tante venete, se tanti veneti continueranno a sognare insieme l’indipendenza del Veneto, il nostro sogno diventerà realtà. Viva San Marco!

Ettore Beggiato

 

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