Chioggia e la Serenissima negli ultimi giorni della Repubblica
Nell’aprile del 1797 la Repubblica di Venezia stava attraversando uno dei momenti più drammatici della sua storia millenaria. Le armate francesi di Napoleone Bonaparte avanzavano nei territori della Terraferma, le istituzioni veneziane cercavano di governare una crisi sempre più grave e il destino dello Stato marciano appariva ormai incerto. Eppure, proprio in quelle settimane, da Chioggia giunse una nuova e solenne manifestazione di fedeltà alla Serenissima Repubblica di Venezia.
A testimoniarlo sono alcuni documenti conservati nell’Archivio Diocesano di Chioggia, nel fondo relativo al viceprefetto Vianelli, recentemente esaminati nell’ambito di una ricerca sulle Insorgenze del 1809. Le carte permettono di ricostruire una vicenda che attraversa gli anni 1796 e 1797, culminando nella lettera inviata dal podestà Carlo Borini al governo veneziano il 19 aprile 1797.
Non siamo di fronte soltanto a formule di circostanza. Le deliberazioni dei consigli cittadini, il progetto di inviare due rappresentanti a Venezia e la corrispondenza del podestà restituiscono il quadro di una comunità le cui istituzioni intendevano riaffermare pubblicamente il proprio legame con la Dominante.
Il 1796: un’antica fedeltà ribadita dai consigli cittadini
La documentazione conduce inizialmente all’aprile del 1796, quando il Maggior Consiglio di Chioggia affrontò il tema della propria devozione verso la Repubblica. Le carte conservano una dichiarazione datata 14 aprile e una successiva redazione del 16 aprile, che consentono di seguire l’elaborazione della volontà espressa dalle magistrature cittadine.
Il linguaggio utilizzato richiama un’appartenenza profondamente radicata nella memoria della comunità. Chioggia si presentava come una città legata a Venezia non soltanto dalla sudditanza politica, ma anche da una lunga storia condivisa, dalle vicende della comune difesa dei territori lagunari.
Particolarmente significativo appare il richiamo alla disponibilità di uomini e risorse per la sicurezza pubblica. Le dichiarazioni di fedeltà non venivano quindi presentate esclusivamente come espressioni di affetto verso il governo veneziano, ma anche come impegni concreti assunti nell’interesse dello Stato.
La documentazione testimonia il linguaggio politico attraverso il quale i rappresentanti chioggiotti intendevano ribadire la continuità del rapporto con San Marco, mentre gli avvenimenti europei rendevano sempre più difficile la posizione della Repubblica.
Il 18 aprile 1797: Chioggia rinnova la propria devozione a Venezia
Un anno più tardi, la situazione era radicalmente cambiata. La presenza militare francese, il progressivo sgretolamento del controllo veneziano sulla Terraferma e la pressione diplomatica internazionale avevano portato la Repubblica sull’orlo della dissoluzione.
È in questo contesto che assume particolare importanza la giornata del 18 aprile 1797. Secondo la documentazione conservata, i consigli cittadini di Chioggia tornarono a manifestare la propria fedeltà alla Serenissima. Le deliberazioni vennero accompagnate da acclamazioni e dalla volontà di rendere direttamente partecipe il governo veneziano dei sentimenti espressi dalla città.
Le carte documentano anche uno scrutinio del Minor Consiglio relativo alla scelta dei rappresentanti incaricati di portare a Venezia questa testimonianza. La procedura dimostra che l’iniziativa non rimase circoscritta a una semplice dichiarazione d’intenti, ma venne accompagnata da passaggi istituzionali concreti.
La coincidenza cronologica rende la vicenda particolarmente suggestiva. Proprio il 18 aprile 1797, a Leoben, Francia e Austria concludevano i preliminari di pace, accompagnati da accordi segreti che avrebbero inciso profondamente sul futuro dei territori veneziani. Mentre le grandi potenze disponevano del destino della Repubblica, i rappresentanti di Chioggia riaffermavano il loro legame con Venezia. Non sappiamo, tuttavia, quali notizie fossero effettivamente giunte ai consiglieri chioggiotti in quelle ore.
Carlo Borini e il dispaccio del 19 aprile 1797
Il documento più significativo della raccolta è senza dubbio il dispaccio del 19 aprile 1797, sottoscritto dal podestà di Chioggia Carlo Borini e indirizzato al Serenissimo Principe e alle autorità veneziane.
Borini riferiva che, di fronte alle manifestazioni di fedeltà provenienti da altre città e popolazioni soggette alla Repubblica, anche Chioggia aveva voluto far conoscere solennemente la propria posizione. La città, scriveva il podestà, non si considerava inferiore ad alcun’altra nella fede, nella devozione e nell’attaccamento verso il pubblico nome veneziano.
Il magistrato ricordava inoltre precedenti offerte di denaro e di persone destinate alla difesa pubblica, presentandole come testimonianza della disponibilità già manifestata dalla comunità. La convocazione straordinaria del Maggior Consiglio aveva poi consentito di rinnovare ufficialmente quei sentimenti attraverso una deliberazione approvata con ripetute acclamazioni.
Ma il passaggio più importante riguarda la richiesta di inviare due cittadini appositamente deputati a Venezia, affinché potessero testimoniare personalmente la devozione di Chioggia e confermare l’inalterabile fedeltà della comunità alla Serenissima.
Il dispaccio si concludeva con il rispetto dovuto alle decisioni sovrane, lasciando al governo veneziano la facoltà di pronunciarsi sulla richiesta.
Il documento assume un particolare valore perché fu redatto appena ventitré giorni prima della caduta della Repubblica, avvenuta il 12 maggio 1797. Non era quindi una dichiarazione formulata in un periodo di tranquillità politica, ma un atto compiuto mentre il sistema istituzionale veneziano attraversava la sua crisi conclusiva.
