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L’Autonomia tradita. Convegno a Padova di VenetiNet con Bertolissi e Fogliata

Alvise Fontanella by Alvise Fontanella
6 Dicembre 2024
in Da non perdere
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L’Autonomia tradita. Convegno a Padova di VenetiNet con Bertolissi e Fogliata

Autonomia - Convegno VenetiNet Padova 2024, locandina

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“Autonomia differenziata o democrazia tradita?“. Questo è il tema del convegno organizzato dall’associazione VenetiNet mercoledì 11 dicembre ore 17 all’hotel Crowne Plaza di Limena, vicino a Padova (uscita Padova Ovest), via Po 197.

Mario Bertolissi

Al convegno partecipa il professor Mario Bertolissi, capo delegazione della Regione Veneto nella trattativa con lo Stato per l’Autonomia differenziata. Previsti interventi dell’avvocato Renzo Fogliata, del dirigente Gian Angelo Bellati, di VenetiNet, e dell’economista Francesco Pontelli.

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La sentenza della Corte Costituzionale

Il convegno di VenetiNet cade nella più stringente attualità: la Corte Costituzionale ha appena depositato la “sentenza” sull’Autonomia differenziata. Chi volesse leggere il testo integrale della sentenza, lo trova QUI.

L’interpretazione dell’articolo 116

Formalmente, la sentenza riguarda la cosiddetta legge Calderoli, la legge-quadro di applicazione delle norme costituzionali sull’Autonomia, ma la sentenza si allarga fino a fornire – lo dichiara la Corte stessa – una “interpretazione” dell’articolo 116 della Costituzione, quello che ha introdotto l’Autonomia differenziata.

Palazzo della Consulta a Roma, sede della Corte Costituzionale (foto di Jastrow, PD)

Ed è questa interpretazione che fa cadere le braccia a chiunque aveva fiducia nella possibilità di una pacifica e condivisa riforma dell’ordinamento italiano in senso federalista e autonomista, cogliendo le aperture che indubbiamente ci sono nella Costituzione italiana e che sono state finora oggetto della più strenua resistenza da parte delle forze centraliste.

Anche popolo e nazione “uni e indivisibili”

La sentenza della Corte Costituzionale ribadisce ed allarga il giudizio già pronunciato nel 2007: «Il popolo e la nazione sono unità non frammentabili. Esiste una sola nazione così come vi è solamente un popolo italiano, senza che siano in alcun modo configurabili dei “popoli regionali” che siano titolari di una porzione di sovranità (sentenza n. 365 del 2007). L’unità del popolo e della nazione postula l’unicità della rappresentanza politica nazionale».

LEGGI ANCHE Paolo Franco: legge Calderoli tomba dell’Autonomia

Un’interpretazione senza appello, perché sopra la Corte Costituzionale c’è solo Dio. Eppure l’articolo 5 della Costituzione italiana si limita dire che una e indivisibile è la Repubblica. Non il Popolo, non la Nazione. Che però, per la Corte, diventano “uni e indivisibili” anche loro.

L’articolo 5 capovolto

Ché anzi, a leggerlo tutto, quell’articolo 5 della Costituzione Italiana (un copia-incolla dalla Costituzione giacobina dei Francesi) si preoccupa anche di imporre alla Repubblica Italiana di riconoscere e promuovere le autonomie locali e persino di adeguare principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia.

Qui invece si capovolge il disposto dell’articolo 5: si mutila l’autonomia prevista chiaramente dalla Costituzione per adeguarla ai princìpi del centralismo e del nazionalismo italiano, che tanti danni ha già causato…

Popolo Veneto negato

L’esistenza stessa del popolo veneto, citato nell’articolo 2 dello Statuto regionale (che è legge di rango costituzionale) come soggetto di diritti, viene quindi nuovamente e clamorosamente negata dalla Corte costituzionale.

Ma non basta: la sentenza della Corte costituzionale non si limita a bocciare parti fondamentali della legge Calderoli: è l’intero impianto dell’articolo 116 della Costituzione che viene smontato, ridotto a pezzetti, svuotato di ogni significato genuinamente autonomista.

