8 Maggio 2021
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Ariano e le prime rivolte antigiacobine in Polesine

Oggi il paese di Ariano Polesine come tanti altri paesi della Provincia di Rovigo, demarcano il confine oltre Po tra Veneto ed Emilia-Romagna. Per secoli tali territori furono sotto il dominio estense-pontificio.

Con l’avvento delle municipalità giacobine cominciarono i primi malumori di una parte della popolazione per questioni di natura fiscale e di coscrizione obbligatoria. Le prime avvisaglie di tale insofferenza popolare si manifestano ad Ariano e le prime rivolte antigiacobine in Polesine sono datate marzo del 1799. Ciò sarà solo un’anticipazione delle rivolte degli anni successivi, in particolare quella di Crespino del 1805, e quella delle Insorgenze del 1809.

Le rivolte “transpadane” in Polesine

Insorgente di inzio '800 (Foto Web)
Insorgente di inizio ‘800 (Foto Web)

Il 9 marzo 1799 gli eserciti austro-russi della seconda coalizione aprono le operazioni militari antifrancesi fronte italiano. Il generale Scherer, comandante in capo dell’armata d’Italia in assenza di Napoleone, decide di distribuire le proprie forze in un arco di territorio compreso tra Legnago, Mantova e la Valtellina.

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Il 12 marzo, le truppe di stanza a Ferrara abbandonano la città. Nel frattempo, diversi picchetti di austriaci fanno la loro comparsa lungo la riva sinistra del Po, e uno di essi il 25 marzo si rende protagonista a Polesella, sul confine fra il territorio austriaco e quello cisalpino, dell’arresto di 20 guardie nazionali ferraresi inviate in perlustrazione.

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Di questa situazione d’emergenza ne approfittano subito le popolazioni di campagna della riviera traspadana per insorgere guidati dagli austriaci, dai parroci e da possidenti locali, abbattendo gli alberi della libertà e bruciando le carte delle Municipalità a Fiesso, Trecenta, Ficarolo, Melara, Bergantino e Massa Superiore.

La sommossa di Ariano Polesine

Piazza odierna di Ariano Polesine dove si svolsero i tumulti (Foto sito Rivedelpo)
Piazza odierna di Ariano Polesine dove si svolsero i tumulti (Foto sito Rivedelpo)

La notte del 31 marzo una pattuglia di 24 austriaci entra ad Ariano. Recatasi presso la casa del sacerdote Don Giacomo Giorgi, con la sua attiva collaborazione suscita la rivolta tra il popolo, accorso in piazza “colle lagrime agli occhi per giubilo”.

Prelevati dalle proprie case, i giacobini di Ariano sono costretti a inginocchiarsi in piazza, nel cuore della notte, davanti ad uno stemma imperiale innalzato dal popolo in omaggio a Francesco II, mentre le loro sciarpe tricolorate vengono arse sul rogo.

Fatto prigioniero sarà pure l’equipaggio di una cannoniera francese ancorata alla punta di S. Maria nei pressi dell’isola d’Ariano. Gli Insorgenti di Ariano, Papozze e dei paesi limitrofi organizzati e divisi in compagnie da Don Giorgi si uniscono alle truppe austriache che, passate da Crispino a Cologna e attraversato il Po, l’8 aprile stabiliscono il quartier generale alla Zocca nei pressi di Ro Ferrarese.

Il piccolo Borgo di Santa Maria in Punta sulla riva del Po a pochi chilometri da Ariano. (Foto Diego Chini)
Il piccolo Borgo di Santa Maria in Punta sulla riva del Po a pochi chilometri da Ariano. (Foto Diego Chini)

Ariano e le prime rivolte antigiacobine: i giorni dopo la rivolta

Nei manoscritti presenti nell’Archivio Comunale Antico di Adria e trascritti nel libro “Gli Annali Guarnieri-Bocchi” troviamo le seguenti annotazioni scritte da F.G. Bocchi testimone oculare in quei caotici giorni.

Primo aprile 1799

“Gli Arianesi hanno dimandato al Comandante Tedesco di Adria presidio onde potersi eglino diffendersi dall’aggressioni dei Francesi. Il Commandante gli spedì in Ariano 300 circa Tedeschi”.

Francesco Girolamo Bocchi testimone oculare dergli eventi citati (Foto Web)
Francesco Girolamo Bocchi testimone oculare degli eventi citati (Foto Web)

2 aprile 1799

“In oggi quelli di Ariano hanno portato in Adria due bandiere Francesi, e una Canoniera. Dicono che hanno nelle mani 30 Francesi circa fatti Prigioneri”.

Veduta area di Ariano nel Polesine (Foto Wikipedia)
Veduta area di Ariano nel Polesine (Foto Wikipedia)

Nei mesi successivi bande d’Insorgenti al fianco di truppe imperiali abbatteranno alberi della libertà, bruceranno carte municipali. Saranno protagonisti di scontri a fuoco contro le truppe francesi. Molteplici le città liberate dal giogo francese sino alla capitolazione momentanea di Ferrara, 22 maggio 1799. Con la Pace di Luneville (1801), il ritorno Cisalpino e con il confine spostato sull’Adige, il Polesine ritroverà una calma apparente.

I protagonisti di quel 1799

La direzione di questi gruppi armati era stata affidata dagli austriaci per lo più a possidenti locali, come Angelo Pietropoli di Castelmassa, capitano maggiore degli insorgenti del Ferrarese. Al loro fianco operavano anche semplici uomini di largo seguito nella popolazione come Valeriano Chiarati, un mugnaio di Cologna che sarà uno dei protagonisti delle rivolte, o disertori forniti di qualche esperienza militare come Filippo Zogoli, dedito più ad attività di brigantaggio. Un ruolo decisivo nella nascita dei movimenti antifrancesi nelle campagne degli attuali territori polesani lo ebbe il clero come nel caso di Don Giorgi protagonista nel fermare il ciclone repubblicano ad Ariano e sulle rive del Po.

Dipinto di un Sacerdote protagonista nelle Insorgenze Antigiacobine (foto Web)
Dipinto di un Sacerdote protagonista nelle Insorgenze Antigiacobine (foto Web)

Fonte editoriale: “Gli Annali Guarnieri-Bocchi” di G.Pastega

“Folle Contro Rivoluzionarie” di Anna Maria Rao (estratto dal capitolo:

Le Rivolte antifrancesi nel Ferrarese di Valentino Sani).

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