Sono uno di quei settantenni che continua ad ascoltare la musica degli anni ’70-80 (CSN&Y, Pink Floyd, Frank Zappa) e che considera l’offerta musicale dei nostri giorni “na bataria”; quando però ho visto che sul Giornale di Vicenza si pubblicizzava un evento del cantautore Luca Bassanese “Tuti zo per tera” con sottotitolo “canto la lingua veneta: la mia casa” nel polo universitario di Vicenza non ho resistito … “’ndemo sentir sto tizio che canta in veneto” go pensà fra de mi.
Devo confessarvi che non conoscevo affatto Luca Bassanese anche perché ormai vivo “rintanato” negli Euganei (che i visentini i ciama ancora Monti Rovoloni o Rugoloni) e raramente frequento quella che era la mia città, dove avevo studiato (Fusinieri), lavorato (Campagnolo), fatto il tifo al Menti (abbonato per una decina d’anni), e dove sono stato anche consigliere comunale, dal 1985 al 1990 e dal 1998 al 2003 quando mi ero, parfìn, candidato sindaco …

La lingua veneta, la nostra identità
E così ho scoperto il polo universitario, che avevo visto solo da lontano, e soprattutto questo cantautore che, sapientemente intervistato dal vecchio amico Luca Ancetti, mi ha veramente impressionato, per la capacità di esprimersi nella nostra lingua veneta, per la ricerca di sensazioni, di termini intraducibili (come se dise in talian s-ciantiso ?), per aver saputo ricreare situazioni e anche ambienti ormai persi, per aver dimostrato come la nostra lingua, el veneto, non è un vecchio arnese arrugginito che non serve più, ma invece continua ad essere uno strumento prezioso per valorizzare la nostra identità, il nostro vissuto, la nostra storia, anche personale, la nostra Tera (“Tera de mare, de laghi e de monti” come canta).
L’esempio del Festival Istroveneto di Buie
Perché in tante altre parti del mondo c’è la costante ricerca di tutelare, di salvaguardare la lingua del posto in tutte le sue manifestazioni e nel nostro Veneto no? Io stesso sono andato più volte allo straordinario festival interceltico a Lorient (Bretagna) con artisti e gruppi che provenivano da tutto il mondo celtico, ma a pochi passi da casa nostra, a Buie in Istria, terra alla quale ci legano secoli e secoli di storia comune, sono arrivati alla quindicesima edizione del Festival istroveneto…
Come fra i veneti-brasiliani
Molto bravo Luca Bassanese a coinvolgere il numeroso pubblico presente con le sue storie, era da tanto tempo che non provavo simili sensazioni a un concerto, quelle “good vibrations” per tornare agli anni settanta, che provo ogni volta che vado fra i veneti-brasiliani del Rio Grande do Sul, con la gente che si sente coinvolta perché quella raccontata da Luca Bassanese è la sua stessa storia, le stesse vicende, gli stessi posti, le stesse emozioni, le stesse storie familiari: Bassanese ricordava che sua bisnonna ebbe venti figli, bene, mia nonna Maria Vicariotto fu la diciannovesima …
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Poi ci sono stati aspetti particolari che mi hanno veramente colpito, visto che su questi temi ho una certa sensibilità dovuta a circa quarant’anni di lotte e battaglie per la tutela e valorizzazione della nostra lingua veneta; per esempio sentir cantare Luca Bassanese in veneto e leggere la traduzione dei testi in lingua italiana sugli schermi mi ha provocato una bellissima emozione.

Vegnarà fora el disco…
Tutti molto belli i pezzi eseguiti, con notevoli capacità strumentali dell’autore che ha suonato la chitarra e la fisarmonica, ricordo Andemo zo par el fiume, Caigo, Ladri de banca, Schei fa schei e peoci fa peoci e tante altre … e adesso spetemo el disco che el vegnarà fora in autunno.
Ettore Beggiato







