Una primavera del 1809 che merita di essere riletta
Quando ho iniziato ad approfondire le Insorgenze del 1809 nel Polesine, il mare sembrava quasi rimanere sullo sfondo. I documenti raccontavano soprattutto ciò che avveniva nei nostri paesi: municipalità assalite, campane a martello, Guardie Nazionali, Insorgenti, arresti e repressioni. Poi, continuando a cercare, il quadro ha cominciato ad allargarsi. I documenti di Chioggia, le testimonianze raccolte da Carlo Bullo, i fatti di Mestre, le carte del Delta e infine le fonti navali inglesi hanno iniziato a raccontare una storia molto più ampia. Nella primavera del 1809 il mare davanti al Veneto era già in guerra. Gli Inglesi operavano lungo le coste, gli Austriaci avanzavano sulla terraferma e Venezia si trovava progressivamente stretta fra due fronti. Tutto questo accadeva mesi prima della grande Insorgenza di luglio.
8 aprile 1809: gli Inglesi sbarcano nel Delta del Po

Uno degli episodi che più colpiscono risale all’8 aprile 1809. La documentazione riferisce lo sbarco di uomini provenienti da navi inglesi nel Delta del Po, interessando il settore delle bocche del fiume Po denominate: Gnocca, Porto Tolle e CaMello. Non erano quindi soltanto vele avvistate all’orizzonte: uomini provenienti dalle unità britanniche raggiunsero materialmente la costa. La geografia del Delta permette di capire quanto fosse importante quell’area. Le bocche del Po consentivano a piccole imbarcazioni di penetrare verso l’interno e proprio per questo il sistema napoleonico aveva predisposto fortificazioni a Porto Levante, Maistra, Gnocca e Gorino. A queste si affiancava una rete di telegrafi ottici distribuiti lungo il litorale, capace di trasmettere rapidamente l’allarme in caso di comparsa di navi nemiche. Il Delta era quindi una vera frontiera marittima del Regno d’Italia.
L’8 e il 9 aprile: inglesi e austriaci nell’Alto Adriatico
Il quadro diventa ancora più significativo tra l’8 e il 9 aprile 1809. Mentre nel Delta del Po viene segnalato lo sbarco di uomini provenienti da navi inglesi, il giorno successivo l’Austria dichiara guerra alla Francia.
Grado viene occupata con forze leggere della Marina austriaca e in
le operazioni vedono agire insieme forze austriache e navi da guerra britanniche. Nello stesso momento i porti austriaci vengono aperti alla navigazione inglese. La vicinanza delle date è notevole e dimostra che la presenza britannica nell’Alto Adriatico non può essere considerata un fenomeno isolato. Non possiamo ancora affermare che gli uomini sbarcati nel Delta l’8 aprile fossero truppe austriache trasportate o appoggiate dagli inglesi, ma sappiamo ora che proprio in quelle ore una concreta cooperazione navale austro-britannica era già in atto nell’Adriatico.
Maistra, batterie e telegrafi davanti all’Adriatico

Le carte che abbiamo confrontato rendono particolarmente interessante il settore di Maistra. Nella cartografia ottocentesca sono chiaramente indicate le Bocche del Po della Maestra, mentre la documentazione sulle fortificazioni ricorda una batteria posta sulla riva sinistra della foce e collegata alla rete del telegrafo ottico. Il toponimo sopravvive ancora oggi nella zona di Punta Maestra o Punta Maistra, anche se non possiamo sovrapporre la costa attuale a quella del 1809: nei due secoli successivi il deposito dei sedimenti ha continuato a modificare e ad allungare il Delta verso l’Adriatico. Ancora più interessante è la cartografia nautica britannica: già nel 1802, sette anni prima di questi avvenimenti, gli Inglesi conoscevano quel settore come Point Maistra. Non navigavano quindi in acque sconosciute, ma disponevano di carte dettagliate delle bocche del Po.
Non soltanto Sacile: gli Austriaci arrivano fino all’Adige
Anche sulla terraferma gli avvenimenti procedevano rapidamente. Il 16 aprile 1809, a Sacile, l’esercito franco-italiano di Eugenio di Beauharnais venne sconfitto dalle forze dell’arciduca Giovanni d’Austria. Fermarsi a quella battaglia, però, restituisce soltanto una parte della storia. Gli Austriaci continuarono ad avanzare attraverso il Veneto, mentre le truppe franco-italiane ripiegavano verso occidente, e alla fine di aprile la guerra raggiunse le sponde dell’Adige. Nello stesso periodo le agitazioni e le rivolte che accompagnavano l’avanzata imperiale attraversarono il Padovano e arrivarono fino a Boara Polesine, praticamente alle porte di Rovigo. Il nostro territorio, quindi, non entrò improvvisamente nella crisi soltanto con le grandi insorgenze di luglio. Già in aprile la guerra era arrivata ai suoi confini, mentre dall’altra parte, sul mare, gli Inglesi erano già comparsi nel Delta.
Mestre e la pressione terrestre su Venezia