Niente materie, solo specifiche funzioni

Le materie stesse, elencate con chiarezza in Costituzione come trasferibili alle Regioni – le famose 23 materie, tutte rivendicate dal Veneto – vengono negate dalla Corte Costituzionale, che “interpreta” l’articolo 116 nel senso che a poter essere trasferite alle Regioni non sono le materie ma le singole e specifiche funzioni.

E queste funzioni, mica possono essere trasferite alle Regioni per libera scelta politica. Nossignore: benché la Costituzione non imponga altro, per la Corte Costituzionale si potrà farlo solo se per esse il livello di governo migliore è quello locale. Per ciascuna di queste funzioni trasferite, la Corte impone che venga dettagliatamente provato che tali funzioni siano meglio gestibili a livello regionale che a livello nazionale. E avverte che per alcune materie questa prova sarà praticamente impossibile da raggiungere.

Le materie intrasferibili perché…europee

Ma a creare sconcerto è la motivazione, il perché alcune materie non sarebbero trasferibili dallo Stato alle Regioni, anche se la Costituzione lo prevede espressamente. Il motivo sarebbe che queste materie – per esempio l’Ambiente, l’Agricoltura o il Commercio Estero – sono ormai competenza europea. Insomma lo Stato non può trasferire alle Regioni quelle competenze, perché non ne disporrebbe più.

Sarebbe forse opportuno che la Corte Costituzionale volesse spiegarci, se le cose stanno così, se lo Stato davvero non si occupa più di tali materie divenute “europee”, che cosa allora ci stiano a fare i Ministeri dell’Ambiente, del Commercio Estero, dell’Agricoltura e tutto il resto, con tanto di Ministri, viceministri, sottosegretari e migliaia e migliaia di dipendenti…

La strategia del presidente

Porta chiusa insomma, sbarrata, blindata. Chi – come forse il presidente Luca Zaia – era strategicamente disposto ad accettare compromessi pesanti pur di aprire la porta all’Autonomia differenziata, per poi far passare, col tempo, passo dopo passo, ampliamenti e irrobustimenti dell’Autonomia con una procedura più snella, deve prendere atto che qualsiasi modifica, qualsiasi funzione ulteriore trasferita alle Regioni, oggi o nel futuro, sarà sottoposta al severissimo vaglio dei giudici costituzionali.

VenetiNet: la volontà dei Veneti senza risposte

«Nell’ottobre 2017 i Veneti chiesero a gran voce maggiore autonomia per la propria regione – ricorda VenetiNet nell’invito al convegno di Padova -. Un referendum più ostacolato che favorito sancì due fatti: primo, che la maggioranza dei Veneti si presentò in milioni ai seggi elettorali in una giornata estremamente pesante dal punto di vista meteorologico; secondo, che più del 98% di votanti confermò la domanda di maggiore autonomia. Da allora sono passati sette anni e l’unica cosa che si può affermare senza tema di smentita è che la volontà dei Veneti, nonostante quel voto plebiscitario, non ha trovato le giuste risposte».

E se facessimo il referendum…

A questo punto, il referendum contro la legge Calderoli, lo facciano quelli che credono nell’Autonomia, nell’Indipendenza, nel Popolo Veneto che esiste da venti secoli prima che l’Italia politica fosse, e nel diritto dei popoli a decidere del loro destino.

Santa Giustina in Colle – Leone di San Marco sulla rotonda – Luca Zaia e Roberto Marcato

Aboliamo quella legge, torniamo al dettato costituzionale puro e duro, alle intese con le Regioni, alla pre-intesa già firmata nel 2018 da Luca Zaia e dal premier Paolo Gentiloni. Cancelliamo quella legge e con essa questa sentenza.

E vediamo se alla fin fine non avessero ragione coloro che affermavano una paradossale verità: che era più facile, più percorribile, più pulita, la via dell’Indipendenza che quella dell’Autonomia.

 

Alvise Fontanella

 

 

 

 

Tags: autonomiagian angelo bellatilorenzo fogliataluca zaiamario bertolissiroberto calderolivenetinet
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