29 Settembre 2022
No menu items!
HomeMondo VenetoQuante strade intitolate ai grandi Veneti? Così si cancella la nostra identità

Quante strade intitolate ai grandi Veneti? Così si cancella la nostra identità

La toponomastica è la memoria più potente e duratura, il deposito prezioso della storia di un popolo. Un nome, una figura, un personaggio storico che non sia degnamente ricordato, al quale non siano intitolate strade e piazze, è un nome che si sceglie di cancellare dalla pubblica memoria e quindi dall’identità di un popolo.

La politica di annientamento della identità veneta da parte dell’Italia si legge anche sui nomi delle strade e delle piazze, sui monumenti, perfino – recentemente – sulle rotonde. I grandi Veneti, i personaggi illustri, i Dogi, le battaglie che hanno segnato la grande storia veneta, la storia di quella potenza europea che fu la Serenissima, sono ridotti ai minimi termini, cancellati, espulsi dalla toponomastica delle città venete, degli stessi paesi e territori che a quei personaggi, a quei passaggi della storia, devono la forma della loro attuale esistenza, prosperità e libertà.

L’identità cancellata e sostituita con Garibaldi

Non bastano le 79 tra strade d’Italia, viali e piazze intitolate alla Serenissima, di cui ben 69 sono in Veneto, Friuli, e Lombardia Veneta. Perché poi le strade e le piazze del Veneto e dei territori, da Bergamo a Muggia, che appartennero alla Serenissima, sono entusiasticamente intitolate a Garibaldi, a Vittorio Emanuele, alle figure del Risorgimento, alle battaglie risorgimentali o a quelle della Grande Guerra: al sangue e alle bugie su cui si fonda l’unità politica dell’Italia. I grandi Veneti, e i grandi fatti veneti, sono cancellati.

Una Repubblica “vuota”

Una memoria nuova si è voluta sostituire a quella antica, affinché le terre di San Marco dimentichino la grandezza di quello che sono state, e non abbiano altra identità, altra memoria nazionale, se non quella italiana. I tanti viali “della Serenissima” parlano così di una Repubblica vuota, senza storia importante e antica, senza grandezza, senza potenza e senza grandi figure politiche venete da ricordare. Una repubblichetta marinara, ecco tutto, che attendeva Garibaldi e Vittorio Emanuele per dare senso alla propria esistenza, sciogliendosi festevolmente nell’Italia (con il famoso plebiscito-truffa…).

Le strade di Marcantonio Bragadin

Cominciamo da un nome di prima grandezza, un eroe della Serenissima, un martire della Fede, un uomo il cui valore lo rese famoso in tutta Europa: Marcantonio Bragadin, il comandante di Famagosta, nell’isola veneziana di Cipro, che fu scorticato vivo dai Turchi dopo quasi un anno di assedio, nel quale seimila uomini sotto il vessillo di San Marco tennero testa al più grande esercito mai messo in campo dall’Impero Ottomano, forte di duecentomila soldati.

Famagosta, Cipro. Il Leone di San Marco sulle mura veneziane (foto di Ettore Beggiato)

A un eroe di questo calibro, sono dedicate, in tutto il Veneto, soltanto sedici vie. E si tratta per lo più di strade di periferia. A Venezia, ce ne sono due: una al Lido, una a Marghera. A Padova, via Marcantonio Bragadin è all’estrema cinta urbana, lì dove le case lasciano il posto alla campagna. A Rosà, è nei Quartieri Nuovi, lunghe case tutte uguali, urbanizzazione recente nella quale un sindaco pietoso ha voluto ricordarsi della storia veneta, e le vie si chiamano Marcantonio Bragadin, e Nicolò Tommaseo, e Daniele Manin, e via Mocenigo, e via Venier Sebastiano (sic)…

Lepanto, ma era una battaglia?

Alla Battaglia di Lepanto sono intitolate appena dieci strade nel Veneto e una nella serenissima Bergamasca. E con la lodevole eccezione di Bassano, l’intitolazione omette sempre il riferimento alla battaglia che salvò l’Italia dall’invasione turca. Sulle targhe stradali ci si limita a scrivere: Via Lepanto. Come si potrebbe scrivere Via Ancona, Via Marmolada, Via Trieste: come se la strada fosse semplicemente intitolata ad una località. Ricordare la battaglia non è più politicamente corretto. Se ci fu una battaglia, a Lepanto, è meglio dimenticarla.