In questo scenario assume un peso particolare ciò che avvenne a Mestre. L’avanzata austriaca arrivò a minacciare direttamente le comunicazioni fra Venezia e la terraferma, mentre Forte Marghera, ancora incompleto, diventava uno dei punti principali della difesa napoleonica. Il blocco di Mestre mostrava quanto la posizione di Venezia fosse diventata delicata. Dalla terraferma premevano gli Austriaci; contemporaneamente, sul mare, la Royal Navy cercava di interrompere comunicazioni e rifornimenti. Per alcune settimane Venezia si trovò quindi al centro di una guerra combattuta contemporaneamente lungo le strade venete e sulle acque dell’Adriatico. È proprio mettendo insieme Mestre con ciò che accadeva a Chioggia e nel Delta che gli episodi apparentemente isolati acquistano un significato diverso. Non era più soltanto una guerra combattuta lontano dal territorio veneziano: era arrivata ormai davanti alla laguna.
Chioggia vede comparire le navi inglesi

A sud della laguna Chioggia viveva direttamente questa pressione. La documentazione conservata nell’Archivio Comunale racconta un crescente stato d’allarme tra aprile e maggio. Chioggia rappresentava uno degli accessi meridionali alla laguna e non poteva che essere un punto delicatissimo in caso di attacco dal mare. Nei documenti compaiono disposizioni per la sorveglianza delle acque, delle batterie e del faro di Vigo. Le navi inglesi si presentavano davanti alla costa e dalle testimonianze relative ai fatti di Mestre emerge anche il tentativo di cannoneggiare Chioggia, rinviato a causa del vento sfavorevole. È un particolare che rende l’episodio estremamente concreto. Non si trattava soltanto del timore di un possibile attacco: le unità britanniche erano effettivamente davanti alla città e le condizioni del mare e del vento potevano decidere se un’azione sarebbe stata compiuta oppure rimandata.
Le imbarcazioni chioggiotte catturate e affondate
Questa guerra raggiunse anche chi sul mare lavorava quotidianamente. I documenti chioggiotti raccontano di imbarcazioni locali intercettate dagli Inglesi, alcune catturate e altre fatte affondare. È forse uno degli aspetti che restituiscono meglio quanto concreta fosse la presenza britannica. Per una famiglia di pescatori o marinai perdere una barca significava perdere il proprio strumento di lavoro, il carico e spesso buona parte del sostentamento familiare. Per gli Inglesi, invece, controllare il piccolo naviglio significava impedire che uomini, informazioni e rifornimenti continuassero a muoversi liberamente lungo la costa. In questo contesto si comprende meglio anche la decisione del 21 maggio di spegnere il faro di Vigo. Lasciare al buio quel riferimento significava rendere più difficile l’avvicinamento notturno alle acque di Chioggia proprio mentre le unità nemiche operavano davanti alla costa.
Dalla laguna alla Romagna: la Royal Navy colpisce i porti

