14 Agosto 2022
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“Arte e astrologia nel Rinascimento italiano” l’ultimo saggio del vicentino Gilberto Dal Cengio 

Il professor Gilberto dal Cengio, vicentino, è un giovane ricercatore indipendente che collabora da anni con diverse case editrici; per la prima volta esce dai confini della nostra regione con la finalità di indagare una particolare e avvincente tematica, la quale ha fornito lo spunto all’editore veronese CIERRE per una recentissima pubblicazione di carattere storico artistico, uscita nell’estate 2021.

Il saggio “Arte e Astrologia nel Rinascimento italiano: il Ciclo dei Mesi di Palazzo Schifanoia a Ferrara”, redatto su basi scientifiche di certa solidità, si distingue per la scorrevolezza e l’ecletticità della trattazione, rivolgendosi pertanto ad un pubblico allargato, non composto esclusivamente da specialisti.

Il ciclo pittorico di palazzo Schifanoia

Nella prima parte dell’agile volumetto Dal Cengio contestualizza storicamente il ciclo pittorico del Salone dei Mesi di palazzo Schifanoia, capolavoro del Rinascimento italiano, la cui “rivelazione”, dal punto di vista critico, è stata compiuta dall’illustre studioso tedesco Aby Warburg, nelle pagine dell’ormai notissimo studio, risalente al 1911, “Arte italiana e astrologia internazionale a Palazzo Schifanoia in Ferrara”.

Ferrara, palazzo Schifanoia. Gli affreschi dei mesi di Marzo, Aprile e Maggio, di Francesco Del Cossa

I membri del casato estense (Alberto V, Leonello e Borso) incentivarono gli studi astrologici presso la brillante corte ferrarese, mercè l’apporto intellettuale di eccelse menti quali Giorgio Gemisto Pletone, Guarino Guarini e Pellegrino Prisciani. Significativa, in particolare, è l’individuazione delle fonti letterarie e degli autori (fra i quali si ravvisano Marco Manilio, che associò le divinità ai pianeti, Eudosso, Arato ed Eratostene, compilatori di significativi cataloghi stellari) che ispirarono gli estensori del programma iconografico, senza tralasciare il grande nome didi ‘Far ibn Muḥammad al-Balkhi, meglio conosciuto come Abū Mà’shar, astrologo e astronomo musulmano del IX secolo.

La decifrazione dei decani

Un nodo fondamentale affrontato nel bel saggio è costituito dallo studio e dalla decifrazione dei cosiddetti “decani”, ognuno dei quali presiede dieci giorni di ciascun segno zodiacale; a questo fine si accenna alla nota Tabula Bianchini, manufatto archeologico rinvenuto a Roma nel XVIII secolo.

Tabula Bianchini

Richiamandosi sempre al celebre studioso e iconologo Warburg – e in specifico, per l’appunto, ai suoi studi su Schifanoia – l’autore insiste poi sulla figura dell’umanista Pellegrino Prisciani il quale, come detto, unitamente ad altri eruditi, costituiva un ragguardevole punto di riferimento per la cultura astronomica e astrologica ferrarese.

La trattazione sul potere degli astri

Chiude la prima parte dello studio una breve trattazione sul potere degli astri correlato al temperamento saturnino: qui Gilberto Dal Cengio si sofferma sull’atteggiamento ambivalente assunto dalla Chiesa nei confronti delle pratiche magiche ed astrologiche diffuse presso le corti rinascimentali italiane.

Dopo aver considerato la figura di Pietro d’Abano – il “Faust italiano”, secondo quanto afferma Warburg – egli addita opere quali i cosiddetti Tarocchi del Mantegna, serie di carte da gioco (se vogliamo applicare una definizione riduttiva) esemplificativa del cammino agogico dell’anima verso la “Prima Causa”, rappresentata, secondo le dottrine tradizionali, dall’Empireo.

Saturno, la divinità assente

Saturno è l’unica divinità assente a Ferrara: attingendo alla fondamentale opera di Klibansky – Panofsky – Saxl, “Saturno e la melanconia”, è stato per il professore d’obbligo compiere, attorno a questa problematica, considerazioni inerenti la concezione rinascimentale riguardo al temibile dio, includendo finanche l’esame della celeberrima opera grafica di Albrecht Dürer intitolata Melancolia I, incisa nel 1514.