Andrea Gritti e Leonardo Loredan

Al Doge Andrea Gritti, uno dei grandi uomini della Serenissima, che si coprì di gloria nella riscossa veneta contro la Lega di Cambrai, a Brescia, a Verona e soprattutto nella difesa di Padova, sono dedicate nel Veneto soltanto sei strade, tre a Padova e dintorni, e altre due nella serenissima Bergamo.

Al Doge Leonardo Loredan, che regnò nel momento supremo della Lega di Cambrai, quando l’Europa intera si coalizzò contro la Serenissima, sono dedicate in tutto 5 strade negli oltre 500 comuni veneti.

Bartolomeo d’Alviano, almeno Pordenone lo ricorda

A Bartolomeo d’Alviano, il condottiero dal coraggio leggendario che combatté per la Serenissima fino a liberare il Friuli dalle truppe imperiali, tanto che il Senato Veneto lo fece signore di Pordenone, sono dedicate la miseria di quattro vie nelle città venete, una a Pordenone, e altre otto tra Gorizia e Trieste.

Marco d’Aviano, il beato sta un po’ meglio…

Va appena un po’ meglio con il beato Marco d’Aviano, altra figura meravigliosa della resistenza contro l’espansione turca, il frate che servì la Serenissima dall’Istria a Belluno e che nel settembre del 1683 fu sulle mura di Vienna a sostenere le truppe cristiane nella vittoriosa battaglia contro i Turchi che fu, sulla terra, quello che fu un secolo prima la battaglia di Lepanto sul mare.

A Marco d’Aviano, sepolto a Vienna nella chiesa dei Cappuccini, a pochi passi dalla cripta che ospita le spoglie mortali degli Imperatori d’Asburgo, sono dedicate 31 vie tra Veneto e Friuli, ed una a Roma.

Sebastiano Venier, meno dei lacché di Garibaldi

Ma Sebastiano Venier, doge di Venezia e vincitore di Lepanto, l’uomo che fermò i Turchi nella più grande battaglia navale del Medioevo, salvando la stessa Roma, che senza quella vittoria oggi avrebbe una moschea in San Pietro, si vede onorato in appena 15 targhe stradali in Italia, di cui 10 in Veneto e una a Trieste. Una vergogna: qualsiasi lacché di Garibaldi viene celebrato nelle nostre città con centinaia di vie, viali e piazze…

Il grande Enrico Dandolo, cancellato

Lo stesso impegno cancellatorio si verifica per Enrico Dandolo, il grandissimo Doge di Venezia che portò Costantinopoli sotto il Leone di San Marco e che lì fu sepolto, nella chiesa di Santa Sofia oggi ridotta a moschea. Dedicate a Enrico Dandolo sono appena 15 strade tra Veneto e Friuli.

Francesco Morosini, 10 strade in tutto

Perfino per Francesco Morosini, il doge famosissimo detto “il Peloponnesiaco”, uno tra i grandissimi capitani da Mar della Serenissima, l’uomo che guidò Venezia alla riconquista della Morea, scacciando i Turchi che premevano sulla Grecia, ripristinando il dominio veneto sull’Egeo, perfino per questo grande sono appena dieci le strade che in Veneto e Friuli portano il suo nome. Dieci strade in tutto: ma è mai possibile?

L’insorgenza veneta condannata all’oblio

Peggio ancora va ai veneti caduti eroicamente per difendere la Patria da Napoleone. Su questi eroi – come su tutta la storia dell’insorgenza veneta – la condanna all’oblio si fa più severa che mai.

C’era da aspettarselo, naturalmente, da parte di un Paese che ancora festeggia ed onora il proprio devastatore, adottandone perfino il tricolore massonico, e da parte di una città come la Venezia di oggi, che addirittura paga – caso unico al mondo – per ricomprarsi la statua dell’uomo che la saccheggiò e cancellò la Serenissima come Stato indipendente.