Quanto accadeva davanti a Chioggia non era isolato. Il 23 aprile 1809 le imbarcazioni della HMS Spartan, HMS Amphion e HMS Mercury attaccarono Pesaro, neutralizzando le difese e impadronendosi di numerose imbarcazioni. Il 2 maggio Spartan e Mercury si presentarono invece davanti a Cesenatico. Le acque poco profonde rendevano difficile l’avvicinamento delle grandi unità, ma gli Inglesi riuscirono ugualmente a mettere fuori combattimento la batteria costiera e a far sbarcare uomini. Vennero catturate dodici imbarcazioni, alcune cariche di grano destinato proprio a Venezia. Il significato di queste operazioni appare abbastanza chiaro: colpire i porti adriatici voleva dire anche interrompere quella rete di navigazione e rifornimenti che risaliva la costa verso la laguna. Delta, Chioggia e Romagna appartenevano così allo stesso grande teatro marittimo.
La HMS Thames entra nel nostro quadro
Seguendo la documentazione britannica compare poi una nave particolarmente interessante: la HMS Thames, comandata dal capitano Granville George Waldegrave. Su questo punto è necessario mantenere prudenza. Non abbiamo ancora una prova che permetta di identificare la Thames con una delle navi protagoniste dello sbarco nel Delta dell’8 aprile. Sappiamo però che nella notte del 4 maggio 1809 la fregata raggiunse la squadra britannica di Jahleel Brenton davanti alla costa istriana. Da quel momento la sua presenza nell’Alto Adriatico è documentata. Poco dopo la Thames venne destinata alle operazioni volte a impedire che le imbarcazioni continuassero a rifornire Venezia. Nei documenti britannici compare anche il riferimento a Point o Punto Maistra, un nome particolarmente interessante dopo il confronto con la cartografia inglese del 1802 e con le nostre carte delle Bocche del Po della Maestra.
Navi austriache tra Goro e Malamocco
La documentazione britannica ci porta poi davanti a un elemento ancora più significativo. Nel maggio 1809 operava nell’Alto Adriatico anche una flottiglia austriaca, con due brigantini da guerra e una tartana indicati nel settore compreso fra Goro e Malamocco, mentre altre cannoniere e imbarcazioni di pattuglia erano presenti presso Cortellazzo. Basta osservare questi nomi su una carta per comprendere la dimensione dell’operazione: Goro, Delta del Po, Chioggia, Malamocco, Venezia e Cortellazzo formavano praticamente un lungo arco attorno alla costa veneta. Non possiamo parlare di un controllo assoluto e continuo di quelle acque, ma possiamo certamente parlare di una presenza militare concreta. Ed è proprio in questo contesto che il ruolo della Thames diventa ancora più interessante, perché il suo comandante venne chiamato a collaborare direttamente con le forze navali imperiali.
Inglesi e Austriaci non combattevano separatamente
Al Capitano Waldegrave venne infatti affidato il comando della flottiglia austriaca operante nel settore di Cortellazzo. È un particolare che considero fondamentale perché dimostra che Inglesi e Austriaci non stavano semplicemente combattendo lo stesso nemico in luoghi differenti: almeno in alcune operazioni dell’Alto Adriatico esisteva una collaborazione militare diretta. La Royal Navy sorvegliava le coste, colpiva i porti, intercettava il naviglio e cercava di ostacolare i rifornimenti destinati a Venezia, mentre le unità austriache partecipavano allo stesso dispositivo. Questo non ci permette di attribuire automaticamente agli Anglo-Austriaci ogni episodio registrato a Chioggia o nel Delta, ma modifica certamente il quadro generale. Nella primavera del 1809 la guerra navale davanti alle coste venete era organizzata e collegata alla più ampia offensiva austriaca sulla terraferma.
A Venezia si pensa perfino a uno Stato indipendente

Esiste infine un aspetto politico che rende questo quadro ancora più interessante. Il saggio di Carlo Bullo sui movimenti insurrezionali veneti racconta che a Venezia diversi patrizi sopportavano sempre meno il governo napoleonico e speravano nell’aiuto dell’Austria e dell’Inghilterra per ricostituire un governo veneziano indipendente. La stessa testimonianza parla di agenti austriaci e inglesi presenti in città e afferma che denaro inglese veniva distribuito fra i malcontenti. È necessario essere molto chiari: questo non dimostra che Londra abbia finanziato direttamente gli Insorgenti Veneti che prenderanno le armi in luglio. Al momento non possediamo una prova simile. Dimostra però che l’interesse britannico per il Veneto non era soltanto militare e che, mentre le navi inglesi operavano davanti alle coste, negli ambienti ostili al regime napoleonico qualcuno immaginava persino il ritorno di una Venezia politicamente indipendente.
Per capire luglio dobbiamo partire da aprile
Mettendo insieme questi documenti, il luglio del 1809 nelle terre di San Marco e nello specifico in quelle Polesane, assume inevitabilmente un significato diverso. L’8 aprile uomini provenienti da navi inglesi erano già sbarcati nel Delta. Dopo Sacile gli Austriaci avanzarono fino all’Adige, mentre le agitazioni raggiungevano Boara Polesine, Mestre veniva coinvolta nella pressione militare sulla laguna. Sul mare gli Inglesi attaccavano porti, catturavano imbarcazioni e cercavano di interrompere i rifornimenti diretti a Venezia. Chioggia viveva sotto la minaccia delle loro navi e arrivava a spegnere il faro di Vigo. A maggio la HMS Thames era nell’Alto Adriatico e forze navali britanniche e austriache collaboravano lungo la costa. Poi nello specifico in Polesine arrivò luglio, con Rovigo, Adria, Papozze, Bottrighe, Loreo, Ariano e molti altri centri coinvolti attivamente nell’Insorgenza.
Non abbiamo ancora un documento che permetta di tracciare una linea diretta fra lo sbarco inglese dell’8 aprile nel Delta e le bande polesane che insorsero nell’estate, e non avrebbe senso costruirla artificialmente. Ma ormai appare difficile raccontare quelle rivolte ignorando ciò che era accaduto nei mesi precedenti. La presenza britannica sulle coste venete fu reale, attiva e militarmente importante, mentre gli Austriaci mettevano in difficoltà il sistema napoleonico sulla terraferma. Per comprendere davvero il luglio del 1809, quindi, forse dobbiamo smettere di iniziare la storia da luglio. Dobbiamo tornare alla primavera di quell’anno e guardare contemporaneamente verso l’Adige, Mestre, Chioggia e il mare Adriatico.
Marco Fornaro