Nella seconda parte dello studio, lo studioso circoscrive la ricerca attorno al “contenitore” del ciclo di affreschi in esame, ossia il palazzo Schifanoia, “delizia estense” (destinata a «schivar la noia») inserita entro un contesto urbano in continua metamorfosi, grazie ad interventi pianificatori che, di volta in volta, ne scrissero la storia: per fare luce su siffatto versante di indagine egli ha tenuto conto dell’immagine di Ferrara che traspare dagli studi, sempre attualissimi, di Bruno Zevi.

Il ciclo astrologico nella Camera di Griselda

Passando al Salone dei Mesi vero e proprio, uno sguardo generale intorno ad esso è stato per lui d’obbligo, valutando primariamente la dislocazione, negli spazi preposti (ossia le quattro pareti), degli interventi pittorici attribuiti ai maestri della scuola ferrarese.

Una disamina, motivata dal raffronto tematico, viene dall’autore effettuata nei confronti di un altro significativo ciclo astrologico (dipinto attorno al 1460), ossia quello oggi conservato in una delle sale museali del castello Sforzesco di Milano (in origine pensato per il maniero di Roccabianca, nei pressi di Parma), noto come Camera di Griselda, poiché si rifà al Boccaccio (ultima novella del Decameron), dove però, al soffitto, campeggiano le costellazioni riferentesi al committente, tale Pier Maria de’ Rossi, conte di Berceto.

Dalle divinità a Borso d’Este

Il nucleo principale di questo saggio, Gilberto dal Cengio lo sviluppa nella parte terza, preposta all’analisi circostanziata, iconografica e iconologica (di panovskiana memoria), delle immagini dei Mesi di Schifanoia. Ciascun brano pittorico occupante le pareti è suddiviso in tre fasce orizzontali di diversa ampiezza.

La più alta contempla il trionfo di una specifica divinità (Marzo-Minerva, Aprile-Venere e così via); il settore mediano illustra, per lo più antropomorfizzati o zoomofizzati, i decani (in questa sezione sono vieppiù narrate le vicende che hanno interessato i personaggi mitologici ai quali essi si riferiscono); infine, la fascia inferiore, che corre al livello dell’osservatore, espone l’esaltazione del committente Borso d’Este, denunciando un palese intento celebrativo; tale proponimento encomiastico è peraltro congiunto alla raffigurazione delle attività agricole e commerciali che si compivano nei campi e in città, secondo una modalità che rispecchia una tipica concezione derivante dalla cultura visiva e ideologica dell’epoca medievale.

Gli autori della scuola ferrarese

Gli appunti finali, che chiudono il testo, costituiscono, invece, la parte del volume più propriamente legata al vaglio degli argomenti di natura storico-artistica: in essi l’autore ricostruisce (perseguendo la sinteticità dell’esposizione coerente all’impostazione generale) la vicenda, stilistica e biografica, degli autori della scuola ferrarese (l’Officina ferrarese di longhiana memoria) composta principalmente dal Cossa, dal Tura e dal De’ Roberti: compiendo questa operazione, il professore si basa su numerosi studi.

Unitamente a ciò, vengono accennati esempi analoghi di cicli a carattere astrologico, allargando in tal maniera lo sguardo in direzione di altre significative ed imprescindibili, anche se talvolta cronologicamente (ma non idealmente) posteriori, realtà della penisola italiana.

Gilberto dal Cengio e il Club Unesco di Vicenza

In conclusione, è opportuno aggiungere come il volume “Arte e Astrologia nel Rinascimento italiano: il Ciclo dei Mesi di Palazzo Schifanoia a Ferrara” di Gilberto dal Cengio (nelle migliori librerie del Triveneto al prezzo di euro 11,50), edito da CIERRE, importante editore veronese, è stato sostenuto dal Club UNESCO di Vicenza, ente che opera sotto la diretta supervisione della Commissione Nazionale UNESCO. Costoro, è necessario precisare, hanno patrocinato anche la sua guida di Vicenza “Riscoprire Vicenza. Guida al centro storico e ai dintorni della città” uscita nel 2020 per i tipi di Editoriale Programma di Treviso.

Marco Dal Bon

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