Ad Antonio Margarini, neppure una stradina

Ma è comunque scandaloso che figure come quella di Antonio Margarini (o Mangarini, secondo alcuni), l’eroico alfiere della Marina Veneta, nato a Zara in Dalmazia, che venne fucilato ventenne dai giacobini a Venezia per aver difeso la sua Patria, non siano a tutt’oggi menzionate nella toponomastica veneta. Neanche una strada, un vicoletto, una piazzetta di periferia, un sentierino di campagna. Nulla di nulla!

E perfino per mettere una lapide, in Venezia, sul luogo dove Margarini cadde sotto il piombo dei traditori giacobini gridando Viva San Marco, perfino per mettere una misera lapide si dovette, pochi anni fa, combattere contro l’incredibile veto della Sovrintendenza!

Don Giuseppe Marini, una strada

Sorte simile per don Giuseppe Marini, il sacerdote fucilato a Vicenza dagli invasori francesi, pare perché sorpreso per strada, avvolto in una bandiera di San Marco. Il comune di Carré gli ha dedicato una via proprio grazie all’impegno di Ettore Beggiato e alle sue ricerche sull’insorgenza veneta. Nulla invece per Pietro Nicolati, il muratore della Valsugana fucilato insieme a don Marini, sempre per sollevazione antinapoleonica. Anche per lui nessuna menzione nella toponomastica veneta. Sempre grazie al lavoro di Beggiato, Tezze sul Brenta ha dedicato una via all’Insorgenza Veneta.

Le Pasque Veronesi e i nomi da dimenticare

Le Pasque Veronesi sono ricordate nella toponomastica stradale a Verona e in altri pochi comuni veronesi, come Isola della Scala, Bovolone e Castelnuovo sul Garda. Come se la grande insorgenza antigiacobina di Verona fosse stata soltanto un fatterello locale…

Nella sua Bergamo, non una strada viene dedicata ad Alessandro Ottolini, né a Brescia a Giovanni Alvise Mocenigo, i podestà veneti che si batterono per la Serenissima contro i francesi e contro i giacobini traditori. Anche questi, nomi da dimenticare.

Il caso Daniele Manin: onorato perché tradito

Uno solo, tra i grandi Veneti, ha la consolazione di essere ricordato degnamente nella toponomastica italiana e veneta. Si tratta di Daniele Manin, al quale sono intitolate ben 241 strade, viali o piazze in Italia. Ma non illudetevi: ciò avviene soltanto perché Daniele Manin, che nel 1848 rifondò la Veneta Repubblica, è stato “reclutato” post mortem dalla propaganda sabauda tra i fautori dell’Italia unita.

La moneta d’argento fatta coniare dal Governo Provvisorio di Daniele Manin con la data della proclamazione della risorta Repubblica Veneta

Ma si tratta di un parziale tradimento, perché Manin cacciò gli austriaci per restituire l’indipendenza alla Repubblica Serenissima, non per consegnarla ai Savoia (leggi QUI le sue parole). Manin voleva la Repubblica Veneta, e una federazione di liberi stati italiani. Sulle monete coniate nei 18 mesi in cui la Veneta Repubblica tornò indipendente, Daniele Manin fece infatti scrivere “Repubblica Veneta” e “Unione Italiana” oppure “Alleanza dei popoli liberi“. Popoli, al plurale. Un programma politico un po’ diverso dall’Italia una e indivisibile…

Medaglie d’oro da dimenticare

E da dimenticare, naturalmente, nella toponomastica italiana e veneta, sono i veneti che combatterono per l’Impero d’Asburgo. A Lissa, a Custoza, nelle battaglie contro il regno d’Italia. I decorati con medaglia d’oro al valor militare hanno tutti una strada per loro.

Avrebbe dunque diritto a vedersi intitolare una strada, nella sua Pellestrina, anche il capo timoniere dell’ammiraglia austriaca Vincenzo Vianello detto “Gratan”, medaglia d’oro dell’Impero d’Asburgo per il valore dimostrato combattendo contro gli italiani. Ne avrebbe diritto, nella sua Chioggia, anche il suo collega Tomaso Penzo, anche lui marinaio per l’Impero, medaglia d’oro nella stessa battaglia. Ne avrebbero diritto tanti altri soldati veneti, che questa Italia congiura per far dimenticare.

Da ricordare, c’è solo Garibaldi e compagnia contante…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- Advertisment -

I PIU' POPOLARI