Due deputati chioggiotti destinati alla Dominante
La documentazione comprende anche minute di un discorso destinato a essere pronunciato davanti alla Serenissima Signoria. Il loro contenuto richiama l’antica devozione di Chioggia e la volontà di manifestare al governo veneziano il sentimento di fedeltà dei rappresentanti cittadini.
Queste carte permettono di comprendere meglio il significato dell’iniziativa. L’intenzione era quella di presentare la dichiarazione direttamente alle autorità della Repubblica, secondo una tradizione di rapporti istituzionali che caratterizzava da secoli le comunità dello Stato veneziano.
Resta tuttavia aperta una questione: i due deputati raggiunsero effettivamente Venezia e furono ricevuti dal governo? Le carte esaminate documentano la volontà di inviarli, la procedura di designazione e la comunicazione del podestà, ma non consentono ancora di dimostrare che l’udienza abbia avuto luogo.
Un interessante riferimento compare nell’inventario dell’Archivio di Stato di Venezia, nella serie dei dispacci indirizzati al Senato, dove sono registrate comunicazioni di Carlo Borini datate 19 e 20 aprile 1797. Un futuro confronto con questi documenti potrebbe fornire ulteriori chiarimenti sul seguito della vicenda.
La fedeltà a San Marco e il tramonto della Repubblica
L’episodio di Chioggia si inserisce nella più ampia e complessa storia delle ultime settimane della Serenissima. Le manifestazioni di devozione provenienti dalle comunità venete convivevano con le tensioni politiche, le difficoltà militari e le differenti reazioni delle popolazioni davanti all’avanzata francese.
Non sarebbe storicamente corretto attribuire automaticamente a tutti gli abitanti di Chioggia un sentimento unanime. I documenti attestano, in modo preciso, la volontà espressa dalle istituzioni cittadine attraverso i propri organi rappresentativi. È questa, già di per sé, una testimonianza di notevole rilievo.
Il 12 maggio 1797, con la fine del governo aristocratico veneziano, si chiuse una lunga stagione della storia della Repubblica. Le dichiarazioni di fedeltà delle settimane precedenti rimasero così fra le ultime testimonianze ufficiali del rapporto che aveva unito Venezia alle comunità del suo Stato.
A Chioggia, quel rapporto era stato riaffermato soltanto poche settimane prima.
Ed è proprio questo il valore delle carte conservate nel fondo Vianelli: restituire voce a un momento storico nel quale, nonostante il precipitare degli avvenimenti, le istituzioni chioggiotte vollero ancora dichiarare pubblicamente la loro appartenenza al mondo di San Marco.
Una fedeltà affidata alla carta, alla parola e al sigillo delle magistrature cittadine, quando ormai la millenaria Repubblica di Venezia si avviava verso il proprio tramonto.
Il documento: il dispaccio di Carlo Borini del 19 aprile 1797
Trascrizione conservativa di lavoro. Il passaggio contrassegnato da parentesi quadre richiede ancora verifica sull’originale.
Sereniss.mo Principe
In mezzo a tante dimostrazioni e così parlanti di Città e Popolazioni suddite silenziosa non volle starsene questa fed.ma Comunità. Trovando di non essere ad alcuna inferiore nella fede, divozione, ed attaccamento verso il publico nome, quantunque un testimonio ne avesse non ha molto offerto nelle varie Parti, che han prese i di lei Corpi; chi di versare quella summa che per loro si [ponevano?] nel publico erario, e chi d’impiegare le persone nella publica difesa, pure amò di esibirne un nuovo e solenne.
Convocò quindi estraordinariamente il suo Maggior Consiglio, e fra le più piene e ripetute acclamazioni prese l’inserta Parte, in conseguenza di cui io venni richiesto perchè volessi esporre a V.a Ser.tà ed a VV. EE. le ardenti e vive sue brame di spedire due de’ suoi Cittadini appositamente deputati, onde testimoniare i suoi sentimenti, e vie più raffermare la inalterabile sua fede e divozione verso la Repubblica Ser.ma.
Ben compiacente è per me il poter in mezzo alle attuali combinazioni produrre voti e desiderj sì vivi ed affettuosi d’una fed.ma Città suddita a conforto del cuor paterno dell’Ecc.mo Senato: conforto ben meritato da chi con tanta sapienza, e con tanta soavità di Leggi s’occupò sempre del miglior bene, e della maggior felicità de’ suoi sudditi; sicchè attenderò con ossequio le sovrane deliberazioni di V.a Ser.tà, e di VV. EE. Grazie
Chiozza li 19 Apr.le 1797.
Carlo Borini Pod.à
Fonti e riferimenti archivistici
Fonte primaria: Archivio Diocesano di Chioggia, BS M7 R3, busta 2, «Vice prefetto Vianelli», fascicolo n. 10. Deliberazioni e redazioni dell’aprile 1796, conferma e scrutinio del 18 aprile 1797, dispaccio del podestà Carlo Borini del 19 aprile 1797, minute di un discorso destinato alla Serenissima Signoria.
Riscontro archivistico: Archivio di Stato di Venezia, Senato, Dispacci, Provveditori da terra e da mar e altre cariche, busta 164, unità 234 bis o), Carlo Borini, podestà di Chioggia, 19–20 aprile 1797. Riferimento d’inventario; dispacci non ancora confrontati direttamente.
Nota metodologica: La trascrizione del dispaccio conserva grafie e abbreviazioni d’epoca. La lettura integrale resta subordinata al controllo degli ultimi passaggi paleograficamente incerti.
Ricerca archivistica e testo: Marco Fornaro.









