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Home Mondo Veneto

Don Carlo Mazzolini, il prete finito in galera nel 1866 perché “nemico del governo italiano”

Ettore Beggiato by Ettore Beggiato
12 Marzo 2025
in Mondo Veneto
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Don Carlo Mazzolini, il prete finito in galera nel 1866 perché “nemico del governo italiano”
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Don Carlo Mazzolini nasce il 24 agosto 1803 nella parrocchia di Tolmezzo, provincia di Udine, e frequenta regolarmente tutti gli studi nel seminario vescovile di Udine.

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Divenuto sacerdote si caratterizza per il  suo carattere, un po’ “particolare” e passa alla diocesi di Concordia; qui assume per vari anni l’ufficio di amministratore ecclesiastico e di parroco di San Giorgio, una delle due parrocchie di Portogruaro (1834-1847). Il vescovo Fontanini lo incarica della predicazione quadragesimale in diverse città dell’Italia e dell’Istria.

Don Mazzolini parroco di Ballò

Dalla diocesi di Concordia, sempre a causa del carattere un po’…spigoloso, don Carlo passa alla diocesi di Treviso; nel 1847 lo troviamo a Ballò, proveniente da Camalò e nel 1853 viene nominato parroco di Ballò, frazione di Mirano.

Dopo oltre dieci anni di permanenza nella frazione di Mirano, chiese all’autorità ecclesiastica di poter passare  ad altro compito; la sua domanda trova il favore del vescovo di Vicenza, Giovanni Antonio Farina, “suo antico vescovo che ben lo conosce”. Ecco quanto scrive mons. Farina all’imperatore Francesco Giuseppe:

La lettera a Francesco Giuseppe

“Sacra Maestà,

il Parroco di Balò, Diocesi di Treviso, Provincia di Venezia, Sacerdote Carlo Mazzolini, Suddito fedelissimo alla M.V. e al Vostro Governo Imperiale, che diede alla luce  vari opuscoli assai accreditati in sostegno della legittimità, ed a trionfo della giustizia, in quella parrocchia è in continuo pericolo della vita per le mene dei mestatori  e degli iniqui che già lo designarono più volte ad essere vittima loro, e desidera che io suo antico vescovo, e che ben lo conosce, lo metta ai giudizi di M.V. invocando per lui un trasloco in qualche luogo o monifico o meglio un canonicato in Treviso ove già ne sono di vacanti.

Siccome io lo giudico meritevole così ho l’onere di presentarlo a S.M. rassegnando  alcuni stampati e altamente raccomandandolo al nostro nuovo governo .”

Il vescovo di Treviso, mons. Zinelli, fu però di diverso avviso e il Nostro rimase a Ballò.

Arrestato dagli italiani

Si arriva così al 14 luglio del 1866, a poche settimane dalla conclusione della cosiddetta  terza guerra d’indipendenza: di lì a poco il Veneto sarebbe entrato a far parte del Regno d’Italia attraverso un plebiscito-truffa.

In quel giorno furono proprio le avanguardie italiane ad arrestarlo e a portarlo nelle carceri di San Matteo a Padova; l’opinione pubblica del paese, scrive Claudio Zanlorenzi,  lo indica come una “spia del Governo Austriaco, fomentatore di civili discordie, autore di riprovevoli azioni contro la moralità ed il buon costume”.

Nella notte successiva “alcuni individui indisciplinati andarono nell’abitazione del sacerdote manomettendo agrumi e piante e facendo presentire pesanti ulteriori violenze sia contro la persona che contro le cose del medesimo.”

“Nemico del governo italiano”

Per il Municipio di Mirano, “questo palese nemico del Governo italiano” si era reso “odioso e disprezzato dai suoi parrocchiani  nel suo contegno privato e Parrocchiale”.

Don Mazzolini rimase in carcere fino al settembre del 1867; una volta scarcerato manifestò l’intenzione di ritornare a Ballò, ma il delegato di P.S. di Mirano riuscì a bloccare il suo ritorno e il sacerdote fu trasferito a Gorizia, allora territorio dell’impero asburgico.

Il rientro a Ballò e la morte

Ma don Carlo voleva ritornare a Ballò: il vescovo Zinelli dopo averlo invitato a rinunciare all’incarico (17 febbraio 1869), nel giugno dello stesso anno gli concesse di riprendere pieno possesso della parrocchia, con la possibilità di rinunciare “qualora non si sentisse di prenderne il peso”; don Mazzolini rientra a Ballò, non si conosce la data esatta ma si trova la sua firma nei registri parrocchiali firmandosi “arciprete” e il 15 novembre 1870 registra un battesimo.

Quatto giorni dopo, il 19 novembre del 1870, don Mazzolini moriva all’età di 67 anni per “cardioepatite”: qualche settimana prima i bersaglieri italiani erano entrati in Roma mettendo fine al potere temporale del Papa.

Lo scritto politico di don Carlo Mazzolini

Don Carlo Mazzolini è anche autore di un interessante volumetto “Quale possa, quale debba essere il migliore destino politico dell’Italia” stampato a Vicenza nel 1861 dalla “Tipografia di Giuseppe Staider”.

La rivista dei Gesuiti, “La Civiltà Cattolica”, anno decimo terzo, vol. II della serie quinta, stampata a Roma nel 1862 ne parla così:

Cosa scrisse la rivista dei Gesuiti

“Leggiero di mole, ma per tema gravissimo, e pei sensi di rettitudine, di giustizia, di religione commendevolissimo è questo scritto, ove l’egregio autore tenta di penetrare nell’avvenire prevedendo le sorti politiche dell’Italia: e dopo avere dimostrata l’impossibilità di un unico reame o di repubblica unitaria, vede uscire dall’urna del destino un’Italia confederata  e ne assegna le condizioni. Nella sostanza egli si trova d’accordo con tutti i veri pensatori politici: ai quali la mala prova fatta dagli unitari piemontisti ha persuaso ormai non esservi altra unità possibile per l’Italia che l’unità federativa”.

Sventuratamente don Carlo Mazzolini si sbagliava e stiamo ancora pagando le drammatiche conseguenze dell’inqualificabile modo con il quale è stata unita l’Italia.

Per quanto riguarda la bibliografia segnalo su “L’ESDE” periodico annuale di storia locale del miranese e del veneziano,  nel numero  quattro un pezzo di Claudio Zanlorenzi “Storie di preti del Distretto del miranese a fine Ottocento” e nel numero sei un pezzo a più mani (F. Stevanato, Q. Bortolato e G. Marcuglia) dedicato proprio a don Carlo Mazzolini.

Ettore Beggiato

L’immagine della chiesa di Ballò è tratta da wikipedia.

Tags: 1866carlo mazzoliniplebiscito-truffa
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