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Reddito di cittadinanza, il problema è l’Italia unita: si danno le stesse norme a popoli diversi

Redazione by Redazione
30 Settembre 2021
in Pianeta Terra
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Reddito di cittadinanza, il problema è l’Italia unita: si danno le stesse norme a popoli diversi

Dichiarazione del Prof Mario Draghi al termine del colloqui con il Presidente Sergio Mattarella,al Quirinale (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

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Reddito di cittadinanza: misura di equità e di giustizia, in teoria, introdotta da anni, in alcuni casi da decenni, nei più avanzati Paesi europei. Ma in Italia è un disastro, un buco nero. I dati sono sul tavolo del premier Mario Draghi e si annunciano misure correttive.

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Ma il problema di fondo, ancora una volta, come in molte italiche normative, è l’Italia stessa: è la pretesa di imporre le stesse norme, le stesse leggi, le stesse procedure amministrative e burocratiche a compagini sociali diversissime, a popoli diversi che per essere ben governati avrebbero bisogno, ciascuno, di leggi e di norme adatte, vicine alla loro cultura, alle loro prassi, alla reale situazione economica e sociale dei territori.

Reddito di cittadinanza, oltre 7 miliardi

Nel reddito di cittadinanza l’Italia ci ha messo, l’anno scorso, 2020, una cifra importantissima: 7,2 miliardi di euro, con il governo che è stato costretto a rifinanziare la legge perché i fondi stanziati erano esauriti.

Questo fiume di denaro ha sostenuto il reddito di un milione e 300mila famiglie. Ma le famiglie sotto la soglia di povertà, in Italia, sono – secondo l’Istat – quasi due milioni. E il reddito di cittadinanza non ha aiutato i più poveri tra i poveri, ma si è distribuito “ingiustamente”, escludendo dal beneficio molti “più poveri” e aiutando molti “meno poveri” o non poveri del tutto.

Dichiarazioni false e lavori in nero

Anzitutto per le truffe: le false dichiarazioni, in cui il richiedente il reddito dimentica di dire di aver condanne per mafia o per altri reati gravissimi, dimentica proprietà, case, automobili e barche, o li intesta fittiziamente a parenti, o richiede il reddito anche se ha guadagni importanti da lavori in nero. Gli assegni revocati in seguito a controlli sono circa 125.000 ad oggi.

Poveri del Nord e poveri del Sud

Ma il problema più grave è l’evidente disparità di trattamento tra i poveri che vivono al Nord e quelli che vivono al Sud. Il reddito di cittadinanza infatti è uguale per tutti, è uguale per tutta Italia. Ma la povertà non è affatto uguale. Infatti l’Istat non usa un valore uguale per tutta Italia, per stabilire la soglia di povertà. Usa ovviamente valori diversi, rapportati al reale costo della vita nei diversi territori.

La soglia di povertà

Una persona che ha un reddito di 800 euro al mese, per l’Istat è sotto la soglia di povertà se vive a Milano. Ma se vive in un paesino della Campania, non lo è, perché i prezzi, al Sud, sono più bassi. Ma per il reddito di cittadinanza non fa differenza: che diamine, nell’Italia una e indivisibile vorreste introdurre una sorta di “gabbie salariali”? Non si può fare.

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E così, poiché la soglia di reddito sotto la quale si ha diritto all’aiuto pubblico è la stessa in tutta Italia, centinaia di migliaia di famiglie povere che abitano al Nord non percepiscono l’aiuto di cui avrebbero bisogno, mentre altre centinaia di migliaia di famiglie meno povere che abitano nel Meridione, con redditi ridotti ma che dati i prezzi più bassi consentono loro di sopravvivere meglio dei poveri del Nord, percepiscono il reddito di cittadinanza.

L’affitto uguale in tutta Italia…

Una quota del reddito di cittadinanza va a compensare l’affitto. Questa quota è, per tutta Italia, 280 euro. Ma gli affitti, lo sappiamo bene, non sono uguali in tutta Italia. A Milano o a Padova, per quanto modesta sia l’abitazione, difficilmente quei 280 basteranno. Ma se la casa è in una periferia calabrese, è probabile che i 280 bastino e avanzi pure qualcosina.

L’effetto di queste norme è di amplificare il flusso di aiuti alle famiglie povere del Sud, a spese delle famiglie povere del Nord, che vengono escluse dal beneficio proprio perché il criterio previsto dalle norme non tiene conto della diversità del costo della vita nelle diverse Regioni.

La burla del patto per il lavoro

L’ultima burla del reddito di cittadinanza è la famosa norma che subordina la concessione del beneficio alla firma del cosiddetto “patto per il lavoro“, e prevede che se si continua a rifiutare un lavoro, si perda l’aiuto pubblico. Ebbene: sette percettori di reddito di cittadinanza su dieci, non hanno mai firmato il patto per il lavoro.

Peccato che in Veneto sia vero il contrario, lo hanno firmato quasi sette su dieci, mentre in alcune Regioni del Sud non si arriva a uno su dieci. E mai, mai, neppure in un caso solo, il reddito di cittadinanza è stato revocato per ostinato rifiuto di un lavoro.

Carenza di stagionali per legge

La carenza di stagionali, che in moltissime imprese, soprattutto quelle legate al turismo, si è evidenziata quest’estate, è favorita dal fatto che il reddito di cittadinanza viene erogato anche a chi rifiuta ogni lavoro, ma è favorita anche dal fatto che la norma di legge tiene conto soltanto dell’offerta di lavoro a tempo indeterminato.

Una follia, di questi tempi, in cui la stragrande maggioranza delle assunzioni avviene con contratti a tempo determinato. Una follia dettata da una mentalità estranea al mercato del lavoro del Nord, una mentalità che guarda ancora al posto fisso e magari statale, compensandone la mancanza con il reddito di cittadinanza inteso come mini-stipendio fisso.

Napoli da sola incassa come l’intero Nord

Il risultato di queste norme “une e indivisibili” per tutta l’Italia, è che la città di Napoli percepisce da sola lo stesso reddito di cittadinanza dell’intero Nord Italia. I percettori del reddito, in Veneto, sono oggi 21.000 su una popolazione di 4 milioni e 900mila abitanti circa.

In Campania, su una popolazione di 5 milioni e 800mila abitanti, i percettori del reddito sono oltre 129.000.  E percepiscono somme mediamente molto superiori, proprio perché la norma fissa cifre assolute, uguali per tutta l’Italia, che non tengono conto del diverso costo della vita e neppure del diverso “stipendio medio”.

Lavoro in nero e il reddito in aggiunta

Quando il reddito di cittadinanza è troppo vicino allo stipendio medio di un nuovo assunto, come avviene di fatto nel Meridione, perché mai un giovane dovrebbe accettare un lavoro?

E perché mai, in Regioni come la Campania dove – su una popolazione totale, vecchi e bambini compresi, di neanche 6 milioni – un milione di persone lavorano in nero, perché mai un lavoratore in nero non dovrebbe chiedere il reddito di cittadinanza, avendone formalmente i requisiti? E poi volete che rinunci allo stipendio in nero e al reddito di cittadinanza in aggiunta, per andare a fare un lavoretto regolare? Ma dai!

 

 

 

 

 

 

 

Tags: reddito di cittadinanza
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