Il 25 marzo 1896 il Prof. Dott. Effigenio Perina, figura illustre del mondo politico e culturale nella Verona della seconda metà dell’Ottocento, consigliere d’amministrazione del Monte di Pietà di Verona presentava al Presidente del consiglio di amministrazione del Pio istituto la sua relazione sul “Saccheggio del Monte di Pietà di Verona, avvenuto per opera delle milizie francesi nell’aprile del 1797”.
La nascita del Monte di Pietà di Verona
Il Monte di Pietà a Verona, come in tutte le città della Serenissima, era un prezioso punto di riferimento per tutta la città, soprattutto per le classi meno abbienti; nato nell’agosto del 1490 su iniziativa di Michele da Acqui, frate francescano che intendeva dare ai più poveri una risposta concreta al dramma dell’usura, la dotazione iniziale fu il frutto di una straordinaria mobilitazione collettiva: il 29 agosto 1490, durante una solenne processione, furono raccolti 2.000 ducati, cifra considerevole che segnò l’avvio delle attività (cfr. Carlo Bazzani www. Banche italiane.org).

La crescita del Monte di Pietà fu esponenziale, ma ci furono anche momenti drammatici come nel 1630, mentre Verona era colpita da una terribile pestilenza, un incendio devastante ridusse drasticamente l’attività del Monte: le perdite, comunque ingentissime, furono stimate in 189.800 ducati, una cifra enorme per l’epoca che minò a lungo le capacità operative dell’istituto.
La generosità e la determinazione dei veronesi permise al Monte di riacquistare la propria centralità, ruolo e patrimonio che aumentò notevolmente negli anni 1796-97 quando si sparse la voce dell’imminente occupazione francese e tantissimi veronesi si sentirono più sicuri portando al Monte i loro beni.
La chiusura dopo le rapine dei francesi
Dopo le rapine, perché ra-pi-ne furono, (altro che requisizioni come le chiamano i dotti pensatori!), compiute dai “liberatori” francesi che nel 1797 svuotarono il Monte di Pietà fu praticamente chiuso e tornò a nuova vita nell’aprile del 1825 quando venne riaperto dall’imperatore d’Austria Francesco I in persona.

E adesso sentiamo cosa ci racconta il prof. dott. Effigenio Perina sul “saccheggio” compiuto dall’esercito francese il 28 aprile 1797.
Nel Monte tutte le ricchezze dei Veronesi
“… Gioverà che, a conferma di questo fatto, qui riporti quello che ebbe a scriverne il Generale Antonio Maffei, sotto l’anno 1797, in una Istoria di Verona al tempo della Rivoluzione, che si conserva fra le carte di Benedetto Del Bene:
-I dispendi del pubblico e del privato, nel corso di un anno intero che era soggetto il paese ad una guerra devastatrice, la quale, quantunque di nazione forestiera, veniva esercitata a spese della nostra provincia, l’emigrazione della maggior parte delle intere famiglie per sottrarsi alla evidenza dei pericoli, che ogni giorno si moltiplicavano, il depauperamento dei beni stabili, devastati dalle battaglie, e il mantenimento dei Generali ed ufficiali, interamente addossato a peso delle principali famiglie, avean fatto collare e riunire nel Monte di Pietà tutte le ricchezze de’ Veronesi.
20 milioni di lire veneziane
Per questa condizione di cose non è quindi meraviglia che i tesori ammassati nel nostro Monte salissero anche ad una somma di più che 20 milioni di lire, se Benedetto Del Bene, onorando cittadino e scrittore amoroso e diligente di cose patrie, ebbe a valutare in circa 20 milioni di lire veneziane il danno recato al Monte dalle milizie francesi, colla depredazione avvenutavi nel giorno 28 aprile del 1797.”
E qui è necessario fermarci un attimo … a quanto equivalgono 20 milioni di lire veneziane del 1797 ?
Ho chiesto aiuto all’intelligenza artificiale (chatgpt) che mi ha dato questa risposta, che sarà pure … spannometrica ma che dovrebbe avere un certo significato:
“Non esiste una conversione precisa automatica, ma si può fare una stima ragionevole. Nel 1797 la moneta da 10 lire veneziane conteneva circa 28,5 g di argento all’82,6 per mille, cioè circa 23,5 g di argento puro.
Un miliardo di euro!
Quindi 20 milioni di lire veneziane = 2 milioni di monete da 10 lire=47 tonnellate di argento puro; ai prezzi attuali dell’argento (circa 0,9-1 euro al grammo), il solo valore metallico sarebbe nell’ordine di 40-50 milioni di euro.

