La Guerra di Ferrara arriva a Badia Polesine
L’estate del 1482 segnò uno dei momenti decisivi nella storia del Polesine.
La Guerra di Ferrara, scoppiata pochi mesi prima tra la Repubblica di Venezia e il duca Ercole I d’Este, aveva trasformato le terre comprese fra Adige e Po in uno dei principali teatri del conflitto.
L’avanzata veneziana era stata rapida. Durante il mese di agosto erano cadute o si erano consegnate alla Serenissima diverse località polesane e, dopo Rovigo e Lendinara, l’esercito veneziano rivolse la propria attenzione anche verso Badia.
La posizione della località, con il suo castello e la presenza della celebre abbazia della Vangadizza, ne faceva un punto di notevole importanza nel sistema territoriale estense.
1 settembre 1482: «La Badia presa per Venetiani»
A raccontarci ciò che avvenne è una fonte particolarmente interessante perché proveniente proprio dall’ambiente estense.
Il cronista Girolamo Ferrarini, nel suo Memoriale estense, annotò:
«La Badia presa per Venetiani. A dì domenega primo di setembrie lo exercito dela Segnoria di Venexia have la Abbadia, castello del Polexeta. D’acordo se rexe et se ge dete.»
Sono poche righe, ma estremamente significative.
Badia non venne espugnata dopo un lungo assedio. Si arrese attraverso un accordo e si consegnò alla Signoria di Venezia.
Il Ferrarini aggiunge poi un particolare che permette di comprendere quanto gli Estensi attribuissero importanza alla difesa della località.
All’interno si trovava infatti Cristoforo da Montecchio, definito dal cronista:
«valentissimo capitaneo de fanti a piedi»
Era stato inviato dallo Stato di Milano in aiuto del duca estense.
La presenza di un capitano e di truppe legate agli alleati milanesi dimostra che Badia non era certamente considerata una posizione secondaria.
Eppure, quel 1° settembre 1482, prevalse la scelta della resa.
Una conquista senza battaglia
È proprio l’espressione utilizzata dal Ferrarini — «D’acordo se rexe et se ge dete» — a rendere particolarmente interessante l’episodio.
Non troviamo il racconto di mura abbattute, combattimenti nelle strade o sanguinosi scontri.
Troviamo invece una comunità e una guarnigione che, di fronte all’avanzata della Serenissima e al mutato equilibrio militare del Polesine, preferirono accordarsi e consegnare il castello.
Per Venezia era comunque un risultato di enorme valore.
Con la presa di Badia, dopo quella di Rovigo e Lendinara, il controllo veneziano sul Polesine settentrionale diventava sempre più solido. La biografia del provveditore veneziano Pietro Marcello ricorda infatti proprio il 1° settembre come il momento in cui Badia cadde e il Polesine al di qua del Po finì sotto il controllo della Serenissima.
Badia entra nell’orbita veneziana
La conquista militare fu presto seguita dalla sistemazione politica dei rapporti con la comunità locale.
Appena due settimane più tardi, il 15 settembre 1482, alcuni rappresentanti di Badia si presentarono davanti alle autorità veneziane, prestarono giuramento di fedeltà e ottennero dal doge Giovanni Mocenigo il cosiddetto Privilegium communitatis Abbatiae.
Alla comunità vennero riconosciute prerogative e ordinamenti già esistenti prima della guerra.
È un particolare importante perché mostra come l’espansione veneziana non si limitasse alla semplice occupazione militare.
Alla conquista seguivano patti, privilegi e la regolamentazione dei rapporti con le comunità locali, secondo una pratica che caratterizzò anche altri territori entrati nell’orbita marciana.
Il Leone di San Marco sul Polesine
Quel 1° settembre 1482 rappresenta quindi una data importante non soltanto per Badia.
È una delle tappe dell’avanzata che, nel corso della Guerra di Ferrara, avrebbe ridisegnato gli equilibri politici del territorio polesano.
La testimonianza assume ancora maggiore valore perché proviene da Girolamo Ferrarini, cronista vicino alla parte estense e certamente non interessato a celebrare le vittorie veneziane.
Eppure la sua annotazione è inequivocabile:
«La Badia presa per Venetiani».
Un’altra pagina di quel lungo rapporto fra il Polesine e la Serenissima Repubblica di Venezia che avrebbe lasciato profonde tracce nella storia delle nostre terre.
Fonte:
- Girolamo Ferrarini, Memoriale estense (1476-1489), a cura di Primo Griguolo, Minelliana, Rovigo, 2006.







