Legge di revisione costituzionale su nuovi poteri legislativi per Roma capitale: vogliamo
aprire gli occhi?
Dopo l’approvazione in prima lettura alla Camera della riforma su Roma capitale è necessario
approfondire i meccanismi politici e quelli costituzionali coinvolti in questo processo.
Ingiusti privilegi per Roma
Premessa: questa riforma attribuisce a Roma importantissime potestà legislative che nessun’altra
città italiana avrà mai. Ma non voglio, adesso, affrontare questo argomento e gli ingiusti privilegi
previsti per Roma: l’ho già fatto in altre sedi.
La dichiarazione di Giorgia Meloni
Ho detto: meccanismi politici e costituzionali. Mi ha interessato una recentissima dichiarazione
della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che è opportuno leggere attentamente:

Queste affermazioni sono molto equivoche sotto il profilo costituzionale ma estremamente chiare
sotto quello politico.
La maggioranza necessaria
La nostra Costituzione, per le modifiche alla Costituzione stessa (art. 138), prevede che il
Parlamento si esprima per quattro volte (due volte per ciascuna Camera). Per l’approvazione nelle
prime due letture (Camera-Senato) basta la maggioranza semplice in ciascuno dei due rami; nelle
seconde due letture (Camera-Senato) è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti (per
la Camera dei Deputati, composta da 400 membri, servono quindi 201 voti).
Nel caso in esame, nella prima lettura presso la Camera il disegno di legge Roma capitale ha ottenuto 159 voti favorevoli, quindi è stato approvato ed inviato al Senato per la seconda delle quattro letture
necessarie. Ma se il Senato approva e il disegno di legge torna per la terza lettura alla Camera,
con 159 voti non sarebbe approvato perché, come scritto, servono almeno 201 voti favorevoli.
Perché allora la Premier parla dei 2/3, cioè di 267 Deputati? Infatti, se la riforma fosse approvata in
terza lettura Camera con 201 voti e alla quarta, al Senato, con 137 voti (cioè il 50+1% dei membri
di ciascuna Camera), ebbene diventerebbe legge.
Il timore di Meloni: il referendum
Per capirlo bisogna tornare sempre all’art. 138 della Costituzione, il quale prevede un’ultima
condizione: che se approvata con meno dei 2/3 dei voti nella terza e quarta lettura, la riforma
costituzionale è sottoponibile a referendum confermativo. Come successo recentemente con la
riforma della giustizia.

Ecco, quindi, i timori della Premier Giorgia Meloni: primo che nelle seconde due letture non ci sia la
maggioranza assoluta e che pertanto la legge non venga neanche approvata; secondo, se anche
ci fosse questa maggioranza, che non raggiunga i 2/3 e quindi possa seguire un referendum con il
quale gli italiani siano chiamati a giudicare l’attribuzione dell’ennesimo, gigantesco, privilegio alla
città di Roma.
Il diktat: impedire al Popolo di esprimersi
Vedremo a breve quello che succederà, se al Senato verrà affossato (nel senso che verrà lasciato
nelle sabbie mobili delle discussioni in Commissione) o se i partiti, anche di opposizione, si
piegheranno ai diktat romani allo scopo di impedire che il Popolo possa esprimersi con un
referendum.
Era necessario spiegare questi complessi meccanismi: essere cittadini consapevoli significa anche
informarsi e conoscere, evitando di assumere posizioni per partito preso o di arrendersi sfiduciati.
Paolo Franco