Va tenuto presente che nel 1797 un operaio poteva guadagnare poche centinaia di lire l’anno, una nave mercantile costava migliaia di lire, quindi 20 milioni di lire erano una cifra enorme … si arriverebbe facilmente a un equivalente moderno oltre un miliardo di euro.”
Avete capito bene ? Le rapine napoleoniche compiute al solo Monte di Pietà di Verona equivalgono a un miliardo di euro attuali: mi rendo conto che non c’è nulla di scientifico in questo calcolo, ma se c’è qualcuno che può correggermi , disponibilissimo …
La tangente ai generali francesi
Il buon Effigenio Perina ripercorre i momenti salienti dell’operazione “Monte di Pietà” citando ancora Antonio Maffei che scrive:
“Il primo passo dei Francesi fu quello di porre delle guardie al Santo Monte di Pietà, la più sacra di tutte le proprietà di una nazione. Esse vi furono messe dai nostri conquistatori col pretesto di difenderlo dalle licenze militari”; è chiaro per tutti? La prima cosa dei “conquistatori” francesi è il controllo assoluto del Monte di Pietà … Altro che “liberté, egalité, fraternité”… Ma non solo la comunità veronese, continua il Maffei, al fine di tentare di salvare il Monte “si sborsarono ai tre Generali Kilmaine, Chabran e Landrieux 90 mila lire sperandosi, in tal modo, di saziarne la rapacità e di salvare il pubblico patrimonio, al quale erano rivolti gli occhi cupidi degli invasori”
E’ chiaro per tutti ? I veronesi pagano una tangente di 90 mila lire ai tre maledetti ladroni di generali francesi per salvare il Monte di Pietà e poi si vedono svuotare completamente il Monte per un valore totale di 20 milioni di lire.
I rapinatori napoleonici
Effigenio Perina cita varie testimonianze dirette su quanto è accaduto al Monte di Pietà; ecco, per esempio, quanto scrive Giacomo Martini nel suo libro intitolato “Le calamità d’Italia, nonché i tragici avvenimenti di Verona”
“Verona soffocata in continue amarezze, essa vede tutto giorno nuovi danni, nuove pressioni; essa vide il Santo Monte di Pietà saccheggiato non solo degli effetti dei Particolari, ma di molti depositi di denaro di vedove, di pupilli, di Arti, di Scuole, di Suffragi, e di tanti e tanti altri che in tal frutto ne ricavavano il vitto”: in parole povere i rapinatori napoleonici hanno portato via tutto mettendo sul lastrico tanta povera gente …
Perina raccoglie quella che definisce la testimonianza più autorevole, quella di Benedetto Del Bene, Segretario Generale della Municipalità di Verona che racconta, sotto il giorno 28 aprile 1797, quanto segue:
Il 28 aprile 1797…
“Vogliono (i Francesi) le chiavi del Monte di Pietà, dove entra uno dei primi, l’amabile in viso, ma scellerato di cuore, Commissario Bouquet, e se ne appropria denaro e mobili di più alto prezzo, le gioie più belle”. E più avanti aggiunge: “Per liberare i granai, la dogana, il tabacco, il sale, ci vogliono or ad un generale or all’altro zecchini a migliaia. Più altre migliaia furono date ad un Generale, ad un altro, sotto pretesto di preservare il Monte di Pietà, che fu nondimeno spogliato di tutte le gioie, di tutto l’oro, di tutto l’argento, d’oltre a 15 mila libbre di seta”
Il volume di Effigenio Perina lo si può trovare alla Biblioteca Civica di Verona; un sentito ringraziamento lo devo al bibliotecario Giovanni Piccirilli per la cortesia e la professionalità dimostrate.
Ettore Beggiato








